Ad Avola, tra i Comuni più importanti della provincia di Siracusa, l’acqua si paga. Ma nessuno sa esattamente quanta ne consuma. In città non esistono contatori idrici domestici: il canone viene calcolato in modo forfettario, attribuendo a ogni utenza un consumo standard di 250 metri cubi annui, con una bolletta 2026 che si attesta intorno ai 428 euro.
Un sistema che produce effetti facilmente immaginabili. “La domenica mattina è normale vedere qualcuno che lava l’auto, la veranda, il cortile”, racconta a BlogSicilia un residente. “Tanto la cifra è sempre quella”. L’assenza di misurazione individuale annulla qualsiasi incentivo al risparmio idrico e scarica sull’intera collettività il costo degli sprechi.
A denunciarlo con toni graffianti è l’associazione La Città che Vorrei, che ha pubblicato una nota in cui ripercorre la “inarrestabile scalata del canone idrico dal 2002 a oggi” e fotografa un sistema di gestione definito, senza mezzi termini, “creativo”. I punti critici sollevati sono molteplici: i consumi stimati arbitrariamente; gli ex operai idraulici comunali ricollocati negli uffici amministrativi, con il servizio tecnico appaltato a ditte esterne — “due al prezzo di uno, ma a spese vostre”; il depuratore affidato ai privati da oltre dieci anni, con un appalto che doveva durare nove mesi; i fondi Cipess da un milione di euro per il risparmio energetico della centrale di sollevamento di Gallina, dei quali si sono perse le tracce; e un caso eclatante di dispersione idrica al Pozzo Giordano, dove da una fonte partono 46 litri al secondo ma alla vasca di accumulo ne arrivano appena 14. Dove finiscono gli altri 32, l’associazione non lo sa. E non lo sa nessuno.
Aretusacque SpA: nasce il gestore unico, tra polemiche e ricorsi
Il caos gestionale di Avola non è un’anomalia isolata: è il riflesso locale di un sistema idrico provinciale che per anni ha navigato senza una regia unitaria. La risposta istituzionale è arrivata a fine 2025, con la firma della convenzione che ha dato vita ad Aretusacque SpA, il nuovo gestore unico del servizio idrico integrato per l’intera provincia di Siracusa.
La società è mista: i Comuni detengono il 51% del capitale, garantendo la maggioranza pubblica; il restante 49% è in mano al socio privato, il raggruppamento guidato da Acea Molise, incaricato della gestione operativa e degli investimenti tecnologici. Un’architettura societaria trentennale, costruita anche per intercettare i fondi PNRR destinati all’ammodernamento delle reti idriche. Ma la nascita di Aretusacque non ha spento i conflitti. Li ha, semmai, riaccesi.
Palazzolo Acreide: la battaglia per l’autonomia
Il caso più emblematico è quello di Palazzolo Acreide, che ha scelto la via giudiziaria per difendere la propria gestione autonoma del servizio idrico. A giugno 2025 il Comune ha ottenuto una vittoria al Consiglio di Giustizia Amministrativa: i giudici hanno annullato il diniego dell’ATI di Siracusa, rilevando un vizio di competenza procedurale. A negare l’autonomia a Palazzolo era stato il Direttore Generale dell’ATI, mentre quella decisione spettava al Commissario ad acta. Un errore formale che ha rimesso in gioco tutto.
La Regione ha quindi richiamato in campo lo stesso Giorgio Azzarello — già commissario sull’ATI di Siracusa dal 2020 — affidandogli il compito di riaprire il procedimento e correggerlo nel punto esatto in cui era stato commesso l’errore. In pratica: emettere un nuovo diniego, questa volta firmato dalla persona giusta. Non un riesame nel merito della richiesta di Palazzolo, ma una riedizione formalmente corretta dello stesso no.
E così è andata. A febbraio scorso una commissione tecnica ha espresso parere negativo, ritenendo che Palazzolo non soddisfi i requisiti di legge in termini di efficienza, qualità e sostenibilità dei costi per la gestione autonoma. Il Comune non ha ancora ceduto le reti ad Aretusacque e la partita è tutt’ora aperta: restano percorribili sia le controdeduzioni sia un nuovo ricorso.
Perché la Regione ha mandato i commissari
L’intervento regionale non è stato un atto discrezionale, ma un obbligo di legge che impone a tutte le province siciliane di dotarsi di un gestore unico del servizio idrico integrato. Di fronte all’inerzia dell’Assemblea dei Sindaci dell’ATI di Siracusa, incapace di deliberare nei tempi previsti, la Regione ha esercitato i poteri sostitutivi, nominando commissari ad acta per fare ciò che i sindaci non riuscivano a fare.
A pesare era anche l’urgenza dei fondi PNRR: senza un gestore unico operativo, i finanziamenti europei e nazionali per le reti idriche sarebbero stati inaccessibili. Il commissariamento ha quindi avuto una duplice funzione: sanare l’inadempienza amministrativa e sbloccare le risorse per gli investimenti infrastrutturali.
Avola fa ricorso: stessa forma, ragioni diverse
Anche il Comune di Avola ha impugnato gli atti davanti al TAR di Catania, ma con motivazioni politicamente e giuridicamente distinte rispetto a Palazzolo. Avola non rivendica la gestione autonoma del servizio: contesta le modalità con cui il nuovo gestore è stato imposto.
Il ricorso, promosso dall’amministrazione guidata dal sindaco Rossana Cannata, denuncia l’illegittimità della nomina commissariale, ritenendo che la Regione abbia scavalcato le competenze dei Comuni con una “costituzione coatta” di Aretusacque SpA senza un reale confronto con le amministrazioni locali. Viene contestata anche la mancanza di trasparenza: i sindaci di Avola, Portopalo di Capo Passero, entrambi di FdI, e Francofonte – il Comune di Francofonte è sotto esame della commissione prefettizia per possibili infiltrazioni mafiose – sostengono di essere stati tenuti all’oscuro dei contenuti tecnici ed economici della convenzione trentennale firmata con il socio privato. Il timore principale riguarda l’impatto sulle tariffe: Cannata ha parlato di “logiche partitiche” e “inciuci” che potrebbero far lievitare i costi del servizio per i cittadini.






Commenta con Facebook