“Nel giro di 5 giorni due aggressioni ad Augusta ai danni degli agenti di Polizia penitenziaria: il primo culminato con una testata il secondo con una ginocchiata con parecchi giorni di prognosi”. E’ la  denuncia del segretario nazionale del Sippe, Sebastiano Bongiovanni che lancia l’allarme su una situazione difficile nel penitenziario di Augusta.

La situazione denunciata dal Sippe

“Mai ad di Augusta c’erano state tante aggressioni  nessuno si preoccupa, nessuno si domanda il perchè. Noi come sindacato oramai ci sentiamo impotenti davanti ad un’amministrazione sorda ed a pagare sono sempre i colleghi in prima linea. Il Sippe da anni dice che bisogna cambiare totalmente strada e direzione e non dimentichiamo che l’Istituto di Augusta è una reclusione che dovrebbe esserci un regime mirato sulla rieducazione e trattamento, dovrebbe essere più tranquillo invece oramai quotidianamente assistiamo ad eventi critici”.

Detenuti con problemi psichiatrici

Il sindacato chiede interventi immediati, nei mesi scorsi sono state inviate numerose sollecitazioni ai vertici dell’amministrazione penitenziaria regionale.

“Ci auguriamo che qualcuno finalmente si accorga che qualcosa non va ed agisca immediatamente prima che accada l’irreparabile. La prima aggressione opera di detenuto siciliano di Palermo il secondo un extracomunitario entrambi con problemi psichiatrici”.

Mancanza di controlli

Il dirigente nazionale denuncia la mancanza di controlli, in particolare sullo stato di salute dei detenuti con problemi psichiatrici.

“Alla casa di reclusione – dice il dirigente nazionale del Sippe Bongiovanni – di Augusta ci sono molti detenuti con queste patologie in quanto esiste il presidio psichiatrico ci domandiamo però è strutturato con tutti i criteri ed i mezzi idonei? Esistono le terapie idonee per questi detenuti con problemi psichiatrici? Chi deve controllare? Alla C. R. di Augusta ci sono molti detenuti con queste patologie in quanto esiste il presidio psichiatrico: è strutturato con tutti i criteri ed i mezzi idonei? Esistono le terapie idonee per questi detenuti con problemi psichiatrici? Chi deve controllare?”