La raffineria Isab di Priolo torna al centro del risiko energetico italiano. Cuore pulsante del Petrolchimico siracusano e primo serbatoio nazionale di benzina e diesel, con una quota che sfiora il 20% dell’intera capacità di raffinazione del Paese, l’impianto è di nuovo in bilico tra trattative, manovre finanziarie e colpi di scena dell’ultimo minuto. Sul tavolo ci sono soldi, strategia industriale e il futuro occupazionale di migliaia di lavoratori. Non è una partita da poco.
Il segnale dal vertice: arriva De Franchis
A chi conosce le dinamiche del Petrolchimico, il comunicato del 16 aprile del Consiglio di Amministrazione di Isab è suonato come qualcosa di più di un normale avvicendamento. Il CdA ha nominato Direttore Generale l’ingegner Mauro de Franchis, già Vice Direttore Generale con delega alla Pianificazione Strategica, al posto dell’ingegner Giovanni Lo Verso, ringraziato per “lo straordinario contributo personale, umano e professionale” prestato in questi anni.
Formalmente, piena continuità. Nei fatti, secondo fonti interne al Petrolchimico, il passaggio di testimone avrebbe un significato preciso: De Franchis sarebbe più incline a gestire la transizione verso un cambio di proprietà. Un profilo adatto, insomma, non solo a mandare avanti la raffineria ma ad accompagnarla verso una nuova gestione. Il segnale, per chi sa leggerlo, indicherebbe che la trattativa con Ludoil non è più solo una proposta sul tavolo: si sarebbe entrati in una fase prodromica all’affiancamento, preludio alla vendita vera e propria.
Ludoil in pole: la due diligence e il contratto già in essere
A guidare la corsa verso l’acquisizione di Isab è Ludoil, società della famiglia Ammaturo, gruppo campano con solide radici nel settore petrolifero. Ludoil ha avviato in esclusiva un processo di due diligence per valutare l’acquisto della maggioranza della raffineria di Priolo. Un vantaggio non da poco, considerando che tra le due società esiste già un contratto operativo di caricazione e vendita di prodotti petroliferi su cui però pende un contenzioso con Lukoil, che dopo tagliata fuori da Isab su questo business, si è rivolta al Tribunale.
La proprietà attuale fa capo a Goi Energy, società cipriota guidata dall’israeliano Michael Bobrov, subentrata nel 2023 ai russi di Lukoil in un passaggio già di per sé tormentato. Dietro Goi Energy c’è il fondo di private equity Argus New Energy Fund, anch’esso con base a Cipro. Una catena societaria complicata per un asset che invece, sul piano industriale, non potrebbe essere più strategico.
Il 2024 si è chiuso con una perdita di 333 milioni di euro: un dato che pesa, ma che non scoraggia i pretendenti. Chi guarda a Isab sa che compra un problema, ma anche un pezzo decisivo dell’infrastruttura energetica nazionale.
La mossa a sorpresa: il fondo americano con Pertamina
Ed è qui che la partita si complica. Milano Finanza rivela che nelle ultime settimane è arrivata una Letter of Intent formale consegnata direttamente a Goi Energy da parte di un grande fondo d’investimento statunitense, specializzato in infrastrutture ed energia e con dichiarati interessi già attivi in Italia e nell’Unione Europea. Il nome, per ora, resta riservato.
Al fianco del fondo americano ci sarebbe un partner industriale di peso: con ogni probabilità Pertamina, il colosso energetico statale indonesiano controllato dal fondo sovrano Pt Danantara Asset Management. Una cordata transoceanica, insomma, che irrompe nel mezzo della due diligence di Ludoil e rimescola le carte in modo imprevedibile.
L’offerta mira al 100% di Isab e si presenta con un piano orientato al lungo periodo: investimenti in innovazione tecnologica, attenzione alla sicurezza energetica europea, visione strategica di ampio respiro. Parole che, nel contesto attuale — con l’Europa che cerca di ridisegnare le proprie filiere energetiche dopo lo shock della guerra in Ucraina — hanno un peso specifico.
Priolo: troppo grande per sbagliare
Quello che si gioca attorno a Isab non è solo una vicenda societaria. È una questione di interesse nazionale, che coinvolge direttamente la Sicilia e il suo sistema produttivo più fragile e più esposto. Il Petrolchimico di Priolo non è un polo qualsiasi: è uno dei più grandi complessi industriali d’Europa, con una storia lunga decenni e una forza lavoro, diretta e indiretta, che si misura in migliaia di famiglie.
Chi acquisterà Isab dovrà fare i conti con questa realtà. Non basterà una Letter of Intent o un piano industriale scritto bene. Servirà la capacità di tenere in piedi un impianto complesso, di investire sul serio, di dialogare con le istituzioni e con i lavoratori. Ludoil conosce il settore e ha già un piede dentro. La cordata americana porta capitali e ambizioni globali. Goi Energy deve scegliere.






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