Una disputa milionaria, quella che ha avuto inizio davanti alla Commissione tributaria regionale di Siracusa, tra l’Agenzia delle Entrate e la Erg. Al centro  del braccio di ferro legale il pagamento dell’imposta di registro relativa alla cessione dell’impianto di cogenerazione Isab Energy, passato nel 2008 dalla mani dell’Erg, l’azienda del gruppo genovese Garrone, a quelle della Lukoil, il colosso russo della raffinazione del petrolio.

L’Agenzia delle Entrate ritiene che la vendita di Isab sia stata sottostimata rispetto al valore della struttura, per cui  avrebbe rideterminato, attraverso una perizia, il prezzo vendita in circa 400 milioni di euro, con una ricaduta fiscale, sotto forma di imposta, intorno ai 70 milioni di euro.

Una valutazione fortemente contestata dalla società genovese, come emerso nella prima udienza che si è svolta al palazzo di via Ruggero Settimo, ad Ortigia, il centro storico di Siracusa. A vestire i panni di pubblico ministero, è stato Pasquale Stellacci, direttore dell’Agenzia delle entrate della regione Sicilia che, nella sua “requisitoria”, ha parlato di evasione del tributo.

Secondo Stellacci, per giustificare il prezzo basso di acquisto di Isab Energy, lo stesso impianto sarebbe stato considerato dal privato “come un rottame” quando in una relazione del 2014 della società e prodotta ieri in aula, la struttura è indicata “tra le più efficienti al mondo”. Una discrepanza che, nella tesi dell’Agenzia delle Entrate, è piuttosto sospetta. “Quella valutazione catastrofica – ha detto nella sua esposizione Pasquale Stellacci, direttore regionale dell’Agenzia delle entrate –  cozza con questo documento che ritiene Isab Energy tra gli impianti più efficienti”.

Il direttore regionale, leggendo quella relazione, ha evidenziato come l’impianto di cogenerazione, capace di trasformare gli scarti di lavorazione industriale in energia, è assolutamente “sano”, per cui il suo deprezzamento non avrebbe alcuna giustificazione logica ed economica.

Una tesi rigettata dall’ufficio legale della società, per cui non ci sono state irregolarità nella valutazione del valore dell’impianto. Anzi, in merito ai paventati profitti dell’impianto di cogenerazione, derivanti dalla trasformazione in energia dei prodotti industriali, i consulenti hanno sostenuto che di fatto non ce ne sono stati in quanto “il mercato non remunera”, il che si traduce in “perdite”.

Si tratta, comunque, del primo round tra le parti che saranno chiamati al confronto nella prossima udienza.