Per la prima volta la Sicilia ha superato la soglia simbolica del 50% di occupazione nella fascia 20-64 anni. Il 2025 ha segnato un 50,7% che fino a pochi anni fa sembrava irraggiungibile. Un’accelerazione di 6,2 punti percentuali in tre anni che colloca l’isola tra le regioni con la crescita più rapida.

 

Eppure, dietro il dato storico, si nasconde un paradosso: il motore dell’occupazione non sono i giovani, ma gli over 50. L’isola cresce, ma invecchia.

 

Il record che cambia la fotografia del lavoro

 

Secondo le rilevazioni dell’ e le analisi di , il recupero occupazionale è stato consistente. In tre anni si contano circa 174 mila occupati in più.

 

La crescita del PIL regionale nel 2025 si è attestaro intorno all’1,1%, superiore alla media nazionale. A trainare sono stati soprattutto turismo, servizi e costruzioni, sostenuti dai cantieri del PNRR e da una stagione turistica da record.

 

Ma la qualità della crescita racconta un’altra storia.

 

Lavoro stabile per i senior, precarietà per i giovani

 

La fascia over 50 è quella che ha beneficiato maggiormente dell’incremento occupazionale. Non solo per ragioni demografiche, l’invecchiamento della popolazione è evidente, ma anche per l’innalzamento dell’età pensionabile che trattiene più a lungo i lavoratori nel sistema produttivo.

 

Quali contratti?

 

Per i senior prevalgono:

Tempo indeterminato full-time, spesso frutto di stabilizzazioni nella Pubblica amministrazione.

Apprendistato professionalizzante per over 50 in NASpI, misura incentivata con sgravi contributivi.

Staff leasing e somministrazione, soprattutto nei servizi avanzati

Lavoro autonomo e partite IVA, spesso come soluzione di continuità dopo una fuoriuscita dal lavoro dipendente.

 

I settori chiave sono: la Pubblica Amministrazione, con la stabilizzazione di ex precari storici; l’edilizia e le infrastrutture, spinte dai cantieri PNRR come la linea Palermo-Catania-Messina, la sanità, dove si colmano vuoti d’organico, la Logistica e servizi alle imprese.

 

Per i giovani, invece, la fotografia è diversa: contratti stagionali, part-time involontario, occupazione intermittente. La disoccupazione giovanile resta attorno al 36% e il tasso di NEET sfiora il 45%.

 

Perché i giovani se ne vanno

 

Dal 2011 al 2024 oltre 163 mila giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato la Sicilia. Una diaspora silenziosa ma continua.

 

Le ragioni sono strutturali:

Mismatch tra formazione e domanda di lavoro: molti laureati trovano offerte coerenti solo fuori regione o all’estero. In Sicilia prevalgono turismo, commercio e micro-imprese a bassa specializzazione.

Salari e prospettive di carriera limitate: le retribuzioni medie restano inferiori rispetto al Centro-Nord. La stabilità arriva tardi, quando arriva.

Nanismo imprenditoriale: il tessuto produttivo è composto per lo più da micro-imprese con meno di cinque addetti. Poca capacità di investire in innovazione, ricerca e sviluppo.

Servizi e welfare carente soprattutto per le giovani donne, l’assenza di servizi per l’infanzia incide sulla partecipazione al lavoro.

 

Il risultato è un circolo vizioso: meno giovani qualificati restano, meno il sistema riesce a innovare.

 

Turismo e PNRR: crescita o effetto rimbalzo?

 

Il turismo nel 2025 ha segdito +2,8% di arrivi e una forte destagionalizzazione. Ha contribuisce per circa il 9,6% al PIL regionale.

 

Il PNRR ha dato impulso agli investimenti pubblici e all’occupazione (+2,51% di lavoratori secondo stime Ifel-Anci). Oltre il 60% delle opere è in fase esecutiva.

 

Ma si tratta di settori ad alta produttività? Non sempre. Il turismo genera valore, ma resta un comparto labour intensive e stagionale. L’edilizia legata ai fondi europei produce occupazione finché i cantieri restano aperti. La vera sfida è cosa accadrà quando la spinta straordinaria dei fondi si attenuerà.

 

Perché al Nord la produttività è più alta

 

Il divario resta netto: il PIL pro capite siciliano è intorno ai 19 mila euro, contro i 35 mila del Nord.

 

Le cause principali sono la Specializzazione settoriale: al Nord prevalgono manifattura avanzata, farmaceutica, meccatronica e terziario innovativo; in Sicilia turismo, commercio e agricoltura.

Dimensione d’impresa: distretti industriali e grandi gruppi contro micro-imprese familiari.

Infrastrutture e logistica: trasportare merci costa di più e richiede tempi più lunghi.

Capitale umano: la fuga dei laureati impoverisce il tessuto produttivo.

Economia sommersa: incide sulla qualità e misurazione della produttività.

 

Il Nord “scala” grazie a tecnologia e export. La Sicilia cresce soprattutto aumentando le ore lavorate.

 

Crescita strutturale o fase favorevole?

 

La domanda è cruciale: siamo davanti a una trasformazione strutturale o a un ciclo positivo temporaneo?

 

I segnali sono misti. Da un lato ci sono l’occupazione ai massimi storici, investimenti pubblici senza precedenti, maggiore partecipazione femminile.

 

Dall’altro, si scorgono una crescita concentrata sugli over 50, bassa produttività media, settori a valore aggiunto limitato, persistente fuga dei giovani.

La sfida è l’innovazione

 

Se la nuova occupazione non si traduce in innovazione, digitalizzazione e crescita dimensionale delle imprese, il rischio è che il 2025 resti un picco statistico più che un punto di svolta.

 

La Sicilia oggi lavora di più. Ma per lavorare meglio, e trattenere i suoi giovani, servirà un salto qualitativo che vada oltre turismo e cantieri.

 

Il vero banco di prova non è il record occupazionale. È la capacità dell’isola di trasformare questo momento in un cambio di modello produttivo.

 

Altrimenti il paradosso resterà: più occupati, ma meno futuro.

 


Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.