Piazza Indipendenza chiusa alle auto e una nuova pista ciclabile da viale Strasburgo a via Dante. Sarebbero questi i progetti a cui starebbe pensando l’amministrazione. Ma, la seconda è già in una fase avanzata, non si può dire lo stesso per la prima idea ovvero rendere piazza Indipendenza off-limits al traffico veicolare e trasformarla in una grande isola pedonale.

Come riporta il Giornale di Sicilia, la notizia è trapelata ieri in occasione della nona edizione di No Smog Mobility. Sarebbe stato l’assessore all’Ambiente Totò Cordaro a svelare il progetto. L’annuncio è stato anche confermato dall’assessore comunale Giusto Catania che ha spiegato come il progetto di pedonalizzazione della piazza non sia solo uno spot.

L’altro progetto, come detto, riguarda una nuova pista ciclabile che da viale Strasburgo arriverà fino a via Dante lungo l’asse che attraverserà via Ausonia, viale Campania, viale Piemonte, piazza Unità d’Italia, via Leopardi, via Mattarella e via Principe di Villafranca. Per attivare la fase successiva si attende il via libera da Roma.

La notizia della chiusura di Piazza Indipendenza con molta probabilità non farà piacere alle migliaia di automobilisti che ogni giorno attraversano la piazza. Non è stato chiarito, infatti, quale sia il percorso alternativo che dovrà seguire il traffico una volta chiusa la piazza né quando avverrà la chiusura. L’intenzione dell’amministrazione, come è risaputo e come dimostrato fino ad oggi, è quella di promuovere la mobilità sostenibile in città e l’uso dei mezzi pubblici ma sono ancora tanti, troppi i problemi a cui devono far fronte i cittadini che scelgono di lasciare in garage l’auto preferendo il mezzo pubblico.

Un concetto sottolineato anche dal presidente dell’ordine degli Ingegneri, Vincenzo Di Dio. “Se si pensa di combattere la difficile battaglia della mobilità sostenibile – ha detto – partendo dal presupposto di non rinunciare all’auto, allora la battaglia è persa in partenza”. Secondo Di Dio, l’80% dei nostri spostamenti è al di sotto dei 5 o 6 chilometri e può essere coperto con una normale bicicletta. “Fortunatamente i giovani – ha continuato – questo lo capiscono e lo stanno maturando. Con un’auto elettrica noi potremmo coprire quasi tutte le nostre esigenze di mobilità, e le altre potrebbero essere soddisfatte con un servizio pubblico di mobilità collettiva”. Per il presedente degli Ingegneri è dunque questa la vera rivoluzione da fare: “Una rivoluzione culturale”.