ANPASNon solo gestione dell’emergenza, ma costruzione di un nuovo modello di sanità territoriale fondato su rete, co-progettazione e capacità delle comunità di organizzarsi. È il messaggio emerso dalla quinta Conferenza di Organizzazione di Anpas Sicilia, ospitata ad Avola e dedicata al tema “Co-progettare il futuro dell’emergenza sanitaria territoriale”.
L’incontro ha riunito le principali reti del volontariato sanitario presenti nell’isola — Anpas Sicilia, Croce Rossa Italiana e Misericordie — insieme a rappresentanti del sistema dell’emergenza, delle istituzioni regionali, del 118 e della Protezione civile. Al centro del confronto, uno dei nodi più delicati del futuro della sanità siciliana: il rapporto tra sistema pubblico, volontariato organizzato e nuovi modelli di gestione dei servizi territoriali.
Il volontariato come infrastruttura intelligente del territorio
Dal dibattito è emersa una riflessione condivisa: il volontariato sanitario non può più essere considerato soltanto un supporto operativo da attivare nei momenti di difficoltà. In molte aree della Sicilia rappresenta ormai una vera infrastruttura territoriale, capace di garantire presenza, prossimità, formazione, relazione umana e capacità di risposta nei territori più fragili e periferici. Una rete che, soprattutto nelle aree interne, svolge una funzione essenziale non solo nella gestione dell’emergenza-urgenza, ma anche nel mantenimento di un presidio sociale permanente. Un modello che in regioni come Toscana e Piemonte è già parte integrante della governance dei servizi sanitari e dell’emergenza-urgenza, anche attraverso gli strumenti previsti dal Codice del Terzo Settore.
Co-progettazione e sanità territoriale
Ad Avola il confronto si è concentrato sulla necessità di costruire anche in Sicilia un rapporto più stabile e strutturato tra istituzioni e volontariato organizzato, superando una logica puramente emergenziale o residuale. Tra i temi centrali, la co-progettazione come metodo di lavoro tra pubbliche amministrazioni, associazioni e reti territoriali. Salvo Nicosia, di Coplus e Formalab, ha sottolineato la necessità di costruire obiettivi realmente condivisi tra soggetti diversi, evidenziando come oggi la vera sfida non sia soltanto organizzare servizi, ma rafforzare capacità territoriali permanenti. Una riflessione che assume un peso ancora maggiore in una fase storica in cui emergenze climatiche, pressione sanitaria e fragilità sociali stanno modificando profondamente il concetto stesso di emergenza, sempre meno episodica e sempre più strutturale. Nel corso della giornata si è discusso anche di sostenibilità economica delle associazioni, rapporto tra appalti pubblici e funzione sociale del volontariato, qualità dell’assistenza territoriale e necessità di investire in formazione, innovazione e capacità organizzativa.
L’intervento del direttore della Protezione civile siciliana Salvo Cocina
Nel corso del confronto è intervenuto telefonicamente anche Salvo Cocina, direttore della Protezione civile della Regione Siciliana, che ha richiamato il ruolo decisivo del volontariato nella prevenzione, nella gestione delle emergenze e nella costruzione di comunità più preparate e consapevoli. Dal suo intervento è emersa l’idea che il volontariato non debba essere considerato soltanto una risorsa da attivare nei momenti di crisi, ma una componente stabile del sistema di Protezione civile. Una presenza capace di rafforzare il presidio dei territori, favorire la cultura della prevenzione e migliorare la capacità delle comunità di reagire a eventi sempre più complessi, dai rischi ambientali alle emergenze climatiche.
Una fotografia del volontariato sanitario siciliano
La conferenza di Avola ha restituito una fotografia significativa del volontariato sanitario siciliano contemporaneo: operatori, giovani volontari, soccorritori, dirigenti associativi e rappresentanti delle istituzioni riuniti nello stesso spazio per discutere non solo dell’oggi, ma soprattutto del futuro. La discussione ha messo in evidenza come la resilienza territoriale non dipenda esclusivamente da infrastrutture e strumenti tecnici, ma anche dalla qualità delle relazioni sociali, dalla partecipazione dei cittadini e dalla capacità delle istituzioni di lavorare insieme alle reti civiche e associative. In questa prospettiva, il volontariato diventa un elemento strategico: non solo soccorso, ma educazione, prossimità, responsabilità condivisa e costruzione quotidiana di sicurezza collettiva.
Colaleo, “il volontariato è parte delle politiche territoriali”
Nel corso degli interventi è emersa più volte la necessità di rafforzare il dialogo tra volontariato, istituzioni e territori, anche alla luce delle trasformazioni che stanno attraversando il sistema sanitario e quello dell’emergenza. “Il volontariato non può essere considerato soltanto un supporto operativo del sistema emergenza-urgenza — ha dichiarato Lorenzo Colaleo, presidente di Anpas Sicilia — ma una componente essenziale nella costruzione delle politiche territoriali. Fare rete oggi significa rafforzare le associazioni, valorizzare i territori e costruire insieme modelli più vicini ai cittadini”. Sulla stessa linea Stefano Principato, presidente regionale della Croce Rossa Italiana: “Mettere insieme esperienze, competenze e visioni diverse è la strada giusta perché il futuro dell’emergenza sanitaria territoriale passa dalla capacità del volontariato di presentarsi unito e dialogare in maniera strutturata con le istituzioni”.
Verso un nuovo patto tra istituzioni e volontariato
La conferenza si è chiusa con una consapevolezza condivisa: il futuro dell’emergenza sanitaria territoriale passa dalla capacità di costruire alleanze stabili tra sistema pubblico e volontariato organizzato. Non basta rispondere alle crisi quando si presentano. Occorre preparare i territori, formare le comunità, valorizzare le competenze associative e costruire modelli di governance capaci di integrare prossimità, professionalità e partecipazione. Da Avola arriva dunque un messaggio chiaro: il volontariato sanitario siciliano chiede di essere riconosciuto come parte attiva della programmazione territoriale. Non ai margini del sistema, ma dentro una visione nuova della sanità e dell’emergenza, più vicina ai cittadini e più capace di affrontare le fragilità del presente.






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