E’ scontro al fulmicotone sulla gestione della sas la Società partecipata regionale finita nel mirino della Commissione regionale antimafia che oggi ha presentato una pesante relazione trasmessa anche a Procura, Corte dei Conti e Autorità Anticorruzione.

Il Presidente Sas che guidava la società nel periodo indicato non ci sta e presenta una lunga contro relazione nella quale,  pur manifestando rispetto per l’Antimafia, di fatto la sbugiarda

La replica di Pantò

“Ho sempre rispettato e continuo a rispettare il lavoro della Commissione regionale Antimafia e dell’onorevole Antonello Cracolici. Proprio per rispetto delle istituzioni, però, ritengo sia arrivato il momento di restituire ai siciliani una ricostruzione completa dei fatti e dei numeri relativi agli anni nei quali ho avuto l’onore e la responsabilità di guidare la SAS” scrive Mauro Pantò, già presidente del Consiglio di amministrazione della SAS, dopo la diffusione della relazione della Commissione regionale Antimafia sulla società partecipata regionale.

“Non intendo alimentare alcuna contrapposizione politica – prosegue Pantò – ma non posso accettare che tre anni di lavoro, che hanno consentito di affrontare e portare a compimento processi di stabilizzazione che per decenni erano rimasti irrisolti, vengano rappresentati attraverso una narrazione scandalistica che rischia di confondere responsabilità, periodi temporali e obblighi di legge. Ho svolto il mandato conferitomi nel 2023 dal presidente della Regione, Renato Schifani, con dedizione, nel rispetto delle norme e dando attuazione agli indirizzi del legislatore regionale, affrontando processi complessi come quelli relativi agli ex PIP, ai lavoratori Keller, Ferrotel, ASU e agli altri bacini di precariato interessati dalle disposizioni regionali”.

Le decisioni sas erano collegiali

“C’è innanzitutto un dato che non può essere ignorato: il presidente di un CdA non governa da solo una società. Nel periodo nel quale ho ricoperto l’incarico, il Consiglio di amministrazione era composto da tre componenti e tutte le deliberazioni assunte dall’organo sono state approvate all’unanimità.

Non esiste, dunque, una singola deliberazione del CdA che possa essere ricondotta a una scelta personale del presidente. Le decisioni venivano assunte collegialmente e, nei casi previsti, sottoposte agli ulteriori controlli e alle competenze degli organi preposti.

Lo stesso vale per il Collegio sindacale. La relazione della Commissione evidenzia la permanenza dell’organo in regime di prorogatio, ma occorre precisare che la nomina del nuovo Collegio sindacale compete al socio e non al Consiglio di amministrazione della SAS. Inoltre, in ogni singola convocazione dell’Assemblea dei Soci abbiamo sempre inserito il punto: “nomina nuovo collegio sindacale”. Non può pertanto essere attribuita alla governance aziendale una responsabilità per il mancato rinnovo di un organo la cui nomina non rientra nelle sue competenze”.

Il contenzioso ereditato dal passato

“Un secondo elemento che deve essere correttamente rappresentato riguarda il contenzioso del lavoro. La SAS si è trovata a gestire negli anni un contenzioso enorme, generato in larga parte dalle vicende del personale proveniente da precedenti società e bacini occupazionali. Si tratta di controversie che non sono state “create” dalla governance 2023-2026, ma che la società ha dovuto necessariamente affrontare per difendersi davanti ai giudici.

È quindi metodologicamente scorretto utilizzare il dato complessivo degli incarichi legali del periodo 2021-2025 per rappresentare la gestione della presidenza Pantò. Nel 2021 e nel 2022, infatti, il sottoscritto non era alla guida della SAS e vi era un’altra governance. E i 907.445 euro indicati nella relazione dalla Commissione si riferiscono, inoltre, a un arco temporale nel quale si sono succedute diverse amministrazioni”.

“La società, pur essendo interamente pubblica, non può avvalersi della difesa dell’Avvocatura dello Stato come avviene per la Regione Siciliana e deve pertanto assicurare la propria difesa in giudizio attraverso professionisti esterni. I compensi sono stati determinati nel rispetto dei parametri forensi, nella misura dei minimi tariffari applicabili e non attraverso compensi arbitrariamente determinati dalla governance. La disciplina degli incarichi è stata accompagnata da un regolamento dell’albo degli avvocati, aperto ai professionisti in possesso dei requisiti, che prevedeva una specifica garanzia: nessun professionista poteva ricevere più di tre incarichi annualmente. Anche questo è un elemento di trasparenza che merita di essere conosciuto”.

Le categorie protette: non una scelta discrezionale ma un obbligo di legge

“Particolarmente importante è poi ristabilire la verità sulle assunzioni delle persone appartenenti alle categorie protette. L’obbligo di assunzione non nasce da una decisione discrezionale del Consiglio di amministrazione. Per una società delle dimensioni della SAS, l’inserimento delle persone appartenenti alle categorie protette discende dalla legge n. 68 del 1999 e dalle relative quote d’obbligo. La SAS si è trovata a dover colmare un deficit di assunzioni accumulato negli anni precedenti. Le precedenti gestioni non avevano, infatti, integralmente adempiuto agli obblighi previsti dalla normativa, esponendo la società anche ai relativi rischi sanzionatori”.

“Con l’imponente processo di stabilizzazione del personale, la SAS si è quindi trovata nella necessità di riallineare anche la propria situazione rispetto agli obblighi di legge sulle categorie protette. Non si trattava di scegliere se assumere o meno quelle persone, ma di adempiere a un preciso obbligo normativo. Le procedure sono state svolte regolarmente e non corrisponde alla realtà dei fatti la rappresentazione secondo cui gli avvisi sarebbero stati sistematicamente pubblicati nei periodi meno favorevoli alla partecipazione. Gli avvisi richiamati risalgono, tra l’altro, a periodi quali l’inizio di giugno e l’inizio di dicembre”.

“Anche la questione dei tutor merita una precisazione. La figura del tutor non è stata inventata dalla governance della SAS, ma bensì dal compianto Marco Biagi, che il Presidente Cracolici dovrebbe conoscere bene. Infatti, con l’art. 14 del D.Lgs. 276/2003 (Legge Biagi) veniva previsto espressamente che l’ente o la società metta a disposizione attività di tutoraggio e affiancamento professionale e sociale al fine di sostenere il percorso lavorativo della persona disabile”.

La transazione da 640mila euro: una scelta assunta di fronte a un rischio di soccombenza da 1,8 mili0ni

“Infine, ritengo doveroso chiarire la vicenda della transazione da 640 mila euro, che viene definita nella relazione con un’espressione particolarmente forte.

Quella transazione non è stata il frutto di un “capriccio” della governance e certamente non è stata assunta senza una preventiva valutazione giuridica.

La decisione è stata preceduta da un parere legale del professor Massimiliano Marinelli, professore ordinario di Diritto del lavoro dell’Università degli Studi di Palermo, che aveva evidenziato un fortissimo rischio di soccombenza della società, quantificato in circa 1,8 milioni di euro.

Di fronte a un rischio di tale entità, la scelta di definire la controversia attraverso una transazione di 640 mila euro è stata una decisione ponderata, sofferta e supportata da un autorevole parere professionale.

Occorre anche considerare l’altro lato della vicenda: qualora la società avesse deciso di non transigere e fosse successivamente risultata soccombente per una somma prossima a quella indicata nel parere, si sarebbe potuto porre, evidentemente, anche un problema di responsabilità degli amministratori per non aver adeguatamente valutato un rischio così rilevante.

Non si può giudicare una transazione guardando soltanto alla somma pagata, senza considerare il rischio economico che quella transazione consentiva di evitare”.

Le consulenze e il processo di stabilizzazione

“Lo stesso principio vale per gli incarichi professionali diversi dalla difesa giudiziale. La governance si è trovata ad affrontare una mole straordinaria di adempimenti connessi ai processi di stabilizzazione previsti dal legislatore regionale. Commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro sono stati chiamati a supportare la società in una fase amministrativa e organizzativa di particolare complessità. Si è trattato di una vera e propria task force, nella quale sono state coinvolte professionalità di assoluto rilievo, anche provenienti dal mondo universitario e dagli ordini professionali, oltre alle competenze interne della SAS”.

“Il ricorso alla task force di professionisti nei processi di stabilizzazione è stato necessario alla luce dell’inadeguatezza dell’assetto dirigenziale della società, come per altro precisato dalla stessa Commissione Antimafia. Il risultato di quel lavoro è sotto gli occhi di tutti: un processo di stabilizzazione che per oltre vent’anni era rimasto una chimera è stato finalmente portato a compimento. Questo risultato non appartiene a una singola persona. Appartiene ai lavoratori della SAS (che hanno lavorato anche di sabato e domenica pur di rispettare il timing concordato con i sindacati), agli uffici, ai professionisti che hanno collaborato al progetto e al Consiglio di amministrazione che ha assunto la responsabilità di governarlo”.

I numeri della gestione

“A chi oggi parla di una società “fuori controllo” ricordo infine che esistono anche i numeri economici e finanziari, che non sono opinioni politiche. La SAS ha approvato il bilancio al 31 dicembre 2025 con un utile di gestione. È un dato che deve essere letto assieme agli enormi processi di stabilizzazione affrontati, al personale proveniente dai precedenti bacini occupazionali, al contenzioso ereditato e alla complessità delle funzioni svolte dalla società. Non sostengo che la SAS non possa essere ulteriormente migliorata, né che non debbano essere rafforzati i sistemi di controllo. Al contrario: ogni società pubblica deve essere sottoposta a controlli rigorosi e trasparenti. Ma una cosa è chiedere di migliorare un sistema, altra cosa è rappresentare tre anni di gestione come una realtà “fuori controllo”.

“Gli atti, le deliberazioni unanimi del CdA, i controlli effettuati, i pareri acquisiti e i risultati conseguiti raccontano una storia molto più articolata di quella contenuta nella rappresentazione scandalistica di questi giorni. Ho piena fiducia nelle istituzioni deputate a verificare gli atti e sono certo che, quando la ricostruzione sarà confrontata con tutta la documentazione, emergeranno con chiarezza le responsabilità di ciascuna gestione e, soprattutto, ciò che è stato effettivamente fatto nell’interesse della società e dei lavoratori. La trasparenza è un valore quando riguarda tutti. Ed è proprio per questo che ritengo doveroso, oggi, che alla narrazione politica si affianchino finalmente i fatti, gli atti e i numeri”.