Il Centro Studi CNA Siracusa mette nero su bianco quanto è costato al territorio il blocco dell’aeroporto di Catania. Una stima prudenziale, sottoposta a tre verifiche incrociate, che fotografa un danno diretto compreso fra 6 e 8 milioni di euro e un effetto che non si è esaurito con la riapertura dello scalo
Un’estate compromessa nel momento più delicato
La chiusura dell’aeroporto di Catania, scattata il 6 agosto per l’attività eruttiva dell’Etna, è arrivata nel cuore della stagione turistica più remunerativa dell’anno, quella che tradizionalmente vale il picco degli incassi. Nove giorni di stop totale, fino al pomeriggio del 15 agosto, seguiti da altre tre giornate di arrivi contingentati prima del pieno ripristino, la mattina del 18. Solo nella prima settimana sono stati cancellati 710 voli sui 1.974 programmati, pari al 36%, mentre 630 sono stati dirottati su altri scali. Per Siracusa, che dipende da Catania per la quasi totalità degli arrivi via aria, il colpo è stato immediato e diretto.
I numeri della rilevazione
Per uscire dal terreno delle impressioni, il Centro Studi CNA ha condotto tra il 17 e il 20 agosto un’indagine flash su 61 imprese di 12 comuni, tra alberghi, extra-alberghiero, ristorazione e servizi turistici. Delle 47 aziende che hanno quantificato il danno in euro, 45 sono state considerate nei calcoli — due dichiarazioni di importo particolarmente elevato e non verificabile sono state escluse per prudenza — per un totale dichiarato di circa 380mila euro di perdite dirette, riferite a 3.200 tra clienti, prenotazioni e servizi persi in via definitiva. La ristorazione risulta il comparto più colpito, davanti ad alberghiero, servizi turistici ed extra-alberghiero.
Dal campione alla stima provinciale
Applicando il danno medio dichiarato all’universo delle 1.761 imprese ricettive e di ristorazione censite in provincia (dati Unioncamere-InfoCamere), e ipotizzando che la crisi abbia colpito fra il 40% e il 55% del tessuto imprenditoriale, il Centro Studi arriva a un intervallo compreso fra 5,9 e 8,1 milioni di euro, comunicato in forma arrotondata come “fra i 6 e gli 8 milioni di euro”. La scelta della forbice non è casuale: oltre nove rispondenti su dieci dichiarano un danno, ma la CNA ha corretto al ribasso questa incidenza, presumendo che le imprese più colpite siano state anche le più propense a rispondere al questionario.
Tre verifiche indipendenti
A dare solidità alla stima concorrono tre controlli condotti su basi diverse, nessuno dei quali utilizza il risultato che intende verificare. Il primo sostituisce alla media il dato mediano, meno sensibile ai casi estremi, e restituisce comunque un intervallo fra 3,4 e 4,7 milioni: più basso, ma dello stesso ordine di grandezza. Il secondo ricostruisce il danno dai soli flussi aeroportuali, calcolando in circa 60mila i passeggeri mancati nei giorni di chiusura: a seconda del tasso di recupero ipotizzato, la mancata spesa nel siracusano oscilla fra 1,4 e 4,5 milioni, coprendo da sola una quota tutt’altro che marginale della stima complessiva. Il terzo rapporta il danno al valore economico dell’intero mese di agosto, stimato fra 38 e 45 milioni di euro di spesa turistica diretta, e conferma la coerenza dell’intervallo comunicato.
L’effetto si è esteso oltre la chiusura
Il dato più critico riguarda la fase successiva alla riapertura. Il 57% delle imprese segnala infatti un rallentamento delle nuove prenotazioni, con un calo medio del 38%: un elemento che pesa sulla stima complessiva quanto, se non più, dei giorni di stop aereo, e che trasforma l’emergenza in un’onda lunga più che in un evento isolato. Il contesto rende la battuta d’arresto ancora più amara: quasi due imprese su tre dichiarano che, prima dell’eruzione, l’andamento della stagione era migliore rispetto al 2025. Non un’annata debole interrotta, ma una crescita spezzata sul più bello.
Il Sud-Est siciliano oltre Siracusa
Estendendo per analogia i parametri alle province di Catania e Ragusa, il Centro Studi stima un danno per l’intero Sud-Est compreso fra 20 e 26 milioni di euro, calcolato con due metodi indipendenti che convergono su intervalli sovrapponibili. Il dato regge il confronto con le valutazioni già circolate sulla stampa economica, che indicavano 12-24 milioni per l’intera Sicilia nella sola prima settimana di chiusura: un perimetro più ampio ma temporalmente più circoscritto rispetto a quello siracusano, che invece include anche la coda dell’emergenza.
Cosa resta fuori dal conteggio
La stima, per scelta dichiarata, esclude gli oltre 5.500 affitti brevi non imprenditoriali, l’indotto e le perdite future legate al rallentamento delle prenotazioni tuttora in corso. Sono tutte componenti che, secondo il Centro Studi, spingono il danno reale verso l’alto, rendendo la parte superiore dell’intervallo comunicato quella più vicina al costo effettivo complessivo. Una seconda rilevazione, prevista a fine ottobre a stagione conclusa, dovrà misurare il danno consolidato.
Le voci di CNA Siracusa
Sul fronte delle infrastrutture interviene la presidente di CNA Siracusa, Rosanna Magnano: “Questi numeri confermano che non possiamo più permetterci di affrontare ogni emergenza come un fatto imprevedibile. Bisogna prevedere soluzioni strutturali, valorizzando lo scalo di Comiso anche attraverso una rimodulazione degli investimenti già previsti e nuovi investimenti infrastrutturali, sia in termini stradali sia in termini ferroviari, per garantire alla provincia di Siracusa una vera alternativa operativa in caso di crisi”. Sulla stessa linea il presidente di CNA Turismo Siracusa, Fabio Salonia: “I dati raccolti dal Centro Studi fotografano un danno reale, concentrato in poche settimane ma destinato a farsi sentire ancora a lungo sulle prenotazioni. Il comparto va sostenuto anche attraverso strumenti mirati, capaci di compensare i danni subiti in una stagione che si preannunciava in crescita e che l’emergenza ha bruscamente interrotto, senza disperdere il lavoro fatto dalle imprese in questi mesi”.
Un monitoraggio, non un punto fermo
Il Centro Studi CNA insiste su un aspetto: non si tratta di una misurazione ma di una stima prudenziale, con ipotesi dichiarate e calcoli replicabili. I numeri odierni, si legge nella nota, “rappresentano l’avvio del monitoraggio, non la sua conclusione”. Un impianto metodologico trasparente, utile a chi dovrà valutare eventuali misure di sostegno, ma che lascia aperta una domanda destinata a tornare d’attualità a fine stagione: quanto di questo danno sarà davvero recuperabile, e quanto si sarà invece consolidato come perdita strutturale per la filiera turistica del Sud-Est siciliano.






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