I giudici del consiglio di giustizia amministrativa hanno sospeso l’interdittiva antimafia adottata dalla prefettura di Trapani nei confronti della sorella della vivandiera del boss Matteo Messina Denaro che di fatto aveva bloccato l’attività di ristorazione della donna nel comune di Campobello di Mazara. In primo grado i giudici del Tar di Palermo avevano respinto il ricorso.
L’imprenditrice assistita dagli avvocati Girolamo Rubino e Calogero Marino ha presentato ricorso in appello. I legali contestavano la decisione dei giudici del Tar “poiché era stato omesso di considerare che il provvedimento interdittivo – affermano gli avvocati – avesse precluso la partecipazione procedimentale dell’interessata violando una garanzia espressamente riconosciuta in materia dalle modifiche normative introdotte nel 2021. Inoltre veniva rilevato come gli elementi indicati a sostegno del provvedimento interdittivo, al contrario di quanto affermato nell’ordinanza di primo grado, apparivano non rilevanti in termine di maggiore probabilità ai fini della dimostrazione della sussistenza di un rischio di un condizionamento mafioso nei confronti della società”.
Per effetto della pronuncia del Cga l’imprenditrice potrà riprendere la propria attività di ristorazione in attesa della decisione nel merito del Tar di Palermo.
Arresto vivandieri e revoca assegnazione bene confiscato
Nel maggio scorso è scattata la revoca del bene confiscato ad una cooperativa il cui gestore è cognato di una donna arrestata nei mesi scorsi perché ritenuta una delle vivandiere di Matteo Messina Denaro. Il Comune di Campobello di Mazara, aveva proceduto alla revoca dell’assegnazione in seguito all’interdittiva antimafia emessa a sua volta dalla prefettura di Trapani. La cooperativa Cibus, perde quindi l’assegnazione del ristorante pizzeria Cibus, ubicato nella frazione marinara di Tre Fontane.
Matteo Messina Denaro è grave, la chemio non serve più
Intanto la chemio ormai non serve più. Da due giorni solo terapia del dolore per Matteo Messina Denaro. Le condizioni generali del boss, ricoverato da oltre un mese nel reparto per detenuti dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, sono molto gravi.
L’ex superlatitante non magia praticamente più e viene nutrito solo per endovena. Sono state sospese le cure oncologiche, come la chemioterapia, che il 61enne malato di cancro al colon allo stadio avanzato, ora non reggerebbe. Nei giorni scorsi è stato sottoposto ad un delicato intervento dopo che il tumore gli aveva causato un blocco intestinale.
Alla luce di questo quadro clinico il paziente è in carico a soli medici del reparto di rianimazione. E’ stato lo stesso primario del reparto di oncologia, Luciano Mutti, ad annunciare il cambio di scelta terapeutica, conseguenza del netto peggioramento delle condizioni del boss che sia pure ancora cosciente, ha un fisico gravemente debilitato dal male incurabile.
In seguito a questa decisione diventa palese che il boss viene accompagnato verso le cure di fine vita. La strategia clinica è quella di preservare le ultime forze del paziente e limitare i dolori fidando in un difficile miglioramento della situazione clinica per poter riprendere le cure oncologiche. Una eventualità remota.






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