Romano: “Non sono candidato e non lo sarò”
La relazione annuale del sindaco Roberto Lagalla viene adesso vivisezionata da Saverio Romano che usa i social per pubblicare il testo della sua “contro relazione” Un documento politico che non fa sconti e che mette nel mirino i due pilastri della narrazione della giunta: il bilancio e la gestione dei rifiuti.
La premessa firmata da Romano dissipa subito i dubbi sul futuro, ma fissa paletti rigidi per la coalizione: “Non sono candidato a sindaco di Palermo e non lo sarò. Questo documento non è il programma di chi aspira a Palazzo delle Aquile. È il contributo di chi rappresenta questa città in Parlamento e ritiene che si debba discutere di Palermo, di come è governata e della distanza tra il racconto e la realtà. Chi vorrà candidarsi troverà qui un elenco di questioni aperte. Noi Moderati le porrà a tutti”.
La contro relazione
L’analisi dei centristi parte da un dato politico e metodologico: la relazione del primo cittadino è passata solo al terzo tentativo, dopo due sedute andate a vuoto per mancanza del numero legale della sua stessa maggioranza. “Cinquecento pagine di testo, trentacinque minuti di esposizione e appena cinque minuti concessi ai gruppi per replicare. Le opposizioni hanno abbandonato l’aula e la maggioranza ha applaudito”, attacca il documento di Noi Moderati. “Un rendiconto che non regge il confronto in aula è già un giudizio su se stesso”.
I conti del Comune: “Il risanamento? Merito dei fondi romani”
Il primo grande scontro è sui numeri del disavanzo, dove Noi Moderati evidenzia una paradossale giungla di cifre comunicate nello stesso pomeriggio: Lagalla ha parlato in Aula di un buco sceso da 562 a 188 milioni, mentre una nota dei suoi capigruppo indicava un debito passato da 568 a 168 milioni. “Venti milioni di differenza nello stesso pomeriggio, nella stessa maggioranza. Ci si aspetterebbe almeno una cifra condivisa”.Ma il vero nodo è la paternità del risanamento. Secondo il partito di Saverio Romano, il merito non è da ascrivere interamente a Palazzo delle Aquile. Il piano di riequilibrio è stato adottato nel gennaio 2022, prima dell’insediamento di Lagalla, e regge solo grazie ai massicci trasferimenti dello Stato: un contributo straordinario di 70 milioni sul 2021 e i fondi per i capoluoghi in predissesto (24, 47, 47 e 39 milioni dal 2022 al 2025, più 16 milioni l’anno fino al 2042). “Senza quelle risorse decise a Roma, il risultato sarebbe nullo. Ometterlo toglie verità al racconto”.
I rilievi tecnici
Sul rendiconto appena trasmesso al Consiglio, il Collegio dei Revisori ha definito il fenomeno dei debiti fuori bilancio e le criticità con le società partecipate come “patologici e inarrestabili”. Il tutto mentre i palermitani subiscono il peso di un’addizionale IRPEF e di una TARI tra le più alte d’Italia. “Mettere a posto i conti facendo pagare di più per un servizio che non migliora non è risanamento, è un trasferimento di costi sulle famiglie”.
Rifiuti emergenza RAP: l’obiettivo differenziata è un miraggio
Sul fronte della spazzatura, Noi Moderati raccoglie l’autocritica dello stesso Lagalla sulla carenza dello spiazzamento, ma affonda il colpo sulle percentuali. La maggioranza esulta per una raccolta differenziata al 30% (dal 14% iniziale), ma il documento ricorda che l’obiettivo di legge del 65% era fissato per il 2012: a distanza di quattordici anni, Palermo è ancora a meno della metà. Inoltre, il servizio porta a porta copre appena 360.000 abitanti su 650.000; oltre il 40% dei palermitani è totalmente escluso dal sistema.La situazione della RAP viene definita fuori controllo. A giugno l’azienda ha censito discariche abusive in oltre 150 siti, costringendo a luglio a un piano straordinario in quaranta strade del centro storico per evitare l’imbarazzo davanti ai turisti. Nel frattempo, il nuovo Regolamento rifiuti resta bloccato a Sala Martorana perché la maggioranza non riesce a garantire il numero legale per votarlo.
Il collasso impiantistico di BellolampoL’affondo finale della contro-relazione riguarda il destino dei rifiuti differenziati dai cittadini. Palermo non ha impianti di riciclo propri per carta, plastica, vetro o metalli, e deve appoggiarsi a piattaforme esterne. L’intero sistema scarica i propri limiti sull’impianto di Bellolampo, descritto come una bomba a orologeria:
- Il TMB (Trattamento Meccanico Biologico): Danneggiato gravemente dall’incendio del settembre 2023, ha costretto la Regione ad autorizzare impianti mobili nel 2025. Oggi lavora a circa 800 tonnellate al giorno, che è esattamente la produzione quotidiana di indifferenziato della città, lasciando zero margini di errore.
- L’organico: La linea di compostaggio tratta 33.000 tonnellate l’anno. Il progetto per le due nuove linee di biometano da 60.000 tonnellate ha ricevuto il parere favorevole del sindaco nel maggio 2024, ma a oggi resta solo sulla carta.
- La settima vasca bis: Appaltata per 13 milioni con una capacità di 1,5 milioni di tonnellate, garantirà l’autonomia per circa quattro anni e mezzo.“La relazione del sindaco lo chiama risultato” conclude Noi Moderati. “In realtà è la certificazione che, con la differenziata ferma al 30%, Palermo continuerà a seppellire tre quarti dei propri rifiuti in discarica fino al 2030 e oltre”.
La controrelazione continua su numerosi altri temi e fa risaltare quello che non è solo un gioca delle parti ma suona come bocciatura netta che continua a far crescere le tensioni dentro il perimetro del centrodestra palermitano.
Verso il 2027: tavoli nazionali ed equilibri locali
La spaccatura palermitana rischia di riverberarsi su scala molto più ampia. Se da un lato i vertici nazionali del centrodestra spingono per la creazione di un tavolo unitario che decida le candidature delle grandi città al voto e della stessa Regione Siciliana seguendo equilibri complessivi, le tensioni territoriali a Palermo dimostrano che la strada verso il 2027 sarà tutt’altro che in discesa.






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