• Indagine della Procura su un’azienda di autotrasporti del Siracusano
  • L’amministratore ed un collaboratore accusati di estorsione e sfruttamento del lavoro
  • Costringevano con le minacce gli autisti a turni massacranti

Gli agenti della Polizia stradale di Siracusa hanno eseguito una misura cautelare nei confronti dell’amministratore unico e del suo diretto collaboratore di una nota società di autotrasporti del Siracusano.

Le accuse

Sono ritenuti responsabili, in concorso fra loro, dei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estorsione, violenza e minaccia finalizzata alla commissione di reato e falsità ideologica.

Le misure cautelari

Il provvedimento, che si è tradotto nel divieto per un anno  “di esercitare uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese ed il divieto di dimora nel comune di Carlentini” è stato emesso dal Gip del Tribunale di Siracusa su richiesta del Procuratore aggiunto Fabio Scavone e dal sostituto Gaetano Bono.

Le indagini

Le misure sono state adottate nell’ambito delle attività di contrasto alle violazioni al regolamento europeo sui tempi di guida e riposo dei mezzi destinati al trasporto merce. In particolare,  nel mese di marzo del 2019 sulla scorta di alcune segnalazioni, i magistrati della Procura di Siracusa, avvalendosi del personale Polizia stradale di Siracusa e Lentini, avviarono le indagini.

Imposti turni massacranti

Attraverso l’esame dei tracciati digitali riferibili ai tempi di percorrenza, lo scambio di messaggi su whatsApp e le testimonianze, accertarono che l’amministratore unico ed un dipendente, con una certa regolarità e dietro la minaccia del licenziamento, avrebbero imposto ai propri autisti massacranti e lunghe ore di guida obbligandoli a ritmi serrati sottoponendoli, in tal modo, a condizioni di assoggettamento.

“Pericoli per la vita”

Inoltre, secondo quanto emerso nella ricostruzioni dei magistrati, gli indagati, quando gli autisti incappavano nelle sanzioni, avrebbero costretto le vittime ad assumersi ogni responsabilità. “Le condotte degli indagati, rilevano pertanto una pericolosità sociale tale da mettere a rischio, non solo la salute e la vita dei propri dipendenti ma anche quella degli utenti della strada”.