“Contiamo di prendere l’atto depositato dalla Procura all’inizio della prossima settimana. Al momento il Tribunale del Riesame non ha ancora fissato l’udienza dopo la nostra istanza e quindi non è stato possibile neanche visionare il materiale depositato dai pubblici ministeri”.

È quanto afferma l’avvocato Gaetano Scalise, difensore dell’ imprenditore Paolo Arata indagato per corruzione assieme al sottosegretario Armando Siri.

Ieri la Procura capitolina ha trasmesso ai giudici della Libertà una informativa della Dia di Trapani in cui sarebbe presente, tra l’altro, una intercettazione ambientale tra Arata e il figlio in cui si tirerebbe in ballo Siri.

L’imprenditore Arata è indagato per corruzione dalla Procura di Roma nel filone che coinvolge il sottosegretario ai Trasporti della Lega Armando Siri, indagato dalla Procura di Roma nell’ambito di un’inchiesta nata a Palermo.

Siri, tramite Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia responsabile del programma della Lega sull’Ambiente, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto denaro per modificare un norma da inserire nel Def 2018 che avrebbe favorito l’erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili. Norma mai approvata, però.

Nell’inchiesta romana è coinvolto anche Arata, che risponde di concorso in corruzione. Il professore è indagato anche a Palermo nel filone principale dell’inchiesta per corruzione e intestazione fittizia di beni: secondo i pm siciliani sarebbe stato in affari con l’imprenditore dell’eolico Vito Nicastri, tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro.

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