La prima reazione all’annullamento dell’elezione di Davide Faraone a segretario regionale del Pd in Sicilia non poteva che essere dal suo fedelissimo già segretario a Palermo Carmelo Miceli. E nelle parole del parlamentare si respira per  intero il clima da resa dei conti che si vive nel partito non solo in Sicilia ma in tutta Italia.

“Dopo 5 mesi il ‘Nuovo Pd’ ha deciso di commissariare il segretario siciliano Davide Faraone. Piccolo particolare: ha deciso di farlo proprio nel giorno del compleanno di Davide e, soprattutto, nel giorno del ventisettesimo anniversario della strage di Paolo Borsellino e dei ragazzi della sua scorta. Mentre noi, con Davide, eravamo in via D’Amelio, le massime cariche del Partito preferivano stare nel chiuso di una stanza ad eliminare un baluardo del renzismo. Vergogna!”.

Miceli, ancora  segretario dem di Palermo per la mancata convalida di un’altra elezione, quella di Toni Costumati, lo scrive su facebook sotto forma di sfogo ma il suo è un messaggio pienamente politico. La scelta ormai inattesa della Commissione di garanzia del Pd che accoglie il ricorso, vedi un po’, dell‘area Zingaretti, quella oggi maggioritaria e che esprime il segretario nazionale, giunge come un atto di guerra politica fra correnti.

La decisione è stata presa a maggioranza e con una votazione abbastanza risicata. Con 5 voti a favore e 3 contrari, la commissione nazionale di garanzia del Pd ha annullato l’elezione del segretario proclamato lo scorso 13 dicembre, ed ha accolto dunque il ricorso che era stato presentato dai rappresentanti della mozione Zingaretti.

E proprio i commenti di area Zingaretti danno la misura delle scelta fortemente politica. “Il congresso del Pd siciliano è stato annullato: la commissione di garanzia nazionale riconosce quanto da noi evidenziato nei vari ricorsi presentati durante la fase congressuale e ripristina il campo democratico. Adesso si apre una nuova fase per la costruzione del nuovo Pd anche in Sicilia, una fase di confronto plurale che permetta a iscritti ed elettori di partecipare alla Costituente delle idee lanciata da Nicola Zingaretti per ritrovare la forza di una proposta alternativa in grado di cambiare la Sicilia e il Paese” dichiarano Teresa Piccione, Angelo Villari e Renzo Bufalino, coordinatori dell’area Zingaretti in Sicilia.

“Adesso – aggiungono – bisogna lavorare per avviare il percorso congressuale rispettoso delle regole di democrazia interna per riorganizzare il partito in tutti il territorio siciliano, oggi fortemente in crisi e definire un programma politico che metta al centro lo sviluppo, il lavoro, il welfare,l’innovazione attraverso il coinvolgimento di iscritti, simpatizzanti ed elettori”.

“Non ho mai smesso di crederci e finalmente è fatta. Oggi finalmente la commissione di garanzia nazionale del Pd ha accolto il mio e altri ricorsi, annullando il congresso regionale farsa dello scorso inverno in Sicilia. Già lo scorso aprile, certo delle mie ragioni, avevo annunciato la mia candidatura a segretario regionale del Pd, nello scetticismo generale. Oggi mi metto a disposizione del commissario che verrà indicato dalla segreteria nazionale, in attesa di dare la parola al nostro popolo” dice Antonio Ferrante.

“In questi mesi di limbo – continua Ferrante – ho continuato a girare la Sicilia, da Ragusa a Trapani, incontrando i tanti come noi che chiedono finalmente un partito coerente nei valori del centrosinistra e presente in tutti i territori con i propri amministratori e circoli. Il Pd che costruiremo, sarà la casa degli attivisti, dei giovani, delle donne e dei tanti che, in questi anni, hanno visto il loro impegno frustrato e si sono convinti di non contare niente. Da oggi apriamo una fase nuova e chiudiamo con i patti delle seppie, gli ammiccamenti a Forza Italia e le stanze del potere chiuse ermeticamente al popolo. Da oggi il Pd è casa dei siciliani. Nessuno potrà più togliercela”.

“La Commissione di garanzia non ha preso alcuna decisione politica circa l’annullamento del congresso in Sicilia. Ha esclusivamente valutato i rilievi contenuti in alcuni ricorsi presentati nei mesi scorsi, dove sono state segnalate numerose violazioni delle procedure previste nello statuto regionale siciliano e nel regolamento per il congresso” dice in una nota Silvia Velo, presidente Commissione. “La commissione – aggiunge – ha studiato tali rilievi con attenzione e serietà da aprile a oggi, ha esaminato le carte che ci sono state fornite dai ricorrenti, dal presidente della commissione per il congresso regionale, Fausto Raciti, e ha audito i soggetti coinvolti. Non c’è stata quindi e non c’è alcuna ragione politica alla base della decisione assunta ma solo l’esercizio del ruolo proprio della Commissione e cioè la verifica del rispetto di regole e procedure su cui si fonda la vita del Partito democratico”.

Ma la partita non è chiusa. Ora la palla passa alla direzione nazionale del partito. E in casa renziana c’è chi chiede un intervento del segretario Zingaretti. Una sfida per far si che anche lui si sporchi personalmente le mani. A farlo è il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci:”La decisione di annullare le elezione del segretario regionale del Pd siciliano, Davide Faraone, è di una gravità senza precedenti. Il diktat della commissione di garanzia è dettato da sole ragioni di corrente. Il segretario Zingaretti intervenga a difesa delle regole”.

Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni dalla Sicilia “Chiedo a Zingaretti di non soffocare la pluralità del Pd e di far prevalere ai tecnicismi e alle correnti, la politica” dice in una nota la senatrice, Valeria Sudano. “La decisione della commissione nazionale di garanzia di annullare l’elezione di Davide Faraone, decisa peraltro a maggioranza, e nel giorno del ricordo della strage di via D’Amelio – aggiunge – è una pagina buia di un partito che, invece di marciare unito contro i populisti, colpisce alle spalle chi, come Davide Faraone, da mesi ha riportato in strada e tra la gente il Pd”. “Mi auguro – conclude – che il segretario nazionale voglia intervenire e ristabilire le regole di convivenza democratica dentro il partito, facendo rispettare anche le minoranze, senza permettere che i suoi possano applicare punizioni a chi appartiene ad un’altra corrente”.

Per Verducci “L’annullamento del congresso siciliano appare assolutamente infondato. Una forzatura in piena regola che ha tutto il tono di una ritorsione politica. È un atto, e un metodo, che non fa bene al Pd”.

Per la Vice presidente del gruppo a Palazzo Madama Simona Malpezzi “Le regole che governano il Pd sono state ferite dalla decisione della commissione di garanzia di annullare l’elezione del segretario regionale siciliano. Sottolineo, che contrariamente al passato, la commissione di garanzia ha votato a maggioranza proprio per punire Davide Faraone. Zingaretti ha ora l’onere di rimediare ad una decisione molto grave”.

Per il deputato Luciano Nobili “Mentre il segretario Zingaretti chiede unità e dichiara di voler limitare peso della correnti, la sua corrente procede, col voto contrario delle minoranze, alla cacciata del segretario regionale siciliano Davide Faraone, reo di non essersi allineato. Una scelta grave e sbagliata”.

La guerra è riesplosa