Una donna scompare dopo il lavoro, l’auto viene ritrovata vuota, poi la scoperta choc: il corpo sepolto nel giardino dell’uomo da cui si stava separando.
Paria Veisi, 37 anni, è stata uccisa brutalmente e sepolta in un giardino nel Galles. Una storia di violenza domestica, menzogne e silenzi che ha sconvolto la comunità locale. Dopo mesi di indagini e un processo complesso, il marito separato ha ammesso l’omicidio.
Paria Veisi era una donna d’affari, descritta da amici e conoscenti come solare, generosa e sempre pronta ad aiutare gli altri. Viveva e lavorava a Cardiff, dove stava ricostruendo la propria vita dopo la separazione dal marito.
L’ultima volta vista in vita: il pomeriggio del 12 aprile
Paria Veisi viene vista per l’ultima volta intorno alle 15 del 12 aprile dello scorso anno. Le telecamere e le testimonianze la collocano mentre esce dal suo ufficio nel centro di Cardiff, apparentemente senza nulla di insolito. Indossa abiti da lavoro, ha con sé i suoi effetti personali. Nulla lascia presagire ciò che sta per accadere.
Poche ore dopo, la sua auto, una Mercedes GLC 220, viene ritrovata parcheggiata in una strada residenziale. All’interno, nessuna traccia di Paria. Il cellulare risulta spento. Nessun contatto con amici o familiari.
Per chi la conosceva, l’assenza è subito allarmante. La sua scomparsa viene descritta come “totalmente fuori dal suo carattere”. Il giorno successivo, il 13 aprile, la donna viene ufficialmente denunciata come scomparsa alla South Wales Police.
Le ricerche e i primi sospetti
Scatta una caccia disperata. La polizia setaccia la città, analizza movimenti bancari, celle telefoniche, immagini di videosorveglianza. Amici e familiari diffondono appelli, sperando in un ritrovamento in vita.
Durante un’udienza preliminare, la coroner Patricia Morgan dichiara: “Ho motivo di sospettare che la sua morte possa essere di natura violenta”.
Parole che anticipano una svolta drammatica nelle indagini.
Gli investigatori concentrano l’attenzione sull’ex marito, Alireza Askari, 42 anni, dal quale Paria si stava separando. Una relazione finita, ma non senza tensioni. Un elemento che, purtroppo, ritorna spesso nei casi di femminicidio.

Paria Veisi
Il ritrovamento del corpo nel giardino
La conferma peggiore arriva poco dopo. Il corpo di Paria Veisi viene ritrovato sepolto in un giardino suburbano. Un giardino che appartiene proprio ad Alireza Askari.
L’autopsia parla chiaro. Paria, originaria dell’Iran, è morta a causa di numerose coltellate al torace superiore e al collo. Ferite incompatibili con qualsiasi ipotesi accidentale.
La scena è di una brutalità estrema. Non solo l’omicidio, ma anche il tentativo di occultare il cadavere, seppellendolo per cancellarne l’esistenza.
Askari viene arrestato e incriminato per omicidio, per aver impedito una sepoltura lecita e dignitosa del corpo e per aggressione con lesioni personali.
Il processo e la confessione tardiva
In un primo momento, Alireza Askari nega ogni responsabilità. Si dichiara non colpevole, costringendo la famiglia della vittima e gli inquirenti a un lungo percorso giudiziario.
Poi, il colpo di scena. L’uomo ammette l’omicidio della moglie separata.
Una confessione che arriva tardi, ma che cambia l’assetto del processo. Il giudice, come riportato su The Sun, si è rivolto direttamente all’imputato con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: “Bravo per esserti dichiarato colpevole, meglio tardi che mai. Questo sarà in parte considerato nella determinazione della pena”.
Askari sarà condannato il 13 febbraio presso la Swansea Crown Court. Una delle accuse aggiuntive per aggressione con lesioni personali è stata lasciata agli atti.
La complice e il tentativo di depistaggio
Nel procedimento è emerso anche un secondo nome. Maryam Delavary, 48 anni, residente a White City Estate, a ovest di Londra.
La donna si è dichiarata colpevole di aver tentato di depistare le indagini. Ha ammesso “di aver compiuto una serie di atti idonei a pervertire il corso della giustizia, in quanto ha nascosto o distrutto prove e fornito informazioni false durante un’indagine di polizia”.

Il luogo del ritrovamento del corpo della donna.
Il dolore della comunità e l’addio a Paria
Dopo la morte di Paria, circa 100 persone si sono riunite in una chiesa norvegese a Cardiff Bay per renderle omaggio. Un momento di raccoglimento, silenzio e lacrime.
Sara Rezaei, una delle sue amiche più strette, l’ha ricordata così: “Paria non era solo un nome nei titoli dei giornali: era un’anima gentile, premurosa e piena di vita, che portava gioia a chiunque la circondasse. Era altruista, sempre pronta ad aiutare. Siamo devastati, con il cuore spezzato e ancora sotto shock”.
Nel messaggio che invitava alla cerimonia commemorativa si legge: “Con profondo dolore e il cuore colmo di tristezza, vi invitiamo a un incontro commemorativo in onore della gentilezza, dell’altruismo e dei tanti sorrisi che Paria Veisi ha condiviso durante la sua vita. La sua memoria vive nei cuori di tutti coloro che l’hanno conosciuta e amata. Vi accogliamo calorosamente per ricordare e celebrare la vita di Paria. La vostra presenza sarà di grande conforto per chi piange la sua perdita e un tributo alla bellissima vita che ha vissuto”.






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