Hanno deciso di essere processati con il rito ordinario Francesco Granata, 44 anni, Andrea Deuscit, 55 anni, e Marcello Deuscit, 57 anni, coinvolti nei mesi scorsi nell’operazione antidroga Santa Panagia, scattata a Siracusa, e conclusa dalla polizia con 16 misure cautelari. La prima udienza è fissata per il 24 novembre prossimo.

I tre, difesi dagli avvocati Junio Celesti e Natale Perez, hanno deciso di seguire un percorso giudiziario diverso rispetto agli altri, tra cui uno dei personaggi chiave nell’inchiesta della Dda di Catania, Agostino Urso, che hanno optato per il rito abbreviato.

L’indagine della polizia e della Dda

L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e portata a termine dalla Squadra mobile di Siracusa, è incastonata in un arco temporale che va dal novembre 2017 al settembre 2021.

Lo spaccio in viale Santa Panagia

Dalle indagine, sarebbe emersa una fiorente e redditizia piazza di spaccio ubicata in viale Santa Panagia, che, secondo la polizia è “collegata ad una vera e propria associazione per delinquere dedita al narcotraffico e alla cessione di sostanze stupefacenti”

Turni notturni per i pusher

Nella tesi degli inquirenti, il gruppo si sarebbe servito di  pusher che ruotavano anche con turni notturni, “per garantire agli assuntori la possibilità di acquistare lo stupefacente i qualunque momento della giornata, e la cui base logistica ed operativa veniva individuati all’interno dell’abitazione di uno dei principali indagati”.

I sequestri ed il volume di affari

Nel corso dell’indagine, furono sequestrati oltre 3 kg di cocaina e più di 28 kg di hashish, insieme a varie quantità di marijuana, pari ad un  mancato guadagno per il sodalizio criminale di oltre 1 milione di euro.

Il prelievo di droga dai depositi

Ai vari “corrieri cittadini” sarebbe stato affidato, poi, il compito di trasportare la sostanza stupefacente dai prefissati luoghi di custodia, individuati all’interno della città di Siracusa, alla base operativa dell’associazione.

Asse con Reggio Calabria e Salerno

Per i magistrati della Dda di Catania, il canale di rifornimento della cocaina era l’hinterland della provincia di Reggio Calabria; inoltre, sarebbe emerso il coinvolgimento di fornitori di hashish sia del capoluogo palermitano che originari della città di Siracusa.