La Cenerentola di Gioachino Rossini è andata in scena domenica 7 luglio nel Chiostro della Galleria d’Arte Moderna di piazza Sant’Anna per la stagione estiva del Teatro Massimo di Palermo.

Alessandro Cadario, direttore ospite principale dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano dal 2016, ha diretto con grande successo l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo. Applausi convinti anche per la regia  di Alberto Cavallotti, le scene disegnate da Christian Lanni  e i costumi della Sartoria del Teatro Massimo diretta da Marja Hoffmann. Un allestimento fresco, giovane, rispettoso della fiaba rossiniana pur con qualche taglio, necessario per sottrarre la leggerezza di Rossini alla pesantezza dell’afa estiva.

Protagonista della metamorfosi di Cenerentola, dai maltrattamenti subiti dal patrigno Don Magnifico e dalle sorellastre fino al trono accanto al principe Don Ramiro, è Chiara Amarù, giovane mezzosoprano palermitano che con i personaggi di Rossini ha già una lunga frequentazione: non solo Cenerentola, personaggio di cui apprezza la bontà, ma anche tantissime volte la spigliata Rosina nel Barbiere di Siviglia (a settembre al Teatro Massimo raggiungerà le ottanta recite, per poi riprendere il personaggio a Melbourne e a Torino).

Viene invece dall’Argentina il principe Don Ramiro, Francisco Brito, anch’egli specialista del repertorio rossiniano fin dal debutto nel 2006 al Rossini Opera Festival sotto la direzione di Alberto Zedda. Per studiare il cuore delle donne, don Ramiro si traveste da servitore e impone al suo valletto, Dandini, di fingersi principe: l’esilarante travestimento viene interpretato con verve da Francesco Vultaggio, giovane baritono siciliano. Il ruolo di Don Magnifico, il perfido patrigno di Cenerentola, è cantato da Fabio Maria Capitanucci, con le due sorellastre Giulia Mazzola (Clorinda) e Irene Savignano (Tisbe), giovani promesse del canto che dalla Sicilia stanno iniziando una bella carriera. Infine il deus ex machina, il sapientissimo Alidoro, interpretato dal basso catanese Emanuele Cordaro: nella versione di Rossini infatti, così come abbiamo un patrigno al posto della matrigna, anche la fata madrina diventa il precettore di Don Ramiro, che lo esorta a cercare una donna di alte qualità morali. Allo stesso modo le scarpette diventano un paio di braccialetti: Cenerentola lo dona al principe tenendone al polso il compagno.

Una favola a lieto fine quella di Rossini: ma comunque una favola che non cela la crudeltà del trattamento che patrigno e sorellastre riserbano a Cenerentola, pur rivestendola di toni sorridenti e musica divina.