Siracusa è tra i pochissimi capoluoghi italiani a non avere un Dea di secondo livello. Un’anomalia che pesa come un macigno su un territorio industriale, turistico, strategico. Eppure, mentre sulla carta si parla di 420 milioni di euro già “prenotati”, il nuovo ospedale resta impigliato in un nodo burocratico che ha il sapore della politica sanitaria: la classificazione come Dea di II livello e il decreto ministeriale che deve sbloccare definitivamente i fondi statali.
Il progetto è pronto. L’area individuata — in contrada Tremilia, snodo nevralgico vicino all’autostrada Siracusa-Catania — è strategica. I numeri sono imponenti: 425-430 posti letto, 16 sale operatorie, 34 ambulatori, due Tac, quattro sale radiografiche, quattro ecografi, mammografia, risonanza magnetica. Cento per cento di camere singole. Un ospedale pensato per sostituire l’attuale Umberto I, simbolo di una sanità che arranca.
E allora perché il cantiere non parte?
Il cuore del problema: il Dea di secondo livello
La risposta è tutta in una sigla: Dea II livello, Dipartimento di Emergenza e Accettazione di alta complessità. Senza quella classificazione, niente via libera definitivo da Roma. Senza il decreto del Ministero della Salute che recepisce la revisione della rete ospedaliera siciliana, i 172 milioni statali — la fetta decisiva dell’investimento — restano formalmente bloccati.
La Regione assicura che la copertura è “integrale”: 420 milioni complessivi, tra fondi ex art. 20 della legge 67/88 e integrazioni regionali deliberate tra fine 2025 e inizio 2026 per compensare l’aumento dei costi dei materiali (120-140 milioni in più rispetto al piano originario). Ma il percorso amministrativo non è una formalità. È una strettoia.
La documentazione per la revisione della rete è stata inviata a Roma e la Regione giura che il nuovo ospedale di Siracusa sarà un Dea di secondo livello
La comunità attende come il commissario straordinario Guido Monteforte, che senza decreto non può pubblicare l’appalto integrato per progettazione esecutiva e lavori.
La pietra nello stagno di Pippo Gianni
A squarciare il velo è stato il sindaco di Priolo Gargallo, Pippo Gianni. Medico, ex deputato, voce che pesa nel territorio industriale siracusano. Con una lettera indirizzata al presidente della Regione, Renato Schifani, ha posto la domanda che circola sottovoce da mesi: se restano circa 188 milioni disponibili nel piano di investimenti per l’edilizia sanitaria, perché non impegnarne 172 per chiudere definitivamente la partita del nuovo ospedale?
Gianni ha ricordato che la Giunta ha destinato 12,6 milioni a quattro interventi: un ospedale di comunità a Santa Caterina Villarmosa, la ristrutturazione del padiglione 27 del Complesso Pisani a Palermo, una risonanza magnetica a Milazzo, una piattaforma robotica tipo Da Vinci XI ad Agrigento. Tutti cofinanziati al 95% dallo Stato e al 5% dalla Regione.
“Quali sono i motivi ostativi?”, chiede il sindaco. Tradotto: perché per Siracusa no?
La replica della Regione: “Copertura totale, Dea garantito”
La risposta è arrivata dall’assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni: toni rassicuranti, parole nette. Il nuovo ospedale sarà un Dea di II livello. La copertura finanziaria è completa. Le risorse mancanti sono state integrate con fondi regionali. La rete ospedaliera è stata revisionata e inviata a Roma.
La linea della Regione è chiara: i soldi ci sono, la governance ha fatto il suo, adesso la palla è al Ministero.
Ma è proprio qui che si gioca la partita. Perché finché il decreto non arriva, l’intero impianto resta sospeso. E la sospensione, in politica sanitaria, è già un ritardo.
L’affondo del Senato: le interrogazioni di Antonio Nicita
A complicare il quadro sono le notizie secondo cui la Regione avrebbe rinunciato a coprire con risorse proprie i 47,8 milioni inizialmente previsti a carico dell’Asp, trasferendo l’onere allo Stato. Un’operazione contabile o un segnale di difficoltà?
Il senatore del Pd Antonio Nicita ha depositato due atti di sindacato ispettivo: uno al Ministro della Salute, per fare chiarezza sull’istruttoria per il Dea II livello e sulle coperture effettive; l’altro in Commissione speciale per l’insularità, rivolto all’assessore Faraoni, per chiedere conferma della rinuncia al cofinanziamento e conoscere il nuovo cronoprogramma.
“Siracusa merita risposte chiare”, dice Nicita. Il sottotesto è politico: senza trasparenza sui passaggi finanziari e amministrativi, il rischio è che il progetto si trasformi nell’ennesima incompiuta siciliana.
La difesa della maggioranza con Gennuso
A difendere l’operato della Regione è sceso il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gennuso. La linea è quella della responsabilità istituzionale: la copertura è garantita, il Dea di II livello è un impegno assunto, l’iter segue tempi tecnici non comprimibili. Nessuna marcia indietro, nessun definanziamento. Ma nella battaglia delle dichiarazioni, il tempo continua a scorrere.
Il commissario che aspetta
Intanto il commissario straordinario — incarico prorogato fino al 31 dicembre 2026 — attende il decreto ministeriale per bandire l’appalto integrato entro giugno 2026. Se tutto filerà liscio, il cantiere potrebbe aprire tra fine 2026 e inizio 2027. Durata prevista: quattro anni. Orizzonte di apertura: 2030-2031. Se tutto filerà liscio.
Il M5S: “Tavolo istituzionale”
“Nonostante svariate rassicurazioni, la costruzione del nuovo ospedale di Siracusa è ancora un rebus. Non è più il tempo dei personalismi, la situazione richiede una reazione forte del territorio. Per questo proponiamo la convocazione di un tavolo composto dalla deputazione regionale e nazionale siracusana, dai sindaci della provincia, dal commissario straordinario Ing. Monteforte, affinché parta un dialogo chiaro, leale e costante tra Regione e Governo, in una corsa contro il tempo per portare i lavori di costruzione in gara”. Così il parlamentare e Questore della Camera Filippo Scerra e il deputato regionale Carlo Gilistro, entrambi del Movimento 5 Stelle.
Una questione di rango, non solo di mura
La verità è che non si discute solo di mattoni e cemento. Si discute del rango sanitario di un territorio. Un Dea di II livello significa rianimazione avanzata, alte specialità, trauma center, gestione delle emergenze complesse. Significa evitare viaggi della speranza verso Catania, Palermo o come spesso capita nel Nord Italia.






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