A pochi giorni dal 34esimo anniversario della strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta, il dibattito attorno al luogo simbolo dell’antimafia si arricchisce di una voce rimasta troppo a lungo inascoltata: quella dei cittadini che quel quartiere lo vivono 365 giorni l’anno. Come già emerso nei precedenti appelli lanciati dalle nostre colonne, in cui gli abitanti denunciavano di essere “dimenticati nel degrado 364 giorni l’anno” chiedendo che la memoria non si riducesse a una passerella isolata per il 19 luglio, i residenti hanno deciso di superare la frammentazione. Si sono formalmente uniti nel neonato Comitato Cittadino Palermo e hanno indirizzato una durissima lettera aperta al Sindaco.
La nota giunge in un clima già surriscaldato dall’acuirsi delle divisioni, tra “memorie separate”, polemiche politiche e dopo gli scontri che hanno trasformato il giorno del ricordo in un terreno di contrapposizione. Questa volta, però, la protesta, accompagnata dalla proposta, non è ideologica, ma logistica e legata alla vivibilità quotidiana.
Il testo della lettera: “Sacralità del ricordo ma rispetto dei residenti”
“Per noi residenti la memoria della strage di Via D’Amelio va celebrata e tutelata sempre, ma crediamo fermamente che questo debba avvenire anche attraverso misure adeguate a salvaguardia delle persone che vivono il quartiere tutto l’anno”, esordisce il Comitato nella lettera aperta. Un concetto chiaro, che ribadisce come la “sacralità del ricordo può e deve convivere con il rispetto dei diritti quotidiani dei cittadini”.
QUI LA LETTERA APERTA IN VERSIONE INTEGRALE
Il Comitato rivela di aver cercato un canale di dialogo istituzionale già il 10 luglio 2026, inviando proposte concrete all’amministrazione comunale. Tra queste, la richiesta di un allaccio temporaneo alla rete pubblica per evitare i fumi tossici dei generatori e l’uso dell’area della Fiera del Mediterraneo come parcheggio alternativo. Proposte, denunciano, rimaste totalmente inevase.
Il paradosso del gruppo elettrogeno sotto il palazzo della strage
“Non avendo ricevuto alcun riscontro, abbiamo appreso del mancato accoglimento di tali soluzioni direttamente dall’avvio dei preparativi”, si legge nel documento. Il Comitato stigmatizza “l’istituzione della zona rimozione e il posizionamento di un gruppo elettrogeno a gasolio sotto i balconi del palazzo di via Mariano D’Amelio, lo stesso edificio colpito nel 1992”. Un paradosso logistico ed emotivo che “costringe i residenti a convivere con emissioni e rumori continui a finestre chiuse”.
Il testo evidenzia una sofferenza strutturale della zona, ricordando come il quartiere subisca regolarmente altre manifestazioni invasive, come il luna park di 15 giorni collegato agli eventi fieristici, i cui impatti acustici e viari gravano interamente sulle spalle degli abitanti.
Al Sindaco, in qualità di custode della salute pubblica, viene chiesto di certificare il rispetto dei requisiti ambientali per il generatore, ma anche un impegno formale a lungo termine: l’attivazione di un tavolo tecnico per risolvere l’inquinamento acustico, visivo e da traffico generato dalle attività del vicino teatro e dai futuri eventi della Fiera, ricorrendo a rilievi fonometrici ufficiali.
Rifiuti abbandonati e “bombe ecologiche” sui balconi
Un altro punto centrale della denuncia riguarda la gestione della pulizia post-evento. I precedenti storici citati dal Comitato non lasciano ben sperare: viene ricordato lo stato di totale abbandono in cui è stata lasciata la zona dopo il “Villaggio della memoria e dell’impegno” del 30 e 31 maggio 2026 e la mezza maratona. In quell’occasione, raccontano i cittadini, “le fascette di plastica utilizzate per l’ancoraggio dei gazebo sono rimaste sparse per terra, mentre i cartoni delle provviste e degli accessori sono stati abbandonati davanti alla casa delle suore di via dell’Autonomia Siciliana”. Furono le stesse religiose a dover ripulire lo scempio per garantire il decoro.
A questo si aggiunge il caos legato alla raccolta differenziata in occasione del 19 luglio. I bidoni dell’umido sono stati imposti all’interno degli atri condominiali per ragioni di sicurezza, ma la situazione è degenerata proprio per la via più esposta: “A causa del palco montato in strada, i contenitori sono spariti per ragioni di ordine pubblico. Ancora una volta, le inefficienze organizzative ricadono interamente sui residenti”.
La conclusione è un appello d’urgenza alle istituzioni per sanare una situazione igienica al limite della tollerabilità in piena estate: “Chiediamo pertanto un intervento straordinario di rimozione dei rifiuti, attualmente accumulati sui nostri balconi a decantare al sole”.
Resta da capire se l’amministrazione comunale risponderà finalmente ai canali ufficiali indicati dal neonato organo cittadino, dimostrando che la legalità e il rispetto delle regole si applicano, anzitutto, garantendo i diritti e la salute di chi presidia ogni giorno il territorio della memoria.






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