Anche in Sicilia aumentano i casi di infezioni dovute al papilloma virus, principale causa del tumore alla cervice uterina (o collo dell’utero) nelle donne, come pure di altre neoplasie, cancro dell’ano, della cavità orale, orofaringe, tonsille e tumore del pene. A esserne colpiti, infatti, non sono solamente le donne (è un tumore largamente noto tra la popolazione femminile) ma anche gli uomini, persino tra le giovani generazioni, anche a motivo di una certa promiscuità che può maggiormente interessare la sfera delle relazioni sessuali in questa fascia d’età.

I ceppi virali maggiormente aggressivi sono i sierotipi 16 e 18, responsabili da soli di oltre il 70% di neoplasie al collo dell’utero e i sierotipi 6 e 11 che, in oltre il 90%, determinano l’insorgere di condilomi nella zona anale e genitale. Il rischio di contrarre l’infezione riguarda indifferentemente soggetti eterosessuali e omosessuali. Il ricorso ai preservativi rappresenta pur sempre una precauzione oltremodo utile ma, non coprendo l’intera area genitale, non azzera del tutto la possibilità di incorrere nel virus.

In Sicilia, in base ai dati pubblicati dall’Assessorato regionale della salute, la provincia più colpita è quella di Siracusa, a seguire quella di Messina e Trapani. L’unica vera prevenzione resta quella vaccinale. Attualmente, sono disponibili tre tipologie di vaccino: la bivalente contro i ceppi più temuti, il 16 e 18; la tetravalente (che in aggiunta ai precedenti, unisce anche i sierotipi 6 e 11) e la nonavalente (sierotipi 6,11,16,18,31,33,45,52 e 58). Anche in Sicilia, già dall’ottobre 2017 (in linea con il Piano nazionale di prevenzione per il triennio 2017-2019), al compimento del 12° anno di vita, i genitori potranno far vaccinare i loro ragazzi (per quanto visto, il virus non costituisce un fattore di rischio per la sola popolazione femminile).

L’attuale piano vaccinale prevede la somministrazione del vaccino antipapilloma (HPV) nonavalente attraverso l’inoculazione di due dosi o tre a seconda di talune specificità nei tempi di somministrazione ed età del soggetto. Il vaccino anti HPV, che può essere somministrato collateralmente ad altri, si è rivelato affidabile e i principali effetti collaterali hanno avuto reazioni localizzate (rossore, prurito e gonfiore nella sede di inoculazione) e comunque transitorie e remissione della sintomatologia entro pochi giorni.

In alcuni casi, sono stati riportati anche cefalea, nausea, vomito o diarrea. Prima della somministrazione del vaccino, è sempre utile chiedere al proprio Medico o Pediatra curante i chiarimenti ulteriori che possono fare la differenza (per esempio, stati febbrili acuti raccomandano di rinviare la vaccinazione).
Secondo gli ultimi dati disponibili, la copertura vaccinale in Italia è ancora lontana dagli obiettivi previsti: solo poco oltre il 15% dei ragazzi nati nel 2005, dunque oggi quattordicenni, ha infatti terminato il ciclo vaccinale. Un invito pertanto a meditare sull’importanza della vaccinazione contro il dilagare del virus.