Francesco Italia è sindaco di Siracusa e da qualche settimana commissario regionale di Azione in Sicilia. Un incarico che ha già lasciato il segno: la sua nomina ha accelerato la fuoriuscita di Sonia Alfano, che ha lasciato il partito rivendicando la necessità di un congresso. Italia minimizza lo strappo e va avanti, con un’agenda che mescola le beghe interne di un partito in cerca di identità e le urgenze concrete di una città alle prese con la crisi sulla gestione idrica, un contenzioso milionario con la Regione e la partita aperta della privatizzazione della SAC.
Su quest’ultimo tema Italia non si nasconde: la privatizzazione è giusta, dice, ma a una condizione, che gli obiettivi strategici per il territorio del sud est siano vincolanti. E sulla frammentazione degli scali siciliani, con Palermo e Catania che si fanno concorrenza invece di fare sistema, non risparmia critiche alla classe politica italiana, accusata di ragionare in termini elettorali anziché strategici. BlogSicilia lo ha intervistato
Senta, Italia. Lei da qualche settimana è il commissario regionale di Azione. Una scelta che ha creato uno strappo culminato con la fuoriuscita di Sonia Alfano, andata via sbattendo la porta. Alfano ha criticato questa decisione perchè auspicava un congresso e non un commissariamento. Cosa ha da dire in merito alla questione?
Non mi pare si sia consumato alcuno strappo. L’onorevole Alfano ha semplicemente scelto di intraprendere un percorso politico differente.
Alfano l’ha presa di mira per via dei suoi alleati nella giunta a Siracusa soprattutto per la presenza del Mpa e di -riferisce Alfano- esponenti vicini alla Dc. Come replica?
Non ho replicato e non intendo farlo. Peraltro una buona parte delle cosiddette accuse sono semplicemente false. Non ho mai avuto in giunta né in consiglio, né prima né adesso alleati dc, né ho mai conosciuto l’on Cuffaro. Ma ciò non fa di me un politico o un amministratore migliore o peggiore di altri.
Etica e legalità sono una pre condizione dell’agire politico. Pensare che la linea di un partito nazionale che aspira a incidere profondamente sulla società possa essere determinata dalla lista di buoni e cattivi, e da questo arrembante sensazionalismo giustizialista, a mio giudizio, significa non avere la più pallida idea di governo. Nella mia vita privata posso scegliere con chi andare a bere il caffè. In consiglio, in parlamento, nei contesti democratici ci si confronta e si lavora con soggetti eletti dai cittadini, indipendentemente dal tuo giudizio su di loro. Le alleanze vanno costruite sulla base di contenuti e programmi di governo.
Quale è la posizione politica di Azione nei confronti del Governo regionale? Spesso Calenda ha parlato di commissariamento della Sicilia. È una posizione che il partito sposa ancora?
Quella del commissariamento è una linea che il segretario di Azione ha proposto non solo per la Sicilia ma anche per altre regioni vittime e/o complici di sistemi di governo inaccettabili. Considero il voto segreto una delle più grosse aberrazioni del nostro parlamento regionale.
Ritengo che sulla sanità sia assolutamente doverosa una vera e propria rivoluzione ma come sindaco di Siracusa non posso che apprezzare quanto fatto da questo e dal precedente governo per dotare la mia città di una struttura degna di questo nome. Trovo anche molto positivo aver finalmente avviato l’iter per la realizzazione di due grande infrastrutture per la termovalorizzazione. È abbastanza? No. Le condizioni in cui versano i liberi consorzi, in particolare quello di Siracusa e l’assoluta non curanza della politica regionale – ma anche di quella nazionale – su questo tema, dimostra una grave sottovalutazione delle reali esigenze dei cittadini dei nostri territori. Penso alle scuole di secondo grado, alle strade, all’illuminazione pubblica provinciale, alle aree interne…
A proposito del rapporto con la Regione. La sua amministrazione è alla prese con un contenzioso per il parcheggio Talete di circa 10 milioni di euro…
Un contenzioso che nasce da fatti degli anni ’80 e ’90 e che da tre anni, anche grazie a una legge regionale, proviamo in ogni modo a comporre prima che si definisca il giudizio d’appello. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta: una proposta concreta, nessuna scorciatoia, risorse già pronte e stanziate in bilancio per definire la vicenda nell’interesse pubblico dei due enti. Mi auguro davvero, avendo più volte rivolto accorati appelli al Presidente Schifani e alla deputazione, che la Regione voglia definire al più presto un accordo equilibrato, nell’interesse reciproco e che non metta a rischio il lavoro straordinario fatto in questi anni sui conti del Comune di Siracusa.
Siracusa, la città che amministra, sta affrontando un difficile momento di passaggio nella gestione del servizio idrico fognario con disagi per la cittadinanza e un passaggio complicato dal vecchio al nuovo gestore. Come potrà risolversi la situazione?
Si tratta di un passaggio certamente complicato che pesa già sulla vita di migliaia di cittadini e sull’immagine della città, e non ho intenzione di minimizzarlo. Lo seguo da vicino, giorno per giorno. Pretenderò che il nuovo gestore rispetti tempi e obblighi del servizio e userò ogni strumento a disposizione dell’amministrazione per tutelare i cittadini siracusani.
La Sac corre verso la privatizzazione. È una scelta che condivide? Perché e che ricadute avrebbe su Siracusa?
La privatizzazione della SAC è a mio giudizio una scelta giusta se gestita con attenzione e trasparenza. Aeroporti privati significano capitali privati, e la SAC ha bisogno di investimenti che il pubblico non è stato in grado di garantire a partire dai collegamenti tra lo scalo e le città, che restano una delle esigenze più impellenti sotto il profilo delle infrastrutture. Per Siracusa questo non è un tema astratto: l’aeroporto di Catania è la nostra porta d’ingresso turistica principale, e ogni miglioramento su accessibilità, capacità e connessioni internazionali si traduce direttamente in opportunità per la nostra economia. La condizione è che la privatizzazione diventi uno strumento di pianificazione di tutto il sud est e che gli obiettivi strategici per il territorio siano vincolanti.
Il maggiore competitor sotto l’aspetto turistico è la Spagna che ha una gestione unica e pubblica degli scali aeroportuali. In Italia ed in Sicilia ci sono tanti gestori, pubblici e privati, e capita che nella stessa Sicilia Palermo e Catania siano concorrenti. Ma non è un controsenso oltre che essere controproducente?
Il confronto con la Spagna è utile ma va fatto fino in fondo. Siamo assai lontani dal modello spagnolo su quasi tutto: dall’energia alle infrastrutture, da scelte strategiche sbagliate accumulate in decenni che oggi pesano sulla competitività del Paese. La frammentazione degli scali italiani e di quelli siciliani – con Palermo e Catania che si fanno concorrenza invece di costruire una rete – è uno dei tanti sintomi di questo problema sistemico. Uscirne richiede due cose che in Italia scarseggiano: una classe politica capace di ragionare in termini strategici e non elettorali, e la forza di tenere a distanza i populismi — di destra e di sinistra — che su questi temi seminano demagogia e bloccano qualsiasi riforma seria capace di incidere realmente sul presente e sul futuro dei nostri territori






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