Sovraffollamento cronico, caldo asfissiante, ascensori fuori uso da otto mesi e persino la comparsa di serpenti tra le scale dei blocchi detentivi. È il quadro drammatico che emerge dalla relazione del Garante dei diritti delle persone detenute del Comune di Siracusa, stilata dopo la visita ispettiva alla Casa Circondariale di Cavadonna del 27 luglio scorso e datata 30 luglio 2026.
La situazione
Al momento del sopralluogo i detenuti presenti erano 724, contro una capienza che da settimane oscilla stabilmente sopra le 700 unità: una settimana prima erano 736. Un dato, si legge nel documento, “fortemente oscillante ma stabilmente critico”, che si somma alla morsa di calore di questi giorni. A differenza degli anni passati, denuncia il Garante, nelle aree passeggio non sono più presenti nebulizzatori d’acqua: i detenuti possono contare solo su un punto W.C. con un singolo rubinetto. Molti passeggi al mattino e al pomeriggio non vengono nemmeno fruiti per l’eccessiva calura, con un aumento degli accessi all’infermeria anche solo per controlli di pressione.
Condizioni igieniche precarie
Il report segnala poi una situazione igienico-sanitaria “inaccettabile”: parassitosi da letto, presenza ormai conclamata di ratti nelle aree esterne e, in due occasioni, avvistamenti di piccoli serpenti, uno lungo le scale di un blocco detentivo e uno nei pressi dell’area sanitaria. Il Garante riconosce che la Direzione ha attivato le procedure di derattizzazione e ha acquistato nuovi materassi per sostituire quelli contaminati, ma chiede fermezza: “La dignità dei ristretti e la sicurezza igienica dei lavoratori non ammettono assuefazione”, scrive nella relazione, ribadendo che il fenomeno non può essere derubricato a “fattore endemico”.
Gli ascensori rotti: 8 su 8
Tra i capitoli più gravi c’è quello degli ascensori: otto impianti su otto risultano fuori servizio da circa otto mesi. Il ripristino costerebbe tra i 30mila e i 35mila euro, ma i fondi devono arrivare dal Provveditorato regionale (PRAP Sicilia), attualmente in coda con altre 23 richieste dagli istituti siciliani. Nel frattempo, denuncia il Garante, i detenuti che stanno male vengono trasportati “a braccio” fino all’infermeria del primo piano, con episodi di persone urtate contro le ringhiere o adagiate a terra nei corridoi durante il trasporto. Anche i carrelli del vitto e dell’acqua vengono saliti a piedi dagli stessi detenuti incaricati.
Il fronte sanitario
Critica anche la situazione sanitaria: il numero di medici disponibili è definito “improponibile”, con turni che non trovano il cambio e personale costretto al cosiddetto “smonto negato”, cioè a restare in servizio oltre l’orario. Il Garante rilancia la proposta di realizzare a Cavadonna un poliambulatorio interno con apparecchiature diagnostiche moderne, per ridurre i trasferimenti esterni.
La sicurezza
Non va meglio sul fronte della sicurezza: durante la visita il Garante ha assistito a una violenta lite tra due detenuti, con ferite che hanno richiesto punti di sutura e accertamenti per sospette fratture. In quel momento un solo agente presidiava quattro livelli detentivi. La carenza di organico di Polizia Penitenziaria è definita “livello d’allarme rosso”, con il Nucleo Traduzioni e Piantonamenti sotto organico e lo stesso comandante di reparto costretto a coprire più ruoli contemporaneamente.
Nella relazione trova spazio anche una critica a una disposizione del PRAP Sicilia che vieta l’acquisto tramite sopravvitto di Gatorade e altri integratori idrosalinici, oltre che di farine, lieviti e dolci. Una scelta che il Garante giudica “irragionevole” viste le temperature estreme e i casi di svenimento legati alla sudorazione.
Nelle conclusioni, il Garante chiede un intervento “straordinario e urgente” da parte di Ministero, PRAP e autorità competenti. “Il dovere delle istituzioni è agire secondo l’ordine e secondo il diritto”, scrive, sollecitando lo sblocco dei fondi per gli ascensori, il potenziamento del personale sanitario e di polizia penitenziaria e la revisione delle restrizioni sul sopravvitto, in nome del rispetto dell’articolo 27 della Costituzione.






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