C’è un’inchiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catania sulla recrudescenza degli attentati del racket delle estorsioni avvenuti a Siracusa e l’ultimo in ordine di tempo ad Avola nell’ultimo mese e mezzo.

Mafia, le bombe contro i negozi nel Siracusano, la Dda apre un’inchiesta

Il ritorno di Cosa Nostra

L’ipotesi è che un pezzo di Cosa Nostra siracusana abbia deciso di rialzare la testa dopo un periodo “in sonno” a causa delle detenzione di alcuni colonnelli dei clan, adesso tornati in libertà ed intenzionati a riprendere le redini del comando nella disgregata galassia della criminalità organizzata.

La pista dei magistrati

I magistrati starebbero seguendo questa pista ma ci sarebbero altri filoni investigativi attorno alla vicenda, di certo la catena di attentati, ben due nel volgere di pochi giorni, alla famiglia Borderi, leader della ristorazione di Ortigia, il notissimo centro storico di Siracusa, ha creato molta preoccupazione.

Il messaggio delle bombe

Certo, immaginare che la stessa famiglia si pieghi al pizzo è quasi impossibile, da un lato perché le stesse vittime hanno espresso la loro intenzione di non volersi genuflettere, dall’altro, e cosa più importante, sugli imprenditori ci sono adesso i riflettori delle forze dell’ordine e dei magistrati, per cui sono un obiettivo sensibile. Ed allora, quale è il messaggio? Perché accanirsi contro di loro?

La chiave di lettura

Secondo un’esperta fonte investigativa, ascoltata da BlogSicilia, ci sono due chiavi di lettura che hanno, comunque, una stessa matrice: dare un segnale del ritorno in campo di Cosa Nostra, come se si volesse certificare una presenza solida del territorio che si intende controllare e poi lanciare un messaggio agli altri commercianti ed imprenditori della città. “Se non volete avere i danni di Borderi, meglio che paghiate” potrebbero tradursi così le intimidazioni.  Prima di Borderi, ci sono state le bombe contro la pasticceria Brancato, altro totem dell’imprenditoria siracusana, ed un bar, in via Monteforte, nella zona di Bosco Minniti, meno noto ma assai frequentato. Insomma, colpirne uno – o pochi – “per educarne 100” parafrasando una celebre frase di Mao Tse Tung, poi tragicamente adottata dalle Brigate Rosse.

Il silenzio a Siracusa denunciato da Cracolici

Che la situazione a Siracusa potesse degenerare lo aveva subodorato il presidente della Commissione parlamentare regionale antimafia Antonello Cracolici durante una missione nel capoluogo nel periodo estivo molto prima del rumore delle bombe. “Nei mesi scorsi, quando mi sono recato a Siracusa insieme alla Commissione ho notato che il silenzio manifestatosi in questi anni e questo silenzio era dimostrato dal fatto che anche l’associazionismo si era via via dileguato, era diventato un’arma importante per tornare a fare affari con le estorsioni” ha detto Cracolici durante il corteo antiracket a Siracusa, disertato dalla base, cioè dai commercianti e dagli imprenditori.