Tre Hub per l’ictus nella stessa città, mentre la Sicilia sud-orientale resta a guardare? È il rischio che agita l’Osservatorio Civico Siracusa, dopo le notizie informali sulla possibile realizzazione di un terzo centro per lo Stroke a Catania. Un’ipotesi che solleva una domanda scomoda per la Regione: nella rete dell’emergenza ictus conta di più dove si concentrano gli specialisti o quanto tempo impiega un paziente a raggiungere il centro che può salvargli la vita?

Ictus, ipotesi terzo Hub a Catania? L’Osservatorio civico: “Il terzo centro a Siracusa”

 La mappa della sanità sotto accusa

La questione non è una disputa tra campanili, ma riguarda l’organizzazione di una rete chiamata a intervenire quando il tempo può fare la differenza tra la sopravvivenza e conseguenze gravemente invalidanti.

A Catania esistono già due Hub, il Cannizzaro e il Garibaldi, situati a pochi chilometri l’uno dall’altro. L’eventualità di un terzo centro nell’area etnea, appresa informalmente dall’Osservatorio, riporta così al centro una domanda: è davvero questa la scelta che risponde meglio alle esigenze dell’intera popolazione siciliana?

La preoccupazione – come ricordano gli esponenti dell’Osservatorio Salvo Sorbello, Donatella Lo Giudice, Alberto Leone e Franco Cirillo -riguarda soprattutto le province di Trapani, Agrigento, Ragusa e Siracusa, che secondo i firmatari rischiano di restare penalizzate da una distribuzione dei servizi non sufficientemente attenta alle esigenze dei territori periferici.

Gli specialisti non bastano

Nella nota indirizzata all’assessore regionale alla Salute viene richiamata la rete siciliana per l’infarto miocardico acuto (IMA), indicata come esempio di risposta organizzativa efficace. Diverso il giudizio sulla rete Stroke, che sarebbe stata disegnata privilegiando la presenza di professionisti competenti rispetto a una distribuzione razionale degli Hub sul territorio.

Il passaggio più netto della nota è questo: “E’ sbagliato voler continuare ad individuare gli Hub sulla base di dove operano gli specialisti esperti anziché, come sarebbe invece indispensabile, prendendo in considerazione i tempi di percorrenza, le tempistiche per raggiungere gli Hub stessi.”

Non è una critica alla professionalità dei medici, ma al criterio con cui vengono individuate le sedi dei centri di riferimento. Le competenze sono indispensabili, ma devono essere inserite in una rete organizzata per rispondere rapidamente alle emergenze.

Una corsa contro il tempo

Nell’ictus ischemico ogni minuto conta. Prima di arrivare al trattamento, il paziente deve attraversare una sequenza di passaggi: la chiamata al 118, il trasporto in ospedale, la valutazione neurologica, gli esami diagnostici e la scelta della terapia più appropriata. Se necessario, si aggiunge il trasferimento verso un centro attrezzato per eseguire la procedura interventistica.

È la somma di questi tempi a rendere decisiva l’organizzazione della rete. L’Osservatorio richiama nella nota una finestra temporale di quattro ore per il trattamento dell’ictus ischemico. Le indicazioni cliniche distinguono, tuttavia, tra le diverse terapie e prevedono finestre differenti in base alle condizioni del paziente e ai criteri di selezione.

Il principio resta quello indicato dai firmatari: la programmazione sanitaria deve ridurre i ritardi e assicurare un’assistenza efficace anche a chi vive fuori dalle principali aree metropolitane.

La terza struttura? Siracusa

Dalla critica alla proposta il passo è breve. Se la Regione sta valutando un terzo centro per la Sicilia sud-orientale, l’Osservatorio chiede che venga collocato a Siracusa, anziché aggiungere un’altra struttura nell’area catanese. La richiesta è esplicita: “Nel disegnare una rete per l’ictus è positivo che si parli di una terza struttura nella Sicilia sud-orientale ma deve essere necessariamente allocata a Siracusa.”