Mentre la Regione Siciliana e la Cisl salutano con favore l’avanzamento del piano di riconversione Versalis, la Cgil rompe il coro e alza la voce. In una nota diffusa il 10 agosto, il Settore Industria Cgil Siracusa avverte che “le dichiarazioni di soddisfazione espresse dalla Regione siciliana e da alcune organizzazioni sindacali sullo stato di avanzamento del piano di riconversione di Versalis a Priolo e Ragusa non può sostituire la verifica concreta dei fatti”.

L’affidamento ad aziende esterne

Il nodo, secondo il sindacato, è la mancanza di trasparenza sugli affidamenti: “non sono stati resi noti i criteri con cui vengono assegnati i lavori né quali imprese siano effettivamente coinvolte nella realizzazione dei nuovi impianti”. La Cgil richiama un precedente pesante, quello del decommissioning degli impianti di cracking, quando — si legge nella nota — “una parte significativa delle attività è stata affidata ad aziende esterne, escludendo molte imprese dell’indotto storico del polo petrolchimico siracusano”. “Oggi il rischio è che quello schema si ripeta”, scrive il sindacato.

Le competenze delle imprese e della forza lavoro locali

La Cgil respinge inoltre con forza la tesi secondo cui le imprese del territorio non disporrebbero di professionalità sufficienti per i cantieri, definendola “l’alibi per giustificare l’affidamento delle lavorazioni ad aziende provenienti da altri territori”. Richiama la storia industriale del polo, dalla costruzione delle piattaforme offshore nell’area di Punta Cugno, che negli anni Ottanta “arrivò a impiegare circa 2.000 lavoratori metalmeccanici”, fino alla più recente esperienza della Siceto nell’eolico. Competenze che, secondo il sindacato, non sono scomparse ma sono state disperse perché “migliaia di lavoratrici e lavoratori altamente qualificati sono stati costretti, negli ultimi anni, a trasferirsi verso altri siti italiani o all’estero”.

Il piano di riconversione dell’Eni

Per inquadrare la vicenda, vale la pena ricordare i termini del piano. Si tratta della riconversione industriale di Versalis a Priolo, annunciata nell’ottobre 2024 con la chiusura del cracking e il passaggio alla chimica di specialità, formalizzata nel Protocollo firmato il 10 marzo 2025 con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Gli investimenti complessivi, tra i siti siciliani e pugliesi coinvolti, sono saliti a 2,5 miliardi di euro, oltre il miliardo in più rispetto alla previsione iniziale.

Il cronoprogramma a Priolo e Ragusa

A Priolo sono partite da febbraio le demolizioni degli impianti dismessi ed è attivo il cantiere della bioraffineria, il cui completamento meccanico è atteso entro fine 2028. L’impianto sorgerà sull’area dell’ex impianto etilene, avrà una capacità di 500mila tonnellate l’anno e produrrà biocarburanti HVO diesel e SAF per l’aviazione. In una fase successiva partirà anche l’impianto Hoop per il riciclo chimico delle plastiche mediante pirolisi, con una capacità di 40mila tonnellate l’anno di rifiuti trattati. A Ragusa procedono parallelamente i tavoli per la filiera agroenergetica destinata ad alimentare le bioraffinerie siciliane.

La Cisl e la Regione “sposano” il piano

Sul piano sindacale, la spaccatura è netta. La Femca Cisl, con il segretario generale Sebastiano Tripoli, ha scelto la linea della fiducia condizionata, parlando del “coraggio del sì per governare la transizione” e rivendicando la scelta di restare al tavolo negoziale. Il sì è vincolato a quattro punti: tutela occupazionale totale, zero esuberi, cronoprogramma certo e un tavolo ministeriale permanente. La Fiom Cgil, con il coordinatore regionale Antonio Recano, non usa mezzi termini: “Basta annunci”. Mancano, secondo il sindacato, i dati su imprese coinvolte, cantieri realmente aperti e occupazione creata, mentre definisce “inaccettabile” che il titolo Eni registri utili in Borsa mentre sui territori restano incertezze sul lavoro.

A questo scenario si aggiunge il pieno sostegno della Regione Siciliana. L’assessore alle Attività produttive Edy Tamajo ha dichiarato che “la Regione Siciliana sostiene con convinzione il piano di riconversione di Eni Versalis dei siti industriali siciliani, una sfida che vogliamo trasformare in una grande opportunità di sviluppo per il nostro territorio”.

Il tavolo ministeriale

Un fronte sempre più diviso, dunque, tra chi legge la riconversione come un’occasione da accompagnare dal tavolo negoziale e chi, come la Cgil, chiede prima garanzie concrete. Il sindacato rinnova infatti la richiesta di un tavolo ministeriale dove Versalis renda pubblici “gli affidamenti delle principali commesse, indicando le imprese aggiudicatarie, i criteri adottati nella selezione, la quota di lavori assegnata alle imprese del territorio e le ricadute occupazionali previste”. “Versalis sarà credibile solo quando avrà dimostrato, con dati, atti concreti e piena trasparenza, che le opportunità generate dagli investimenti producano una ricaduta positiva sui lavoratori e sul territorio”, conclude la nota.