I sindaci adesso chiedono aiuto. Non riconoscono più i loro territorio e la quantificazione dei danni fatta fino ad ora sembra essere eseguita per difetto. Il passaggio del ciclone Harry ha devastato la Sicilia centro orientale.
L’appello dell’Anci Sicilia
“Dopo quanto accaduto negli ultimi giorni, la Sicilia è irriconoscibile. Non solo per i danni gravissimi e le devastazioni che hanno colpito in maniera violenta, in particolare le isole minori, il Messinese, il Catanese, il Siracusano e il Ragusano, ma perché intere comunità sono state colpite al cuore, trasformate e in molti casi sfigurate rispetto alla loro conformazione, alla loro identità, al loro rapporto storico con i luoghi” dicono il presidente Paolo Amenta e il segretario generale, Mario Emanuele Alvano, di Anci Sicilia commentano gli effetti del ciclone Harry.
Urgente un intervento straordinario della Regione
L’Associazione dei comuni siciliani “ritiene indispensabile un immediato intervento straordinario dello Stato e della Regione siciliana per sostenere i Comuni colpiti e consentire il ripristino delle condizioni minime di sicurezza e vivibilità – spiegano i vertici – Ma allo stesso tempo Anci Sicilia chiede che si apra una fase nuova, non ordinaria, non emergenziale, ma strategica. Una fase in cui la ricostruzione si accompagni a un profondo ripensamento e a una nuova riprogrammazione, che potrà essere affrontata solo partendo dai sindaci – sottolineano Amenta e Alvano – Sono loro che, in queste ore, si stanno sbracciando per tenere insieme pezzi di paesi feriti, per far ripartire servizi, economie, relazioni sociali. Più di altre volte, i sindaci siciliani, in queste ore difficilissime, non hanno bisogno di ascoltare dalle altre istituzioni parole di vuota solidarietà, ma hanno necessità di constatare uno straordinario impegno e il pieno coinvolgimento sulle azioni da adottare – sostengono il presidente e il segretario – Sul piano economico e sociale, in molti Comuni sono state azzerate infrastrutture, attività e interi settori produttivi sono stati messi in ginocchio. Le economie locali faranno fatica a riprendersi”.
Territorio fragile e interventi complessi
“Questi eventi hanno mostrato la fragilità complessiva della Sicilia. Non solo in prossimità di fiumi e torrenti, sulle montagne, nelle aree collinari, nei centri interni, ma anche negli oltre 1500 chilometri di costa della regione – affermano Amenta e Alvano – Ovunque oggi sappiamo che possono verificarsi smottamenti, frane, crolli, esondazioni. Tutto è cambiato e ciò che è accaduto potrà certamente riaccadere. Non siamo più di fronte a eventi eccezionali da archiviare come parentesi. Siamo di fronte a un nuovo scenario strutturale, che impone un cambio radicale di visione”. Per questi motivi, dice Amenta, “è arrivato il tempo in cui la sola logica di individuare risorse per intervenire e ricostruire non è più sufficiente. Anci Sicilia ritiene che non si possa ricostruire con le stesse logiche urbanistiche del passato. Occorre semplificare la normativa, elevare la qualità della programmazione, della pianificazione e della prevenzione. Bisogna prendere atto che le condizioni climatiche sono cambiate e che su questo cambiamento debbano fondarsi nuove politiche pubbliche e scelte urbanistiche, oltre alla gestione del demanio, alla difesa del suolo e a nuovi sistemi di protezione civile”, conclude il presidente.






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