Un uomo è stato arrestato dai carabinieri ad Alcamo, in provincia di Trapani. L’accusa è di tentato omicidio. Secondo la ricostruzione degli investigatori avrebbe colpito ripetutamente con un bastone una persona, al termine di una lite scoppiata in strada. La vittima è finita in ospedale in codice rosso per le lesioni riportate.
Dopo l’udienza di convalida il giudice ha disposto per l’indagato gli arresti domiciliari con sorveglianza elettronica.
A ricostruire quanto accaduto sono state le telecamere della zona. Senza quelle immagini, in una lite fra due persone in mezzo alla strada, la parola dell’uno avrebbe pesato quanto quella dell’altro.
La lite in strada e l’intervento dei militari
L’episodio risale a qualche giorno fa. I carabinieri sono intervenuti nel pomeriggio dopo una richiesta di soccorso per un’aggressione in corso in una strada della cittadina trapanese, secondo una delle ricostruzioni in pieno centro.
All’origine ci sarebbe un diverbio fra due persone. Le fonti investigative parlano di dissidi di natura privata, senza aggiungere altro. Il confronto verbale sarebbe degenerato in poco tempo. Le proporzioni assunte dalla lite hanno reso necessario l’intervento dei militari dell’Arma.
Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, la situazione era già precipitata. La persona aggredita presentava lesioni serie. È stata trasportata in ospedale con il codice di massima urgenza.
Le telecamere che hanno ricostruito la dinamica
Il passaggio che ha permesso di chiudere il cerchio riguarda gli impianti di videosorveglianza della zona. Le immagini registrate dalle telecamere del quartiere hanno consentito agli investigatori della Compagnia di Alcamo di ricostruire quanto accaduto.
Dai filmati emergerebbe che l’aggressore ha inferto diversi colpi alla vittima utilizzando un bastone. Non un singolo gesto, quindi, ma una serie ripetuta. È un elemento che pesa sulla qualificazione giuridica del fatto.
Dalla convalida ai domiciliari con braccialetto
Dopo l’arresto è seguita l’udienza di convalida. È il passaggio in cui il giudice verifica la legittimità del provvedimento adottato dalla polizia giudiziaria e decide se applicare una misura cautelare.
L’esito è stato l’applicazione degli arresti domiciliari, accompagnati dalla sorveglianza elettronica. Il cosiddetto braccialetto elettronico segnala alle forze dell’ordine ogni allontanamento dal luogo indicato nel provvedimento.
Il dispositivo viene applicato alla caviglia e dialoga con la sala operativa delle forze dell’ordine. Se chi lo indossa varca il perimetro stabilito, o se tenta di manometterlo, parte l’allarme.
È una misura che il giudice adotta quando ritiene sussistenti esigenze cautelari, ma non tali da richiedere la detenzione in istituto. L’indagato resta a disposizione dell’autorità giudiziaria e il procedimento prosegue.
Cosa significa l’accusa di tentato omicidio
La contestazione mossa all’uomo non riguarda le lesioni, ma il tentato omicidio. È una differenza sostanziale.
Nel nostro ordinamento il tentativo si configura quando qualcuno compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, e l’azione non si compie oppure l’evento non si verifica. Applicato a questo caso, significa che per gli inquirenti i colpi inferti avrebbero potuto uccidere la persona aggredita.
A pesare in questa direzione sono di norma tre elementi. Lo strumento utilizzato. Il numero e la ripetizione dei colpi. Le parti del corpo attinte. Sarà il procedimento a stabilire se quella qualificazione reggerà, oppure se verrà derubricata.
Va ricordato che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Nei confronti dell’indagato vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.






Commenta con Facebook