Paghe da 2,5 euro a consegna, turni fino a 12 ore al giorno, monitoraggio costante via app, penalizzazioni e compensi giudicati “sotto la soglia di povertà” e in violazione non solo dei contratti collettivi ma anche della Costituzione. Con queste motivazioni, la Procura di Milano ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario di Foodinho, la società milanese del gruppo spagnolo Glovo, ipotizzando il reato di caporalato ai danni di circa 40mila rider in tutta Italia.

Il provvedimento è firmato dal pm Paolo Storari e dovrà ora essere convalidato da un gip.

Il decreto: “Sfruttamento che va avanti da anni”

Nel decreto, la Procura parla senza mezzi termini di “sfruttamento”, di “illegalità che è indispensabile far cessare al più presto”. A guidare l’ufficio inquirente è il procuratore Marcello Viola.

Secondo l’accusa, Foodinho avrebbe fatto ricorso a manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, molti dei quali stranieri, con famiglie da mantenere nei Paesi d’origine.

I numeri dell’inchiesta: compensi fino al 76% sotto la soglia di povertà

Dalle carte emerge un dato centrale: le retribuzioni. Secondo il decreto, la società:

  • avrebbe corrisposto ai rider compensi;
  • inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà;
  • inferiori fino all’81,62% rispetto alla contrattazione collettiva.

A Milano sarebbero coinvolti circa 2mila rider, ma l’indagine riguarda 40mila lavoratori su scala nazionale.

Molti ciclofattorini hanno raccontato di guadagni mensili non superiori a 800–900 euro, nonostante percorressero 50–60 chilometri al giorno e svolgessero una ventina di consegne quotidiane.

Le testimonianze: “Sono sempre geolocalizzato”

Agli atti dell’inchiesta ci sono decine di verbali. Le parole dei rider non sono state rielaborate: “Sono sempre geolocalizzato tramite l’app e, se sono in ritardo con una consegna, Glovo mi chiama per sapere cosa succede (…) Il compenso varia tra 2,50 e 3,70 euro a consegna”.

E ancora: “Mi sento un numero per la piattaforma. E se mi rubano la bici tutte le spese sono a carico mio”. Oppure: “Glovo mi chiama e mi dice di velocizzare”. E: “Sono controllato tramite Gps e Glovo può vedere se mi fermo”.

In molti verbali si legge una frase che sintetizza il quadro: “Sono costretto a fare il rider pur di sopravvivere”.

L’algoritmo sotto accusa: compensi decisi dalla piattaforma

L’indagine, condotta dai Carabinieri Nucleo Ispettorato del Lavoro, non si basa solo sulle testimonianze, ma anche sull’analisi tecnica dei database estratti dall’app.

Secondo la Procura, emerge una correlazione diretta tra:

  • dati della prestazione lavorativa;
  • profilo economico del rider.

Il compenso viene determinato sulla base di “parametri registrati digitalmente e non negoziati dal rider”, come:

  • accettazione degli ordini;
  • puntualità;
  • disponibilità.

Resta però un punto centrale, definito dagli inquirenti “oscuro”: senza un’analisi dei sistemi backend, non è chiaro come venga calcolato il compenso finale.

La Procura parla esplicitamente di “opacità dei criteri di calcolo del compenso”, con la percezione che tutto sia rimesso all’algoritmo.

Eterodirezione digitale e lavoro “autonomo” solo sulla carta

Formalmente i rider risultano lavoratori autonomi, ma per la Procura il sistema configura una vera e propria “etero-organizzazione digitale”:

  • la piattaforma governa l’allocazione del lavoro;
  • controlla tempi e spostamenti;
  • incide direttamente sulle paghe.

Un controllo definito di “intensa significatività”, incompatibile con l’autonomia dichiarata.

L’analisi sulla soglia di povertà

Una consulenza tecnica agli atti ha analizzato 24 posizioni:

  • 18 rider risultavano sotto la soglia di povertà;
  • soglia stimata: poco più di 16mila euro annui;
  • scostamento medio: circa 5mila euro in meno;
  • in alcuni casi: quasi 12mila euro annui in meno.

Un rider ha dichiarato: “Non mi piace come mi pagano, non mi piace come veniamo trattati. Non siamo pagati se siamo malati e il nostro lavoro non viene in alcun modo valutato. Per loro siamo numeri senza considerarci delle persone. Abbiamo fatto anche sciopero, ma nulla è cambiato”.

Gli indagati e il precedente Uber

Nell’inchiesta è indagato Oscar Pierre Miquel, responsabile di Foodinho. È iscritta anche la società.

La Procura segnala che potrebbero aprirsi accertamenti su altre piattaforme, come già avvenuto in passato. Nel maggio 2020, un’indagine dello stesso pm Storari portò al commissariamento della filiale italiana di Uber per caporalato. Un’ex manager ha patteggiato nel febbraio 2025.

Cosa succede ora: il ruolo dell’amministratore giudiziario

L’amministratore giudiziario nominato, Adriano Romanò, dovrà:

  • procedere alla regolarizzazione dei 40mila rider;
  • adottare misure adeguate per evitare il ripetersi dello sfruttamento.

Il provvedimento è ora al vaglio di un giudice per le indagini preliminari.

FAQ

1️⃣ Perché la Procura di Milano ha messo Glovo sotto controllo giudiziario?

Perché, secondo l’accusa, Foodinho (società del gruppo Glovo) avrebbe impiegato circa 40mila rider in condizioni di sfruttamento, con paghe sotto la soglia di povertà, controllo costante tramite app e meccanismi ritenuti incompatibili con il lavoro autonomo.

2️⃣ Quanto venivano pagati i rider secondo l’inchiesta?

Dalle indagini emerge che la paga media era di circa 2,5 euro a consegna, con compensi che in alcuni casi risultavano inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e fino all’81,62% rispetto ai contratti collettivi.

3️⃣ Che ruolo ha l’algoritmo nel sistema Glovo?

Secondo la Procura, l’algoritmo governa l’allocazione del lavoro e incide direttamente sui compensi, basandosi su parametri come puntualità, accettazione degli ordini e disponibilità. I rider non possono negoziare il compenso e i criteri di calcolo risultano opachi, soprattutto senza accesso ai sistemi backend.

4️⃣ I rider erano davvero lavoratori autonomi?

Formalmente sì, ma per gli inquirenti si tratta di una “eterodirezione digitale”: i rider sono controllati, geolocalizzati, penalizzati in caso di ritardi e sottoposti a un sistema che, nei fatti, li priva dell’autonomia tipica del lavoro autonomo.

5️⃣ Quanti rider risultano sotto la soglia di povertà?

Da una consulenza tecnica su 24 rider, 18 risultavano sotto la soglia di povertà, fissata poco sopra i 16mila euro annui. Lo scostamento medio era di circa 5mila euro l’anno, con punte fino a 12mila euro in meno.

6️⃣ Chi sono gli indagati nell’inchiesta?

È indagato Oscar Pierre Miquel, responsabile di Foodinho, insieme alla società stessa. L’ipotesi di reato è caporalato, con utilizzo di manodopera in condizioni di sfruttamento e approfittamento dello stato di bisogno.

7️⃣ Cosa succede ora a Glovo e ai rider?

Un amministratore giudiziario, Adriano Romanò, dovrà:

  • procedere alla regolarizzazione dei rider

  • adottare misure per evitare il ripetersi dello sfruttamento

Il decreto della Procura è ora al vaglio di un giudice per le indagini preliminari (gip).

8️⃣ È un caso isolato o può coinvolgere altre piattaforme?

Secondo la Procura, non è escluso che le indagini si estendano ad altre società del delivery, come già avvenuto in passato. Nel 2020, un’indagine simile portò al commissariamento di Uber Eats Italia per caporalato.