Meno di un chilometro, da piazza Generale Cascino alla redazione di BlogSicilia, lungo via Ammiraglio Rizzo. È bastata una passeggiata, fatta di giovedì, per raccontare un’altra puntata di una vicenda che da tempo riguarda una delle strade più importanti e più trascurate di Palermo. Non una periferia remota, non un angolo nascosto della città, ma un asse urbano attraversato ogni giorno da residenti, automobilisti, commercianti, lavoratori e studenti. Eppure il quadro che emerge è quello di una zona che appare ormai abbandonata, sospesa tra degrado ordinario, rifiuti, incuria, sporcizia e una sensazione sempre più netta di assenza dell’amministrazione comunale e della Rap. La vicenda del degrado in via Ammiraglio Rizzo era già stata raccontata da BlogSicilia in una precedente segnalazione dedicata ai rifiuti presenti nella zona. Oggi il problema non sembra essersi ridotto. Al contrario, la percezione è che si sia trasformato in una condizione stabile, quasi accettata.

Il venerdì del mercatino e il peggioramento annunciato

La passeggiata è avvenuta di giovedì, cioè il giorno prima del mercatino rionale. Un dettaglio non secondario. Chi conosce la zona sa bene che il venerdì la situazione tende ad aggravarsi: aumentano i rifiuti, cresce il disordine, si moltiplicano i segni di incuria e la strada sembra scivolare ancora più in basso. Il mercato, che dovrebbe essere un servizio per il quartiere e un presidio di vita urbana, finisce spesso per diventare un ulteriore fattore di pressione su un’area già fragile. Il problema non è l’esistenza del mercatino, ma l’assenza di una gestione efficace prima, durante e dopo il suo svolgimento. In una città normale, il giorno di mercato dovrebbe essere accompagnato da controlli, pulizia straordinaria, regole rispettate e una presenza visibile delle istituzioni. In via Ammiraglio Rizzo, invece, il timore è sempre lo stesso: domani è venerdì, e andrà peggio.

Non è solo colpa del Comune

Sarebbe troppo facile attribuire ogni responsabilità all’amministrazione comunale o alla Rap. La verità, più scomoda, è che il degrado di via Ammiraglio Rizzo racconta anche una quota evidente di inciviltà, ineducazione e disinteresse verso la cosa pubblica. Rifiuti abbandonati, sporcizia lasciata dove capita, scarso rispetto degli spazi comuni, indifferenza verso il decoro: tutto questo non nasce soltanto da un servizio pubblico inefficiente. Nasce anche da comportamenti individuali e collettivi che si ripetono ogni giorno, in molte zone della città. Il punto, però, è che l’inciviltà non può diventare un alibi per l’inerzia pubblica. Se una parte della popolazione si comporta male, l’amministrazione ha il dovere di intervenire con più forza, non con meno presenza. Servono controlli, sanzioni, pulizia, educazione civica e continuità. Altrimenti il messaggio che passa è devastante: chi sporca vince, chi rispetta perde.

Una strada simbolo della città che si arrende

Via Ammiraglio Rizzo resta un luogo interessante, come tanti luoghi di Palermo. È una strada viva, abitata, attraversata, collegata a pezzi importanti della città. Ma oggi appare come uno di quei luoghi che sembrano essere usciti dal radar della buona amministrazione. Il degrado non nasce in un giorno. Si accumula. Prima è un sacchetto lasciato fuori posto. Poi un angolo sporco. Poi un marciapiede impraticabile. Poi una strada che nessuno guarda più. Alla fine, la città si abitua. E quando una città si abitua al brutto, il brutto diventa paesaggio. È qui che il proverbio “al peggio non c’è mai fine” smette di essere una battuta e diventa una diagnosi urbana. Perché il degrado non si limita a sporcare una strada. Cambia il modo in cui i cittadini percepiscono il luogo in cui vivono. Produce sfiducia. Alimenta rassegnazione. Fa pensare che nulla possa davvero migliorare.

L’amministrazione non può fare finta di non vedere

Il problema di via Ammiraglio Rizzo non è isolato. Riguarda molti quartieri di Palermo, soprattutto quelli meno centrali nell’attenzione politica, mediatica e amministrativa. Ma proprio per questo non può essere trattato come una questione minore. Una città non si governa soltanto nelle piazze più visibili, nei salotti buoni o nelle strade attraversate dai turisti. Si governa anche nei tratti intermedi, nelle vie di passaggio, nei quartieri dove il degrado cresce in silenzio e diventa normalità. Via Ammiraglio Rizzo chiede una cosa semplice: tornare dentro un quadro minimo di dignità urbana. Non serve immaginare miracoli. Serve pulire, controllare, programmare, presidiare. Serve che il Comune e la Rap dimostrino che questa strada esiste, che chi ci vive non è invisibile, che chi la attraversa non deve considerare normale camminare tra sporcizia e abbandono.

La responsabilità civica che manca

C’è poi un altro tema, forse ancora più difficile: il rapporto dei palermitani con la propria città. Palermo è spesso amata a parole e maltrattata nei comportamenti quotidiani. Si pretende decoro, ma si tollera l’abbandono. Si denuncia la sporcizia, ma troppi continuano a produrla. Si chiede più amministrazione, ma si pratica poca cittadinanza. Questo vale in via Ammiraglio Rizzo, ma vale anche in tante altre zone, comprese quelle considerate più curate e borghesi. Il problema non riguarda soltanto i quartieri più fragili. Riguarda una cultura urbana debole, un senso della cosa pubblica intermittente, una fatica collettiva a considerare la strada come casa comune. Eppure non ci si può arrendere. Perché arrendersi significa accettare che ogni settimana sia peggiore della precedente. Significa consegnare Palermo a una lenta discesa verso il basso. Significa trasformare l’incuria in destino.