Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministero dell’Interno, ha deliberato il commissariamento del Comune di Francofonte per infiltrazioni mafiose. Il provvedimento segna l’epilogo di un’articolata attività ispettiva che ha confermato il condizionamento della criminalità organizzata sulla gestione della cosa pubblica. Il Municipio sarà gestito da una Commissione straordinaria per la durata di diciotto mesi.
L’ombra del clan Nardo e l’inizio dell’inchiesta
La vicenda ha iniziato a delinearsi nell’agosto del 2025, quando il Viminale diede il via libera all’insediamento di una Commissione prefettizia L’input investigativo nacque dai sospetti legati a un esponente della stessa amministrazione comunale, ritenuto vicino a una società riconducibile alla propria famiglia e sospettata di avere legami con Cosa nostra. Il territorio di Francofonte, insieme a Lentini e Carlentini, è infatti considerato dagli inquirenti sotto l’influenza del clan Nardo, storica cosca alleata dei Santapaola di Catania.. Le indagini hanno dovuto verificare se l’attività amministrativa fosse stata effettivamente piegata agli interessi dei clan, infiltratisi nell’economia legale e negli appalti pubblici.
Dall’ispezione prefettizia al decreto di scioglimento
L’insediamento dei commissari il 21 agosto 2025 aveva già scosso il panorama politico locale, portando al congelamento dell’adesione del sindaco Daniele Lentini a Fratelli d’Italia. Durante i mesi di istruttoria, la Commissione ha vagliato atti e procedure, concentrandosi in particolare sui servizi tecnici e finanziari. Il Partito Democratico locale aveva espresso da subito una posizione dura, parlando di un’amministrazione caratterizzata da opacità e mancanza di confronto con l’opposizione. Il senatore Antonio Nicita (Pd) aveva allora lanciato un appello alla mobilitazione, sottolineando l’allarme per il tentativo della mafia di “dettare le regole pure al Comune”
Il terzo Comune sciolto per mafia nel Siracusano
Con la decisione di oggi, Francofonte entra tristemente nella cronaca dei comuni siracusani che hanno subito il medesimo provvedimento: prima dell’ente francofontese, erano stati sciolti per mafia solo Augusta nel 2013 e Pachino nel 2019. Nel 2019 anche Avola subì un’ispezione prefettizia, che tuttavia si concluse senza trovare prove di condizionamento mafioso.






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