“Il mio impegno non si ferma. La Sicilia viene prima di tutto”. La frase che spazza via tutte le voci incontrollate della giornata di ieri la mette sui social in serata il Presidente della Regione Renato Schifani. La scelta di pubblicarla alla fine della giornata europea è figlia del rincorrersi di voci.
La nuova tegole delle ultime ore
Ad attenderlo Schifani troverà una nuova tegola caduta sulla sanità siciliana. Proprio adesso si apprende degli sviluppi di una inchiesta già nota dal giugno scorso, promanazione di una indagine nota come “sorella sanità”. La procura chiede 12 arresti, 8 in carcere e 4 ai domiciliari, e tre misure interdittive per gli appalti degli ospedali palermitani che sarebbero stati pilotati dal commercialista Ninni Sciacchitano. Una vicenda già nota che giunge ad una fase successiva del procedimento penale. Ma lam coincidenza di tempi crea ulteriore tensione.
Le fake news insistenti
Sul fronte prettamente politico ci sono le fake news ad alimentare la tensione. Che le dimissioni di Schifani fossero una bufala, una fake news, era chiaro a tutti ma c’era chi continua a raccontarla come pensiero insistente e chi, consapevolmente, ci giocava sopra. Per tutta la giornata di ieri il Presidente della Regione aveva detto a chiunque glielo chiedesse che il governo va avanti. Che la vita va avanti. la determinazione non manca.
Alla fine in serata ha dovuto ribadirlo per iscritto sui social: “Tre anni fa ho preso un impegno con i siciliani: guidare questa Regione con responsabilità, determinazione e concretezza, per trasformare le promesse in risultati. Mi trovo a Bruxelles per proseguire il lavoro del governo regionale in Europa, portando avanti il programma di sviluppo e le opportunità che la Sicilia merita. Mentre a Palermo la maggioranza lavora alla legge di stabilità — per garantire continuità all’azione amministrativa — io continuo a rappresentare la Sicilia nei luoghi dove si costruiscono le politiche che contano per il nostro futuro”.
I “bufalari” sempre in azione
Ma nonostante tutto i costruttori di “bufale” restano in azione. Anche per questo Schifani oggi torna in Sicilia con un certo anticipo rispetto alle previsioni. Non “precipitosamente per una giunta d’urgenza” come racconta la vulgata popolare, ma con il primo volo disponibile per essere a Palermo a fine mattina e valutare una giunta nel pomeriggio nella quale affrontare una serie di temi.
Qualcosa deve cambiare
Sicuramente qualcosa deve cambiare e non basta l’auto sospensione decisa dal manager dell’Asp di Siracusa Alessandro Caltagirone. Nel mirino c’è già da due giorni il Direttore generale del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale, Giovanni Tomasino. Ma Schifani vuole vederci chiaro anche sul ruolo di alcuni dirigenti generali della Regione nominati nelle carte dell’inchiesta. una è indagata con un ruolo marginale e non è fra i 18 per i quali sono stati chiesti gli arresti domiciliari, altri solo nominati e non indagati. Ma l’occasione potrebbe essere buone per parlare in generale proprio di dirigenti visto che ci sono nomine da fare e questioni aperte nella maggioranza.
Il vertice di ieri
Nel vertice di ieri, al quale Schifani non c’era ma c’era il coordinatore azzurro Marcello Caruso, ufficiosamente si è parlato anche di questo. Nessuno lo dice ma appare chiaro che si stia rafforzando l’asse FdI – Grande Sud e nel mirino c’è la Dc. I rapporti all’interno della coalizione non sono mai stati buoni e da destra si è sempre sottolineato l’eccessivo potere dei centristi ma adesso la vicenda è passata da questioni prettamente politico – ideologiche a ben altro, vista l’inchiesta. E la tensione cresce anche con la Lega che, nelle scorse settimane, era stata accusata dagli alleati di fare reclutamento nelle fila degli altri partiti della coalizione. Ora viene additata insieme alla dc per effetto degli accordi politici fra i due partiti. Nel mezzo il presidente cerca sempre di fare il mediatore a garanzia di tutti i partiti alleati.
Compaiono i manifesti contro Cuffaro
Intanto a Palermo e Catania compaiono manifesti stradali di grandi dimensioni contro Totò Cuffaro. A commissionarli è sempre Ismaele La Vardera che lancia un doppio messaggio di attacco ad “alzo zero” di natura quasi personale più che politica. “Abbiamo deciso di invadere Palermo e Catania con un messaggio semplice – dice La Vardera – ma quanto mai attuale … si dimetta il vero presidente”.
Un altro passo in avanti senza attendere le iniziative concordate con il centrosinistra. Un accordo fra queste opposizioni diventa sempre più complesso visto che ogni pezzo di questo centrosinistra tende ad andare da solo anche all’interno del medesimo partito






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