Certe storie sembrano scritte apposta per diventare leggenda urbana. Un medico scozzese parte in bicicletta, attraversa l’Europa, macina chilometri, supera confini, città, campagne, strade sconosciute, traffico, stanchezza e imprevisti. La bici resiste a tutto. Nessuno la tocca. Nessuno la ruba. Nessuno la fa sparire.
Poi arriva a Palermo.
E lì, come nella più amara delle commedie all’italiana, la bicicletta scompare.
È difficile non sorridere, anche se la vicenda per il protagonista deve essere stata tutt’altro che divertente. Perché l’immagine è surreale: un uomo attraversa mezzo continente pedalando, custodisce il suo mezzo per migliaia di chilometri, arriva finalmente in Sicilia e proprio lì, al traguardo, qualcuno decide di portargliela via.
Nemmeno in una barzelletta su Medellín sarebbe venuta meglio.
La bici, per chi viaggia così, non è un semplice oggetto. Non è “solo” un mezzo di trasporto. È casa, compagna di viaggio, bagaglio, memoria. Ogni graffio racconta una salita, ogni borsa appesa al telaio contiene un pezzo di strada, ogni ruota porta addosso la fatica del viaggio. Rubarla significa rubare molto più di un oggetto: significa spezzare il racconto proprio all’ultima pagina.
La storia, però, ha avuto un finale meno amaro del previsto.
La polizia è riuscita a recuperare la bicicletta e a restituirla al turista scozzese. Una buona notizia, certo. Ma resta il paradosso: dopo aver attraversato l’Europa senza incidenti, la vera prova finale non era una montagna, non era il freddo, non era una strada sperduta. Era lasciare una bici a Palermo.
E qui si apre il capitolo più delicato: Palermo è una città magnifica, piena di bellezza, cultura, mare, storia, contraddizioni e umanità. Ma episodi del genere pesano, perché confermano quell’immagine di disordine e microcriminalità che molti palermitani per primi vorrebbero cancellare. Non basta dire “succede ovunque”, perché il punto non è negarlo. Il punto è che quando succede a un turista arrivato da così lontano, la figuraccia diventa internazionale.
La scena è quasi cinematografica: il viaggiatore scozzese che forse immaginava di concludere il suo percorso con una foto davanti al mare, un piatto di pasta con le sarde, una granita, un brindisi alla fine dell’impresa. Invece si ritrova a denunciare il furto della bici.
Non proprio il souvenir che sperava di portare a casa.
Per fortuna, almeno questa volta, l’epilogo salva la storia. La bici viene ritrovata, il medico può tirare un sospiro di sollievo e Palermo può evitare di restare soltanto la città dove il viaggio si era trasformato in beffa.
Rimane però una morale involontaria: puoi attraversare l’Europa, puoi superare pioggia, vento, salite e chilometri infiniti, ma non abbassare mai la guardia quando arrivi al traguardo. Soprattutto se il traguardo è Palermo.
Perché la bici ha fatto tutta l’Europa indenne. Poi, appena arrivata in Sicilia, ha scoperto che l’ultima tappa era la più pericolosa.






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