Il respiro diventa vapore non appena si parla. Le mani restano affondate nelle tasche dei piumini, le spalle sono strette nei giubbotti imbottiti. In aula non c’è silenzio, ma un brusio trattenuto, fatto di denti che battono e piedi che cercano calore sotto i banchi. Sembra una stazione sciistica. Invece è una scuola.
L’ispezione del deputato Ars del M5S
È questo lo scenario che ieri mattina si è presentato davanti agli occhi del deputato regionale del Movimento 5 Stelle Carlo Gilistro, nel corso di un’ispezione al plesso di viale Santa Panagia, che ospita alcune classi del liceo scientifico Einaudi e dell’istituto alberghiero.
Dodici gradi nelle aule
Undici, dodici gradi nelle aule. Molto al di sotto dei 18-20 previsti dalla normativa. Un freddo che non lascia spazio a interpretazioni, né a giustificazioni. «Non è possibile andare a scuola con l’equipaggiamento da settimana bianca», attacca Gilistro, che parla da deputato ma anche da pediatra. «Studiare in queste condizioni significa rendere la metà ed esporsi a rischi seri per la salute. È intollerabile».
Felpe e maglioni
Gli studenti indossano felpe su felpe, maglioni sotto i piumini. Anche i docenti e il personale Ata cercano riparo come possono. Un’assistente scolastica confida di avere addosso quattro maglie termiche, sotto il maglione. Qualcuno mostra le mani arrossate, qualcun altro racconta di mal di testa persistenti.
La protesta prima del ciclone Harry
Il problema, in realtà, non nasce oggi. Era esploso già nelle settimane precedenti, prima dell’arrivo del ciclone Harry, quando il gelo aveva acceso una protesta senza precedenti. Centinaia di studenti avevano sfilato in corteo per le strade di Siracusa, fino a raggiungere la sede del Libero Consorzio, l’ente proprietario degli edifici scolastici. Una manifestazione rumorosa, determinata, che chiedeva una sola cosa: poter studiare al caldo.
Impianti obsoleti
In quei giorni, dalle dichiarazioni del presidente del Libero Consorzio Michelangelo Giansiracusa era emerso un quadro fatto di impianti di riscaldamento obsoleti, edifici scolastici vecchi e energivori, caldaie non sempre compatibili con le nuove forniture e interventi resi complessi da vincoli tecnici e finanziari. Giansiracusa aveva parlato di una situazione strutturale difficile, aggravata dall’aumento dei costi energetici e dalla necessità di operare interventi tampone, in attesa di lavori più radicali che richiedono tempo, risorse e autorizzazioni.
Una ricostruzione che, però, non basta a placare la rabbia di chi ogni mattina entra in classe infreddolito.
«Qui non siamo davanti a un disagio temporaneo – incalza Gilistro – ma a una condizione che mette a rischio la salute. Da medico so bene quali conseguenze possa avere una permanenza prolungata a queste temperature, soprattutto nei ragazzi. E alcune ripercussioni possono manifestarsi anche a distanza di tempo».
Le altre criticità
L’ispezione restituisce un quadro ancora più amaro: aule senza porta, infissi malandati, servizi igienici insufficienti rispetto al numero degli studenti, alcuni addirittura inagibili per infiltrazioni d’acqua, così come laboratori e altre aule. «Non è tollerabile – aggiunge il deputato – che ci siano stalle meglio climatizzate delle nostre scuole. Qui sembra che qualcuno abbia dimenticato che il diritto allo studio è sancito dalla Costituzione, ma deve essere garantito in condizioni dignitose».
Esposto in Procura
Gilistro annuncia la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica e promette battaglia. Ricorda di aver già, lo scorso 14 gennaio, bloccato i lavori d’Aula all’Ars per protesta, sospendendo l’azione solo dopo la promessa di un intervento rapido del governo regionale. «Una promessa – dice – che ad oggi non ho visto mantenuta». La sensazione, uscendo dal plesso di viale Santa Panagia, è che il freddo non sia solo una questione di gradi. È il freddo delle risposte che tardano ad arrivare. E che, intanto, continua a entrare dalle finestre rotte della scuola.






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