Uno è palestinese e vive ad Arezzo. L’altra è israeliana e vive a Lucca. A San Vito Lo Capo cucineranno insieme, nella stessa squadra.

Shady Hasbun e Tze’ela Rubinstein sono la novità del Campionato del mondo di cous cous. Si disputa dal 18 al 27 settembre, nella ventinovesima edizione del Cous Cous Fest.

Chi sono i due chef

Entrambi lavorano in Italia, e in due città toscane distanti meno di cento chilometri.

Hasbun ha fondato ad Arezzo lo Chef Shady Food Lab. È una scuola di cucina costruita attorno alla sperimentazione, alla formazione e all’incontro fra la tradizione del posto e i sapori del resto del mondo.

Rubinstein gestisce a Lucca, insieme al marito, il Cooking in Toscana. È un ristorante di cucina regionale, ma anche uno spazio per eventi e corsi.

Due persone che, prima ancora di questa competizione, avevano già scelto di fare dell’insegnamento il proprio mestiere.

La squadra si chiama Cous Cous Fest United

Il team in cui gareggeranno è nuovo e porta un nome che ne dichiara la funzione.

Non rappresenta un Paese, a differenza delle altre sette formazioni in gara. Rappresenta l’idea attorno a cui il festival è costruito da anni. Quest’anno quell’idea ha la forma di due chef ai lati dello stesso tavolo.

Lo slogan della manifestazione lo dice senza mediazioni: Make cous cous not war.

Le altre sette squadre

Sul palco di San Vito Lo Capo saliranno anche Algeria, Brasile, Francia, Italia, Marocco, Senegal e Spagna.

Per l’Algeria gareggia il team guidato da Walid Benattia, chef executive e proprietario della Maison des Mets fra Sétif e Algeri. Con lui Asma Benattia, Imane Bouchene, Amine Boukrra e Hadia Dib.

Il Brasile schiera Paulo Ricardo Souza Aires, fondatore del ristorante Reserva a Roma, insieme al comis Antonio Goncalo De Brito Neto. Porteranno il cous cous nordestino, piatto tradizionale del Nord Est del Paese.

Per la Francia ci sono Elio Genualdo e Guillaume Pierre Arnaud Heckmann, formatosi alla scuola Ferrandi di Parigi. Presenteranno un cous cous mediterraneo al brodetto. Dentro ci sono tartare di gambero rosso, limone di Sicilia confit, cappero, gel di ficodindia, melagrana e lime, finocchietto selvatico e bisque montata al burro.

L’Italia gioca in casa con il sanvitese Enrico Figuccia, del ristorante Lo Stagnone, affiancato dai vincitori del Campionato italiano di cous cous Conad.

Il Marocco è rappresentato da Badr Benjelloun, chef e patron di Casbah del Moro a Catania, gastropub di cucina fusion nordafricana e mediterranea.

Il Senegal manda una coppia madre e figlio. Ndeye Fatimata Diagne è in Italia da oltre vent’anni e ha aperto la Gastronomia Mouba Gastro Food a Madone, nel Bergamasco. Con lei il figlio Mouhametd Babou. Prepareranno il cous cous senegalese Khadija, con agnello e verdure miste.

La Spagna arriva con Avelino Alfaro Serrano e Jose David Pardo Peiro, dell’Associazione culturale gastronomica Fideuà de Gandia. Il loro piatto è il Marima de Valencia, e ha una storia dentro. Nasce dalla tradizione tramandata nella famiglia di Alfaro Serrano, quella dei valenciani emigrati in Algeria, e a Orano in particolare, durante la guerra civile spagnola.

Il piatto della pace

Sul senso della manifestazione è intervenuto Manfredi Cusmano, amministratore delegato di Bia Cous Cous. L’azienda sostiene il festival da quasi vent’anni.

“Da quasi vent’anni Bia sostiene il Cous Cous Fest, il festival internazionale dell’integrazione culturale che celebra il cous cous come piatto della pace. Siamo orgogliosi di essere ancora una volta al fianco del Campionato del mondo, una competizione che rappresenta pienamente i valori in cui crediamo”.

E sul prodotto: “Il nostro cous cous è esportato in 50 Paesi e da sempre abbiamo a cuore i temi dell’internazionalizzazione e dell’integrazione, perché parliamo di un alimento che, grazie alla sua versatilità e semplicità, è oggi consumato in quasi tutto il mondo. Un alimento che guarda al futuro anche attraverso una crescente attenzione alla salubrità, alla sostenibilità e alla qualità”.

Chi assegna il titolo

A guidare la giuria tecnica torna Angelo Mellone, direttore Intrattenimento Day Time della Rai.

Con lui assaggeranno i piatti in gara giornalisti, chef ed esperti di cucina.

C’è però anche una seconda giuria, ed è aperta a chiunque: il pubblico può partecipare acquistando i ticket per la giuria popolare.

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