Il fisco italiano accelera i controlli contro le partite IVA “apri e chiudi”, una pratica da anni nel mirino dell’Agenzia delle Entrate perché spesso utilizzata per eludere il pagamento di imposte e contributi. Il nuovo piano di verifiche, operativo dal 2023 e rafforzato nel biennio 2025-2026, punta a intercettare le posizioni considerate anomale attraverso strumenti digitali avanzati e analisi di rischio sempre più sofisticate.
Secondo le stime ufficiali, dopo le 2.300 chiusure d’ufficio già effettuate, il numero è destinato a crescere in modo significativo: l’obiettivo è arrivare a 9.500 partite IVA chiuse nel 2027 e superare quota 10.000 nel 2028, come indicato nel documento di programmazione dell’Agenzia delle Entrate allegato al Budget economico 2026.
Cosa sono le partite IVA “apri e chiudi”
Il fenomeno riguarda posizioni fiscali aperte per periodi molto brevi, spesso intestate a soggetti nullatenenti o difficilmente rintracciabili, che emettono fatture senza poi presentare dichiarazioni o versare le imposte dovute. In altri casi, l’anomalia emerge quando una partita IVA, dopo un lungo periodo di inattività, torna improvvisamente operativa cambiando oggetto sociale o modalità di fatturazione.
È proprio su queste discontinuità che si concentra la nuova strategia di controllo, che non si limita alle aperture recenti ma coinvolge anche partite IVA apparentemente dormienti.
Quando scatta la chiusura d’ufficio
Il meccanismo prevede una prima segnalazione, spesso avviata anche grazie al supporto della Guardia di Finanza. Il contribuente viene invitato a fornire documentazione che dimostri la reale operatività dell’attività. In assenza di risposta o in caso di giustificazioni insufficienti, la partita IVA può essere chiusa d’ufficio.
Riaprire non è automatico: la normativa prevede l’obbligo di presentare una polizza fideiussoria o una fideiussione bancaria da almeno 50.000 euro, valida per tre anni. Se dalle verifiche emergono violazioni fiscali superiori a tale soglia, la garanzia deve coprire l’intero importo accertato, salvo pagamento già effettuato.
Controlli sempre più mirati e algoritmici
La vera novità rispetto al passato è il cambio di paradigma nei controlli. Non più verifiche casuali, ma analisi algoritmiche continue, basate sull’incrocio di fatture elettroniche, movimenti bancari, dichiarazioni fiscali e comportamenti anomali nel tempo. In questo sistema giocano un ruolo centrale gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale): punteggi da 1 a 10 che misurano la coerenza tra redditi, fatturato e adempimenti.
Uno score basso non comporta automaticamente una sanzione, ma aumenta sensibilmente la probabilità di finire sotto osservazione. A ciò si aggiungono le lettere di compliance, veri e propri preavvisi con cui il fisco segnala incongruenze e invita alla regolarizzazione prima di avviare controlli più invasivi.
Le implicazioni per professionisti e imprese
Il messaggio per liberi professionisti, artigiani e piccole imprese è chiaro: aprire una partita IVA non basta, occorre dimostrare nel tempo la coerenza dell’attività svolta, mantenere una contabilità ordinata e rispondere tempestivamente alle richieste dell’amministrazione finanziaria. Le verifiche possono infatti estendersi anche a più anni d’imposta se emergono profili di rischio persistenti.
Il confine tra evasione ed elusione resta sottile ma nella pratica delle partite IVA “apri e chiudi” i due fenomeni spesso si sovrappongono, rendendo inevitabile l’intervento repressivo del fisco.
Cosa fare se ricevi una richiesta o una lettera
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Non ignorare la comunicazione: rispondere è già metà del problema risolto.
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Raccogli subito la documentazione che prova l’operatività (contratti, fatture, pagamenti, contabilità).
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Verifica coerenza tra fatturazione, dichiarazioni e adempimenti IVA.
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Contatta un commercialista prima di inviare risposte “di pancia”.
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Se la posizione è stata chiusa, informati subito su tempi e costi di eventuale fideiussione per riaprire.
FAQ
1) Cosa significa Partita IVA “apri e chiudi”?
È una Partita IVA aperta, usata per un breve periodo e chiusa rapidamente, spesso per rendere più difficile verificare tasse e imposte dovute.
2) Quando può scattare la chiusura d’ufficio?
Quando emergono anomalie e il contribuente, invitato a fornire documentazione, non risponde o non si presenta: in quel caso la Partita IVA può essere chiusa d’ufficio.
3) Posso riaprire la Partita IVA dopo lo stop?
Sì, ma solo presentando garanzie specifiche: una fideiussione bancaria o polizza fideiussoria da almeno 50.000 euro per tre anni, o di importo pari alle violazioni accertate se superiori.
4) Cosa c’entrano gli ISA nei controlli 2026?
Gli ISA sono indici di affidabilità fiscale (da 1 a 10) che aiutano il fisco a individuare profili incoerenti o a rischio e a selezionare chi può finire sotto controllo.
5) Le lettere di compliance sono già un accertamento?
No. Sono un preavviso: segnalano incongruenze e invitano a chiarire o regolarizzare. Ignorarle può aumentare la probabilità di controlli più approfonditi.






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