Si è concluso ieri a Palazzo Branciforte, cuore pulsante di questa VI edizione, il Festival delle Letterature Migranti. Un’edizione pensata fin dallo scorso mese di aprile in forma ibrida e rimodulata in forma totalmente online dopo l’acuirsi delle restrizioni per la pandemia e ricca come non mai di contributi internazionali – da Abraham B. Yehoshua a Kader Abdolah, Dror Mishani, Sahar Mustafah, Suad Amiry, Oliver Van Beemen, Veit Heinechen – e di nomi di primo piano della cultura italiana – da Giorgio Fontana a Franco Forte, Giulio Guidorizzi, Domenico Quirico, Ruska Jorjoliani, Igiaba Scego, Pietro Folena, Marco Aime, Pietro Leveratto – che continuerà a “vivere” e produrre nuove riflessioni fino alla prossima edizione.

Tutti gli interventi resteranno disponibili sul sito www.festivaletteraturemigranti.it oltre che sul canale YouTube e saranno riproposti in forma ridotta e innovativa, come contributi su temi e questioni specifiche, anche sui social, insieme alle produzioni inedite realizzate per “Oasi e deserti”: dalla conversazione con Abraham B. Yehoshua al video “Presente prossimo venturo” che indaga sul futuro del teatro, a cura di Giuseppe Cutino, ai video “Disegni Maledetti” e “Generazione Spontanea” della sezione Arti visive curata da Agata Polizzi in collaborazione con la Fondazione Merz, in cui Francesco De Grandi e Michele Guido raccontano le loro produzioni durante il lockdown, e, per finire, al Juke box “Elettronica” realizzato all’interno della sezione Musica diretta da Dario Oliveri e che raccoglie 24 brani inediti che vanno dall’elettronica alla musica di intrattenimento, prodotti da 12 musicisti tra cui Marco Betta, Gianni Gebbia, Pietro Leveratto, Giulia Tagliavia. Non solo: gli incontri resteranno materia viva e saranno riproposti agli studenti delle scuole di tutta Italia che ne faranno richiesta.

“Abbiamo pensato a un programma che ci permettesse di analizzare la portata dirompente della pandemia sui processi culturali e sociali in corso e di cercare insieme chiavi interpretative e vie di fuga e nuove formule comunicative. Ci siamo trovati dentro una nuova accelerazione digitale e tutto ciò ha reso il Festival ancora più prezioso – dice il direttore artistico Davide Camarrone -, un’oasi di riflessione attiva anche nei mesi a seguire e dalla quale ripartire insieme ai tanti che si sono affiancati ad FLM in quest’edizione. Palazzo Branciforte si è rivelato il luogo più adatto ad una modalità up to date, contemporanea, che nei prossimi mesi affineremo insieme ai nostri partner e alla squadra che da anni lavora ad FLM ”.

Il festival, che per il terzo anno consecutivo è stato insignito della Medaglia d’onore del Presidente della Repubblica riservata alle manifestazioni di elevato valore culturale.

Tante oasi che rappresentano la conquista più grande di un Festival che a partire dal 2015 promuove e diffonde l’incontro tra culture, adottando le migrazioni – narrative, geografiche, fisiche – come criterio interpretativo del contemporaneo in una città, Palermo, tradizionalmente aperta a costanti fenomeni di métissage e di incontro.