Il Dipartimento Regionale dell’Ambiente ha disposto la decadenza della concessione demaniale marittima n. 36/2013 intestata alla società titolare del lido Scialai, lo stabilimento balneare di lusso che sorge all’Isola delle Correnti, nel territorio di Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano. Il dirigente generale dell’Assessorato Territorio ed Ambiente, Calogero Beringheli, ha firmato il decreto con il quale si intima alla società di provvedere allo sgombero e alla messa in pristino delle aree occupate entro sessanta giorni dalla notifica del provvedimento.
La vicenda
La vicenda aveva già fatto molto discutere nell’estate scorsa. Il 25 agosto 2025 lo stabilimento, tra i più esclusivi e frequentati del litorale siracusano, era stato sottoposto a sequestro preventivo con chiusura immediata, a seguito di un’ispezione della Polizia locale. Il provvedimento era stato successivamente confermato dal Tribunale del Riesame di Catania nel settembre 2025 mentre la Cassazione ha poi dichiarato inammissibile il ricorso.
In quei giorni concitati, la proprietà si era difesa spiegando di essere stata in passato al centro degli attacchi di “alcuni oppositori” che “tentarono di farci chiudere” ma “anche allora fu dimostrato che la legge ci consentiva, come a numerose altre attività presenti nella stessa area, di esistere e di usufruire dei diritti sanciti dalla concessione” spiegarono i proprietari dello stabilimento.
Le ragioni del sequestro
Alla base del sequestro, le presunte violazioni dei vincoli paesaggistici previsti dal Piano Paesaggistico della Provincia di Siracusa, approvato nel 2017 ed entrato in vigore nel 2018, che nell’area dell’Isola delle Correnti, classificata con il massimo livello di tutela — non consente espressamente la realizzazione di chioschi, lidi balneari e banchine. Secondo l’accusa, lo stabilimento avrebbe operato in assenza di una valida autorizzazione paesaggistica, quella originaria risalente a circa 14 anni fa essendo nel frattempo scaduta, e avrebbe occupato una superficie demaniale ben più estesa rispetto ai mille metri quadrati autorizzati dalla concessione: gli accertamenti della Guardia di Finanza e della Polizia Municipale hanno rilevato un’occupazione abusiva stimata tra i 2.000 e i 2.300 metri quadrati aggiuntivi, con la superficie coperta passata dagli autorizzati 97 metri quadrati a circa 268.
Le violazioni richiamate dalla Regione
Nel decreto di decadenza, la Regione richiama una serie di violazioni contestate alla società: lavori di scavo eseguiti senza titolo per modificare l’impianto fognario, movimenti di terra non autorizzati in zona di massima tutela ambientale e paesaggistica, e la realizzazione di opere difformi rispetto al progetto approvato dalla Soprintendenza di Siracusa. In particolare, viene contestata la costruzione di una fossa imhoff interrata, espressamente esclusa dal parere condizionato della Soprintendenza rilasciato nel 2012.
Le osservazioni della società
La società aveva presentato osservazioni difensive, sostenendo la piena regolarità delle autorizzazioni ottenute, la natura stagionale e rimovibile della struttura, rimontata ogni anno secondo gli stessi criteri progettuali da oltre quattordici anni, e la legittimità del sistema di smaltimento dei reflui, collocato su area privata. Argomenti che la Regione ha ritenuto non sufficienti a scongiurare il provvedimento, giudicando le violazioni accertate troppo gravi per consentire il prosieguo del rapporto concessorio.
I termini
Il decreto stabilisce che, in caso di inadempienza entro i sessanta giorni previsti, si procederà all’emissione formale di un’ingiunzione di sgombero ai sensi del Codice della Navigazione. Qualora l’area resti sottoposta a sequestro dell’autorità giudiziaria, ogni intervento dovrà essere preventivamente concordato con l’amministrazione regionale.
Alla società restano aperte le vie del ricorso: è possibile impugnare il decreto dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale competente entro sessanta giorni dalla notifica, oppure presentare ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana entro centoventi giorni.






Commenta con Facebook