E’ partita la volata degli ultimi due anni, o poco meno, di legislatura regionale ma mentre il centrodestra in Sicilia riflette sulla composizione della giunta di governo che dovrà portare fino alle consultazioni magari rinunciando ai tecnici per far spazio ad un esecutivo interamente di estrazione politica, da Roma c’è chi già pensa ad accorciare i tempi. Torna la tentazione, della quale si è parlato una prima volta un anno e mezzo fa, di usare la riforma nazionale del sistema elettorale per introdurre una nuova disposizione che permetta una sorta di grande election day.
La riforma elettorale
A Roma, infatti, si accelera sulla riforma del sistema elettorale. Già a gennaio potrebbe essere presentata una bozza che, per le camere, pensa di abolire i collegi uninominali e tornare ad un sistema proporzionale quasi puro. E in questo contesto nel centrodestra c’è chi sta scrivendo una proposta che introduca il grande election day permettendo di votare insieme politiche, regionali, provinciali e amministrative.
Votare a giungo 2027 anche in Sicilia
Una norma che potrebbe anticipare di tre o quattro mesi le elezioni regionali siciliane per riallineare il voto probabilmente a giugno evitando la campagna elettorale d’agosto e le corse a fare un bilancio d’emergenza da parte della nuova maggioranza che, con i tempi attuali, si insedia a novembre a ridosso delle scadenze.
Se per un verso questa idea avrebbe un che di ragionevole, al momento sembra rimanere solo una suggestione sia per questioni politiche che per questioni tecnico giuridiche.
Cosa dovrebbe prevedere la riforma
Parlando, invece, della riforma delle politiche l’idea iniziale, spiegano in diversi nel centrodestra, era quella di evitare di sovrapporre il dibattito sulla legge elettorale alla campagna sulla riforma della giustizia. Ma visto che il referendum sulla separazione delle carriere sarà molto probabilmente il 22 e 23 marzo, a ridosso della pausa pasquale e dei ponti di primavera, l’idea di accelerare si è fatta strada nel centrodestra, pure se non tutti i tasselli sono ancora al loro posto anche dentro la coalizione di governo.
Addio ai collegi uninominali
Nella prima stesura di una bozza il fulcro sarebbe il superamento dei collegi uninominali in favore del sistema proporzionale e il premio di maggioranza oltre la soglia del 42%. Non c’è accordo, invece, sull’indicazione nel nome del candidato premier.
L’altro nodo da sciogliere, per non incorrere in problemi di costituzionalità, è l’assegnazione del premio, che dovrebbe rispettare la base regionale della composizione del Senato. Una delle ipotesi sul tavolo sarebbe quella di listini regionali che non convince tutti nemmeno all’interno del partito della premier. Una alternativa potrebbe essere quella dell’assegnazione del premio sempre su base nazionale con la ripartizione dei seggi poi su base regionale, con un sistema di computo del voto che tenga conto dei risultati sui territori.
In questo clima di discussioni e trattative potrebbe inserirsi l’idea sulla Sicilia






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