Il calo della presenze turistiche, che a Siracusa secondo i dati della Cna è stato del 25%, ha imposto una riflessione anche su scala regionale. Uno delle cause della flessione è dettata dall’aumento dei costi per i turisti e contestualmente dalla concorrenza di altri paesi, come la Spagna e la Grecia.
Il caro vita
A Siracusa, ad esempio, l’inflazione è galoppante e stando ad un report del Comitato di Ortigia, l’impennata del caro vita, originatasi soprattutto nel centro storico, si è poi spalmata sul resto della città, impoverendo le famiglie, costrette a fare i conti con redditi tra i più bassi in Italia.
I ristoranti che spennato i vacanzieri
In generale, comunque, come evidenziato da alcune inchieste di BlogSicilia, i rincari, specie nella ristorazione, sono evidenti: emblematico è il caso di un piatto di pasta con aglio, olio e peperoncino al prezzo di 16 euro in un locale di Ortigia o il coperto a 3 euro in una pizzeria in contrada Isola.
L’analisi di un’azienda
Della questione si è interessata Unigroup, un’azienda siracusana specializzata nella distribuzione alimentare nel campo alberghiero e della ristorazione che ha realizzato un focus sulla ristorazione. “Analizziamo – si legge nel report – alcuni dati sul settore divulgati da TradeLab. Le visite complessive ai locali sono in calo del 2% da inizio anno, con un rallentamento più marcato nelle occasioni di consumo diurne come colazioni (-2,5% a maggio) e pause mattutine (-4%). Eppure, nonostante i volumi ridotti, il valore complessivo del mercato è in crescita (+1,5% YTD), sostenuto dall’aumento dello scontrino medio (+3% a maggio) e dall’inflazione”
Calo delle colazioni e delle pause veloci
Secondo quanto emerge nel rapporto di Unigroup, i consumatori fuori casa “non rinunciano all’esperienza del mangiare fuori, ma la orientano verso format più accessibili e momenti di consumo mirati. I ristoranti e le trattorie nella fascia di spesa 25-35 euro registrano, infatti, un incremento significativo delle visite (+8,5% da inizio anno), mentre calano i ristoranti di fascia alta (-3%) e le pizzerie (-6,9%), che probabilmente negli ultimi anni hanno spinto molto sul segmento premium rendendo questo canale di consumo meno accessibile di un tempo. Anche i bar, che storicamente rappresentano un punto di riferimento per colazioni e pause veloci, perdono terreno (-2,5%)”.
Ripensare all’offerta
Gli stessi esperti, che hanno elaborato i dati, “per la Sicilia orientale, dove il calo turistico pesa ulteriormente sulla domanda, questi segnali non devono essere letti come una minaccia, ma come un invito a ripensare l’offerta, concentrandosi su ciò che i clienti continuano a premiare: qualità accessibile, esperienze serali e proposte che uniscano convivialità e valore percepito”.
Le soluzioni
Nel rapporto, sono anche indicate delle vie di uscita, tra cui “lavorare su menu e format che intercettino la domanda per ristoranti e trattorie nella fascia medio-accessibile, senza rinunciare alla qualità delle materie prime e del servizio”. Ed ancora, promuovere “eventi enogastronomici, menu stagionali, degustazioni e attività che trasformino il pasto in un momento di scoperta culturale e sensoriale” ed infine, come proposto dalla Cna di Siracusa, istituire gli Stati Generali del Turismo a fine stagione “per creare strategie comuni e superare frammentazioni”






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