La colluttazione avvenuta negli uffici del Comune di Avola tra il capogruppo di “Avola La Nostra Terra” Tullio Urso e un dipendente comunale scuote la politica cittadina e compatta, seppur con accenti diversi, forze di maggioranza e opposizione. A prendere posizione per primi sono stati Noi Moderati e il Partito Democratico di Avola, che hanno diffuso due note dai toni netti, accomunate dalla condanna dell’episodio ma divergenti nell’analisi politica.
Noi Moderati: “Violenza inaccettabile, ferita per la città”
Noi Moderati scelgono una linea istituzionale, evitando di entrare nel dettaglio delle responsabilità personali ma stigmatizzando con forza l’accaduto. Nel comunicato si legge che il partito «esprime forte dissenso e condanna la violenza in tutte le sue forme ed espressioni sia fisiche che verbali», sottolineando come «fatti simili deturpano e sfregiano l’immagine della nostra città».
Il passaggio politicamente più significativo è quello in cui il movimento rivendica la propria identità: «Noi Moderati (…) è il partito del centrodestra che del dialogo democratico ne ha fatto un manifesto contro ogni forma di arroganza e uso illegale della violenza». Una presa di distanza chiara, che mette al centro il tema del confronto leale e della dignità delle istituzioni.
Pd: “Gravità inaudita, Urso si dimetta”
Molto più diretto l’affondo del Partito Democratico. Per i dem, «quanto avvenuto negli uffici del Comune di Avola è un fatto di gravità inaudita», parlando apertamente di «aggressione fisica del malcapitato dipendente».
Nel documento il Pd respinge qualsiasi tentativo di ridimensionamento: «Il ricorso alle mani non può essere classificato come un semplice episodio di tensione». E individua precise responsabilità politiche, chiamando in causa il consigliere: «Autore dell’incresciosa vicenda Tullio Urso», definito «già noto alla cronaca cittadina per il coinvolgimento in passato in episodi di violenza e atteggiamenti aggressivi».
La questione, secondo l’opposizione, travalica il piano personale e investe quello istituzionale: «se sia lecito che un politico possa ricorrere a metodi da angiporto per risolvere i problemi» e se il Consiglio comunale debba «assumere adeguati provvedimenti nei confronti di un proprio rappresentante». Da qui l’auspicio finale: «non ci si può che augurare che il consigliere Tullio Urso rassegni le proprie dimissioni».
Al centro la colluttazione e le versioni opposte
Al centro della vicenda resta lo scontro fisico tra Urso, capogruppo di “Avola La Nostra Terra” e considerato politicamente vicino al sindaco, e un impiegato comunale.
Le versioni, al momento, risultano contrastanti. Da un lato, il consigliere avrebbe sostenuto di essere stato aggredito per primo, parlando di una reazione a un attacco subito. Dall’altro, circolano ricostruzioni che attribuirebbero a Urso la responsabilità dell’escalation culminata nella colluttazione.
Un elemento che rende il caso ancora più delicato, perché coinvolge non solo due soggetti ma l’equilibrio istituzionale tra rappresentanti eletti e dipendenti dell’ente.
La posizione del sindaco Rossana Cannata
Sulla vicenda è intervenuta anche il sindaco di Avola, Rossana Cannata, che in una nota diffusa ieri ha condannato l’episodio violento, definendolo incompatibile con il corretto svolgimento del confronto politico e amministrativo.
La prima cittadina avrebbe inoltre ventilato la possibilità di dimissioni del consigliere, segnale di una situazione in evoluzione all’interno della maggioranza.
Una frattura politica aperta
L’episodio apre ora una fase delicata per la vita amministrativa avolese. Se Noi Moderati richiamano il valore del dialogo e della moderazione come cifra identitaria del centrodestra, il Pd trasforma l’accaduto in un caso politico chiedendo responsabilità e un passo indietro.
In attesa di eventuali accertamenti ufficiali, la colluttazione negli uffici comunali diventa così terreno di scontro politico e banco di prova per la tenuta della maggioranza e per l’immagine stessa delle istituzioni cittadine.






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