Cannata chiedeva conto delle bollette di Siracusa, Italia gli rilancia quelle di Avola: tredicimila utenze quasi tutte senza contatore, acqua fatturata a forfait e 4.010.039,21 euro di progetti esclusi dai fondi regionali. Il sindaco di Siracusa e presidente dell’Ati idrico replica così al deputato di Fratelli d’Italia, che aveva chiesto controlli sui costi di Aretusacque e accusato Italia di aver avvertito i sindaci in ritardo di un contrasto sulla natura della società. “La responsabilità politica che invoca per gli altri vale anche a casa sua”, scrive il sindaco.
Lo scontro politico a Siracusa sulla mozione di sfiducia a Italia
Sullo sfondo, c’è anche una questione politica: la mozione di sfiducia al sindaco di Siracusa presentata da Fratelli d’Italia, insieme a Forza Italia e Pd, che sarà discussa il 18 novembre. Il parlamentare, da giorni, pressa il Mpa, primo alleato del sindaco e con 2 assessori in giunta, per mandare a casa Italia e ricucire lo strappo nel Centrodestra. Appello che, al momento, non è stato accolto dagli autonomisti che stanno giocando la partita a carte coperte. Di certo, l’affondo di Cannata ad Aretusacque non è nuovo soprattutto dopo le nomine del Comitato di Sorveglianza, in cui FdI è rimasta fuori.
La carta di Avola non è nuova: l’aveva già giocata Giuseppe Assenza, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Aretusacque ed esponente del Mpa, vicino al deputato regionale Peppe Carta. Ora la cala il sindaco in persona, con atti e cifre.
Il nodo del controllo
Per capire la polemica serve un passo indietro. Aretusacque, che gestisce l’acqua a Siracusa, è una società mista: il 51 per cento è pubblico, il resto è di un socio privato. Il punto è se sia o no “a controllo pubblico”. Se lo è, valgono regole più rigide, per esempio sugli appalti, e può intervenire l’Anac.
Esistevano due pareri opposti. Il primo escludeva il controllo pubblico. Italia ne ha acquisito un secondo, di segno contrario, e ha convocato l’Assemblea dell’Ati, cioè i sindaci. Il 3 novembre l’Assemblea ha deciso di verificare affidamenti e costi: quali lavori, con quali gare, a che prezzo. L’Anac, per ora, non è coinvolta: Italia la informerà solo “ove ne emergano i presupposti”.
È qui che Cannata attacca: Italia avrebbe informato l’Assemblea soltanto dopo le sue iniziative, e senza chiamare l’Autorità. Il comunicato elenca cosa l’Ati ha fatto, ma non risponde sul quando.
I contatori e l’Arera
Cannata, scrive Italia, “pretende di impartire lezioni di efficienza, trasparenza e tutela delle bollette”. Prima spieghi perché ad Avola, che ha guidato per dieci anni e oggi è amministrata dalla sorella Rossana, si fattura ancora su consumi convenzionali. Già nel 2014 il Comune prevedeva il forfait “nelle more della completa installazione dei contatori”; nel 2021 ne furono comprati trecento, il 2 per cento delle utenze.
Poi la sfida: il Comune dice che le sue tariffe sono approvate dall’Arera? “Indichi gli estremi della predisposizione tariffaria dell’Ati e del provvedimento dell’Autorità”. Il forfait, ricorda Italia, è contestato da Federconsumatori, che ha annunciato una segnalazione all’Arera, ed è finito in tribunale.
I progetti esclusi
Il decreto regionale 927 del 17 giugno 2026 esclude tre progetti di Avola: 2.766.965 euro per i contatori, 800 mila per la condotta di via Petrara, 443 mila per la sorgente Miranda. Ma questi fatti ricadono sotto la sorella di Cannata, non sotto di lui, e le versioni divergono: Italia dice che l’Ati aveva segnalato il rischio di esclusione, Cannata che il Comune aveva inviato quanto richiesto.
Il cronoprogramma che non c’è
Italia ammette che i disagi dei siracusani “sono reali” e dice di aver chiesto al gestore un cronoprogramma degli interventi. Ma il Forum acqua pubblica riferisce che il Comitato di sorveglianza, che rappresenta il socio pubblico al 51 per cento, non ha ritenuto di presentarlo alla città. Il sindaco lo chiede, il comitato di controllo non lo dà. È il nodo politico che la replica non scioglie: Italia è sindaco di una città a secco e presidente dell’ente che dovrebbe vigilare sul gestore. “Mi assumo la responsabilità di pretendere un servizio migliore”, chiude.



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