Il primario dell’ospedale Umberto I di Siracusa è risultato positivo al coronavirus. L’azienda sanitaria, come da protocollo, ha disposto la quarantena del medico mentre sono in corso gli accertamenti per conoscere con quante persone è entrato in contatto, tra familiari, colleghi ed infermieri.

Nelle settimane scorse, ad essere colpito dal Covid-19 era stato il reparto di Cardiologia con 4 persone coinvolte, tra medici ed infermieri, ma nei giorni scorsi l’Asp di Siracusa ha annunciato di aver provveduto alla completa sanificazione del reparto, al punto che era ripreso a funzionare a pieno ritmo.

Non è chiaro in che modo il primario del pronto soccorso abbia contratto il virus ma al momento nulla si può escludere, tra cui l’ipotesi di essersi incontrato con qualcuno dei positivi di Cardiologia anche se occorre prendere in considerazione la possibilità di un contagio proveniente da uno dei pazienti del pronto soccorso. Ma sotto osservazione da parte dell’autorità sanitaria ci sarebbero altre 5 persone, tra cui un medico e 4 infermieri, la cui condizione sarà valutata per verificare se sono affetti da Covid-19.

Ma secondo la Cgil di Siracusa la situazione è molto più grave, secondo quanto riferito dal segretario generale Roberto Alosi sono “3 medici (il primario del pronto soccorso e due dottori del reparto di medicina d’urgenza) già contagiati e 5 infermieri che hanno appena fatto il tampone per via dei sintomi che riportavano“.

Ed attacca frontalmente la direzione dell’Asp di Siracusa.

“L’Asp avrebbe dovuto provvedere alla continua sanificazione dei locali, tanto più che non c’è separazione fra i pazienti per sospetto contagio e quelli per altra causa, sanificazione che invece non viene fatta o perlomeno non nel modo corretto, e quando l’Azienda afferma di eseguire tutto il protocollo previsto per il Covid 19, mente sapendo di mentire. Così come mente quando afferma che i tamponi sono stati effettuati su tutto il personale dell’ospedale: fino ad oggi non sono stati eseguiti nemmeno su tutto il personale del pronto soccorso (che non è dotato nemmeno delle adeguate protezioni),per quanto questo sia in prima linea e quindi esposto a un elevato rischio di contagio, come noi avevamo denunciato. Se fosse stato possibile, avremmo presidiato il pronto soccorso, main questo momento storico le rivendicazioni sindacali a tutela dei diritti non possono essere che verbali. E dunque rinnoviamo la richiesta di intervento immediato della magistratura, prima chequesta situazione già allarmante non diventi tragica non solo per tutto il personale sanitario ma per tutta la cittadinanza”.

La replica dell’Asp di Siracusa: pronto soccorso aperto

“Tutti i locali degli ospedali dell’Asp di Siracusa – dicono dall’Asp – vengono sottoposti a sanificazione nel caso in cui personale sanitario risulti positivo al tampone. Anche il personale asintomatico viene sottoposto a tampone. In atto la situazione è sotto controllo e a tal proposito si ribadisce ancora una volta ai cittadini la necessità di ricorrere al pre triage in caso di sindrome influenzale, evitando col proprio senso civico il rischio di potere infettare personale sanitario e altri pazienti. Il pronto soccorso rimarrà aperto grazie all’impiego di altro personale che verrà trasferito da altri reparti dello stesso presidio per sostituire i colleghi ricoverati o posti in quarantena in qualsiasi reparto dalle cardiologie ai pronto soccorso”.

Durissima l’analisi della Cisl che attacca l’Asp per la gestione del pronto soccorso che, secondo il sindacato, sarebbe stato usato in parte per il ricovero dei pazienti in attesa dei tamponi.

“Immediata sospensione della disposizione di servizio inviata giovedì scorso, 26 marzo, dal direttore medico dei presidi ospedalieri Umberto I e Rizza e che autorizza il ricovero delle persone in attesa dell’esito del tampone in OBI o in MCAU: ovvero al pronto soccorso” tuonano il segretario generale della  Cisl Ragusa Siracusa, Vera Carasi, e il segretario generale della Cisl Medici, Vincenzo Romano.

“Se il piano aziendale redatto e in via di graduale attuazione aveva disposto che i pazienti non critici fossero, comunque, seguiti, in reparto dedicato, da personale dell’Unità di Malattie infettive, non comprendiamo una disposizione che ha messo a rischio il pronto soccorso. I pazienti che vengono definiti come ‘caso suggestivo’, eseguito il tampone orofaringeo e in attesa dell’esito, dovranno essere ricoverati al pronto soccorso e dotati di mascherina, guanti in lattice, distanziati dagli altri pazienti di almeno due metri e ‘ove possibile’ divisi da un paravento.Qui siamo di fronte ad un evidente atto di superficialità – sottolineano Carasi e Romano – Un provvedimento adottato in maniera inspiegabile e che non tutela il personale sanitario e gli stessi cittadini”.

Ed ancora. “Ci chiediamo – concludono Vera Carasi e Vincenzo Romano riferendosi all’ordine di servizio che, da qualche giorno, sta portando al pronto soccorso e ai centri Covid della provincia medici da altri reparti – se già adesso si assume una strategia estrema, ovvero si attinge alle riserve mediche provenienti da discipline chirurgiche (otorini, oculisti, urologi) con competenze sicuramente non adeguate al compito, cosa avverrà se la situazione dovesse evolvere in peggio. Siamo ancora in tempo per programmare ed arruolare personale qualificato. Ci si muova subito.”

 

Un episodio che è come una tegola per la sanità siracusana dopo le confortanti notizie degli ultimi due giorni con la guarigione di sei pazienti a seguito della somministrazione del Tocilizumab, il farmaco per l’artrite reumatoide. Sono tornati a casa mentre sono in miglioramento le condizioni di altri pazienti, secondo quanto riferito proprio nella mattinata di ieri da una infettivologa dell’ospedale Umberto I. E domani, come annunciato dal responsabile del Distretto sanitario di Siracusa, Antonino Micale, sarà sottoposto ai tamponi il primo gruppo di persone rientrato nelle settimane scorse dal Nord Italia, che è in quarantena, o meglio in isolamento obbligatorio. A Siracusa, per l’occasione, è stato allestito un presidio nell’area dell’ex Onp, nel rione  della Pizzuta. Allo stesso tempo, la direzione generale dell’Asp ha annunciato una task force per la gestione domiciliare dei pazienti che hanno sintomi riconducibili al Covid-19.