«La questione è grave ma non è seria», diceva Ennio Flaiano. A Lentini la citazione sembra scritta per fotografare l’epilogo della mozione di sfiducia contro il sindaco : presentata, annunciata, caricata di significati politici e poi evaporata sul più bello, tra assenze strategiche e marce indietro.
Il caso del Mpa
Il Consiglio comunale di Lentini ha respinto la sfiducia, ma il dato politico va oltre l’esito numerico. A finire sotto accusa è soprattutto il fronte che quella mozione l’aveva firmata: i quattro consiglieri provenienti dal gruppo “Grande Sicilia” — Vinci, Reale, Vasile e Di Grande — che al momento decisivo si sono sfilati o non hanno partecipato al voto. Un passo indietro che ha cambiato il finale della seduta e acceso uno scontro durissimo.
Il cortocircuito nel Mpa-Grande Sicilia
Il caso è esploso dentro il partito di riferimento, il Mpa che non ha fatto sconti: espulsione per i quattro consiglieri, compreso il presidente del Consiglio comunale Vinci, accusati di un clamoroso voltafaccia politico. Una rottura che certifica il cortocircuito nel campo che avrebbe dovuto guidare l’offensiva contro il sindaco. La mozione, atto politico per eccellenza, si è trasformata così in un boomerang. Firmarla e poi sottrarsi al voto — è la lettura che circola negli ambienti politici cittadini — ha prodotto un effetto devastante sulla credibilità dell’opposizione e ha lasciato sul terreno più interrogativi che risposte.
Le stoccate del Pd: “Uno spettacolo imbarazzante”
È su questo terreno che interviene il di Lentini. La segretaria cittadina, Claudia Saccà, insieme alla segreteria, affida a una nota toni durissimi. Nel ragionamento dei democratici, quanto accaduto in Aula rappresenta uno “spettacolo indecoroso e imbarazzante” che mortifica il Consiglio comunale e, con esso, l’intera città. Sottoscrivere una mozione di sfiducia — sostengono — significa assumersi una responsabilità politica chiara; ritirarsi all’ultimo momento equivale a smentire se stessi e a sottrarsi al confronto pubblico. Per il Pd non si tratta solo di tattica consiliare, ma di un problema più profondo di coerenza e senso delle istituzioni. Comportamenti che, si legge tra le righe, non possono essere archiviati come semplice dialettica politica, perché rischiano di incrinare la fiducia dei cittadini.
Nel mirino anche Lo Faro
Ma le critiche non si fermano al fronte Mpa-Grande Sicilia. Nel mirino finisce anche il sindaco Lo Faro, accusato di aver trasformato la bocciatura della sfiducia in una sorta di vittoria da derby, mentre — secondo il Pd — la città vive una fase amministrativa drammatica. Per i democratici, il punto non è aver evitato la caduta, ma governare senza una maggioranza solida in Consiglio comunale. Una condizione che rischia di tradursi in stallo amministrativo e di alimentare una questione morale che, nella lettura del partito, non può essere sottovalutata.
Il Pd annuncia quindi vigilanza e opposizione serrata, con l’obiettivo dichiarato di riportare “serietà” nel dibattito pubblico e nella gestione della cosa pubblica. Una parola — serietà — che torna come filo rosso in una vicenda che, parafrasando Flaiano, appare grave. E fin troppo poco seria.






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