• Il gip ha condannato un uomo a due anni per violenza sessuale
  • Le indagini hanno avuto inizio nel 2019
  • La difesa contesta le accuse ed annuncia ricorso in Appello

Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Siracusa, Andrea Migneco, ha condannato a due anni di reclusione, pena sospesa, un uomo di 58 anni, siracusano, accusato di violenza sessuale ai danni di una minore.

La vicenda

Il procedimento giudiziario ha avuto inizio nel 2019 ma i presunti abusi sarebbero stati commessi due anni prima. La denuncia è stata presentata dalla madre della ragazzina, in quel momento in cura in una struttura dell’azienda sanitaria di Siracusa.

I presunti abusi

La minore avrebbe raccontato di alcuni episodi come emerso nella ricostruzione dei magistrati della Procura aretusea, secondo cui l’uomo, uno zio acquisito della giovane, sarebbe piombato alle spalle della vittima, palpeggiandole il seno. In una seconda circostanza, gli inquirenti riferiscono che il 58enne avrebbe approfittato della giovane in camera da letto nonostante la ragazzina avesse fatto di tutto per sottrarsi alle sue attenzioni.

“Sono innocente”

L’uomo, difeso dagli avvocati Alessandro Cotzia e Giuseppe Canonico, ha sempre negato le accuse e nel corso del giudizio sono state prodotte alcune documentazioni che, secondo i legali dell’imputato, smontano il castello accusatorio.

Le indagini difensive

Secondo quanto sostenuto dalla Procura, uno degli episodi violenti sarebbe avvenuto il 13 dicembre del 2017 ma gli avvocati hanno portato in aula le prove che il loro assistito, quel giorno, lo avrebbe trascorso interamente con la propria moglie, come ammesso da quest’ultima. La difesa ha anche ravvisato un’altra anomalia, relativa al primo presunto episodio di violenza ai danni della ragazzina: la genericità della data.

“Date generiche”

E’, infatti, indicato luglio del 2017 ma gli avvocati dell’imputato hanno sostenuto che se fosse stato indicato il giorno  avrebbero potuto sapere con esattezza dove si trovasse il loro assistito. Il 58enne, infatti, è un dipendente, per cui dai turni di lavoro sarebbe stato possibile tracciare i suoi spostamenti. La difesa, che ha contestato alcune delle accuse mosse dalla ragazzina, sentita dagli inquirenti, nel corso dell’incidente probatorio. Gli avvocati dell’imputato, che hanno annunciato ricorso in Appello, sostengono che la giovane ha detto di aver ricevuto dallo zio dei messaggi su WhatsApp chiedendole di vedersi ma di quella conversazione non ci sarebbero tracce.