Pende il Tar sulle elezioni elezioni amministrative al 24 e 25 maggio a Lentini. Il sindaco sfiduciato di Lentini Rosario Lo Faro ha notificato oggi un ricorso contro la delibera con cui il Consiglio comunale ha approvato la mozione di sfiducia nei suoi confronti, nonché i successivi decreti regionali che hanno fissato le elezioni amministrative al 24 e 25 maggio prossimi e nominato un commissario straordinario. Una mossa legale che potrebbe congelare la tornata elettorale già in calendario.
La vicenda
La storia parte da lontano. Nelle settimane precedenti, il Movimento per l’Autonomia-Grande aveva abbandonato la maggioranza di Lo Faro, presentando una prima mozione di sfiducia. L’aula la respinse, ma Alessandro Vinci, allora esponente del Mpa e presidente del Consiglio comunale, si astenne dal voto in disaccordo con la linea del partito. Una scelta che gli costò la presidenza e l’adesione al Mpa. Vinci rassegnò le dimissioni, lasciando vacante la carica poi assunta dal vicepresidente. Il Mpa-Grande non si fermò e tornò alla carica con una seconda mozione di sfiducia, approvata il 16 marzo scorso.
Il nodo procedurale
Ed è proprio qui che si innesta il ricorso. Secondo Lo Faro, prima di procedere al voto sulla seconda mozione, il Consiglio avrebbe dovuto eleggere il nuovo presidente dell’assemblea, in sostituzione di Vinci dimissionario. Un passaggio che, a suo avviso, era non solo doveroso ma anche praticabile: “Il 9 marzo si poteva eleggere il Presidente del Consiglio e procedere poi a una convocazione pienamente regolare. Non lo si è voluto fare”.
Le irregolarità, sostiene il sindaco, erano state segnalate in aula prima ancora che si votasse. Lo stesso Segretario Generale, interpellato durante la discussione, avrebbe risposto in modo netto che la delibera poteva essere impugnata. La replica dei consiglieri fu altrettanto esplicita: il parere non era vincolante e il Consiglio avrebbe deciso comunque. “Si è scelto consapevolmente di esporsi al rischio di adottare una decisione illegittima”, scrive oggi Lo Faro.
L’urgenza invocata per giustificare la fretta, aggiunge, non esisteva: “La mozione di sfiducia scadeva il 1° aprile, lasciando ancora oltre venti giorni utili”.
La difesa di Lo Faro
Il sindaco sfiduciato respinge ogni accusa di ostruzionismo e rivendica la legittimità della sua iniziativa giudiziaria: “Sto esercitando un diritto, esattamente nella direzione indicata in aula, proprio per evitare tutto questo”. E chiude con un monito rivolto all’intera città: «Quando si mettono da parte le regole, non si colpisce una persona — si espone un’intera città. Si poteva evitare. Non lo si è voluto fare. Io continuo a stare dalla parte della correttezza istituzionale. Senza esitazioni».
Ora la parola passa al Tar di Catania, che dovrà valutare se la seduta del 16 marzo presentasse vizi tali da inficiare la validità della delibera. L’esito del giudizio potrebbe avere conseguenze dirette sul calendario elettorale.






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