Mercoledì 27 maggio, alle 18,30, davanti alla Prefettura di Siracusa andrà in scena un sit-in promosso dal Forum Provinciale per l’Acqua Pubblica. Con i comitati di quartiere e gli operatori economici ci sarà anche la CGIL provinciale: il segretario Franco Nardi e il responsabile della Camera del Lavoro Alessandro Acquaviva denunciano “un’emergenza igienico-sanitaria che colpisce le fasce più vulnerabili” e attaccano chi si «trincera dietro il silenzio». Una piazza che protesta. Ma la piazza è la superficie di qualcosa di più profondo: uno scontro politico sul controllo dell’acqua in una provincia che non riesce a decidere a chi affidarla.

Il contesto: reti colabrodo e un Far West gestionale

I sintomi dell’emergenza sono noti. Ortigia senz’acqua durante le rappresentazioni classiche al Teatro Greco, con i turisti in camera e i bed and breakfast nel caos. L’autobotte della Protezione civile in via Isonzo alla Borgata Santa Lucia, con i residenti che riempiono taniche di acqua non potabile. Una rete idrica che disperde oltre il 50% dell’acqua immessa. Ad Avola, quarta città della provincia, non esistono nemmeno i contatori: gli utenti pagano una tariffa forfettaria indipendentemente dai consumi reali, con dispersioni documentate e incontrollate. Un sistema che funziona come un secchio bucato, gestito per anni senza una regia unitaria.

Nasce Aretusacque ed è scontro

La risposta istituzionale si chiama Aretusacque SpA, il gestore unico del servizio idrico integrato costituito a fine 2025: 51% ai Comuni, 49% al raggruppamento guidato da Acea Molise, convenzione trentennale pensata anche per intercettare i fondi PNRR. Ma la società nasce dentro una tempesta politica che ne ha paralizzato l’operatività prima ancora di cominciare.

Il primo fronte è giuridico. Avola e Portopalo di Capo Passero — entrambe guidate da sindaci di Fratelli d’Italia — insieme a Francofonte hanno impugnato al TAR di Catania la nomina del commissario ad acta regionale che ha imposto l’adesione alla società mista. La sindaca di Avola Rossana Cannata ha parlato di “logiche partitiche” e “inciuci”, denunciando che i Comuni siano stati tenuti all’oscuro dei contenuti economici della convenzione trentennale. Il TAR si esprimerà a dicembre 2026. Nel frattempo, tutto resta in proroga, una condizione che esclude per definizione qualsiasi investimento strutturale sulle reti.

Lo strappo nel centrodestra: FdI contro l’asse Carta-Italia-Gennuso

Ma il fronte più rivelatore è quello interno al centrodestra. La nascita di Aretusacque ha aperto una frattura che non si è mai del tutto richiusa: le nomine nel Comitato di Sorveglianza della nuova società — organo che esercita un controllo concreto e duraturo su un servizio trentennale — sono state pilotate da un asse trasversale composto dal deputato regionale dell’Mpa Giuseppe Carta, dal sindaco di Siracusa e commissario regionale di Azione  Francesco Italia, e dal deputato regionale di Forza Italia Gennuso.

Fratelli d’Italia si è dichiarata contraria a quella rosa. Uno strappo che va al di là delle nomine: chi siede nel Comitato di Sorveglianza di una società che gestisce l’acqua di un’intera provincia per trent’anni ha un certo potere che vale molto più di una poltrona. La posta in gioco è il controllo di un’infrastruttura essenziale, con tutto ciò che comporta in termini di tariffe, appalti, investimenti.