“Ogni anno in Sicilia si registrano  una media di 14 milioni di  presenze turistiche, parliamo di circa 7 milioni di arrivi con una permanenza media di due giorni”: sono i numeri del turismo siciliano spiegati da Toti Piscopo a Talk Sicilia.  Giornalista e manager che da oltre 40 anni si occupa di marketing turistico, Piscopo ha indicato i punti deboli del turismo siciliano e le possibili strategie per rilanciare questo settore.

Il turismo fattura più a Malta che in Sicilia

“La piccola Malta ha un indotto turistico superiore a quello della Sicilia. Un dato che appare paradossale: “Malta è intanto un uno Stato a sé. Cosa che la Sicilia non è perché comunque fa parte  del Paese Italia. Poi Malta ha risolto il problema del vettore aereo. Malta ha una sua compagnia aerea. Noi in Sicilia, nonostante ci siano stati ben otto tentativi generosi di altrettanti pionieri del settore di imprenditori, non abbiamo una compagnia aerea”.

Credo che negli anni precedenti,  parliamo dei quattro decenni precedenti, sia mancata una volontà e una visione strategica di puntare sul turismo. Cioè noi allora avevamo  il sogno di questa Sicilia industriale. Basti pensare che i primi insediamenti furono quelli di Termini Imerese e subito dopo il petrolchimico di Gela. Il turismo era considerato  la cenerentola dei settori produttivi.  Scontiamo il peccato originale, con la nascita all’autonomia, di aver voluto programmare l’industrializzazione del territorio a scapito dell’ambiente e del turismo, una scelta compiuta in mancanza di una visione complessiva.

Per capire l’arretratezza del settore, spiega Piscopo, basta pensare che in tutti questi anni non si è riusciti a fare una legge organica sul turismo. Quel settore è ancora regolato da una legge fascista.  Basta prendersi in giro con il concetto di destagionalizzazione. Una chimera di cui si parla da un trentennio. La strada, secondo Piscopo, è altra: “dobbiamo lavorare all’allungamento della stagionalità”.

Classe politica ha grande responsabilità

“Il turismo è vissuto praticamente come la cenerentola dei settori economici. Io credo che c’è stato questo limite culturale da parte della nostra classe politica, dimenticando che il turismo è vita. È un fenomeno che va organizzato perché, come tutti i fenomeni di massa, se non lo organizzi, praticamente è costretto a subirlo. E il turismo si può non subire. Insomma, allora va pianificato con delle offerte che siano motivate, fortemente integrate e selezionate, per  nicchie di mercato ben specifiche”.

 

In Sicilia siamo all’anno zero

“Siamo completamente all’anno zero. Però ribadisco ancora e questo ci deve far pensare e ci deve far cogliere subito l’opportunità. Però non dimentichiamo che anche negli anni passati, nonostante la Sicilia fosse colma di rifiuti, la gente continuava a venire, continuava a fotografare. Che cosa vuol dire? Che l’attrattiva culturale della destinazione è più forte rispetto ai malfunzionamenti. Questo ci deve indurre a risolvere i malfunzionamenti. Perché questo momento magico che stiamo vivendo e stiamo attraversando noi corriamo il rischio di perderlo, che possa finire come il fenomeno immobiliare di alcuni anni fa, in cui tutto si trasformò in una bolla. Sembrava che tutto stesse esplodendo e invece il giorno dopo tutto si è sgonfiato con estrema facilità. Oggi   la classe politica si è resa conto che il turismo è un settore economico produttivo  che riesce a distribuire ricchezza in maniera democratica,  perché tutti ne traggono beneficio”.

Articoli correlati