Le risorse dell’Europa per aiutare il Petrolchimico di Priolo a traghettare verso la sponda della Transizione energetica. E’ la richiesta del deputato nazionale del Movimento 5 Stelle, Filippo Scerra, che intende portare la questione del futuro della zona industriale del Siracusano sui tavoli della Commissione Europea.
La fragilità del Petrolchimico
Mentre il continente ridisegna la propria mappa energetica, il Petrolchimico si trova in una posizione paradossale: strategicamente indispensabile, ma strutturalmente fragile di fronte alla transizione ecologica. Al centro della contesa c’è la velocità di riconversione. Se da un lato il colosso Eni ha già tracciato la rotta, avviando investimenti per un impianto di biocarburanti e una struttura per il riciclo della plastica, il resto del polo appare fermo ai box. Raffinerie come Isab e Sonatrach restano asset fondamentali, ma oggi prive di quei massicci piani di investimento necessari per una reale metamorfosi green. Senza un intervento coordinato, il rischio è di rimanere schiacciati tra l’incudine delle scadenze ambientali e il martello della concorrenza globale.
La Transizione giusta
La proposta inviata al Vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto è chiara: utilizzare i pilastri della finanza comunitaria per blindare il futuro di Priolo. Lo strumento principe è il Quadro Finanziario Pluriennale (MFF), il piano di spesa settennale dell’UE che, per il ciclo 2021-2027, prevede già che almeno il 30% delle risorse sia destinato al clima [2, 3]. Scerra punta specificamente sul Fondo per una transizione giusta (JTF), nato proprio per supportare le regioni che, come quella siracusana, dipendono storicamente dai combustibili fossili.
Next Generation EU: aiutare le imprese in difficoltà
Ma il deputato va oltre la semplice programmazione ordinaria. La richiesta è quella di valutare “appositi meccanismi di supporto, come l’emissione di debito comune sul modello del Next Generation EU”, per iniettare capitali freschi in settori che soffrono le trasformazioni tecnologiche. L’obiettivo è duplice: proteggere la competitività industriale e aumentare la sicurezza strategica europea.
Tuttavia, il tempo stringe. “L’Europa non può restare indifferente, nella crescente necessità di dotarsi di nuove ed efficienti politiche energetiche comuni”, avverte Scerra, esprimendo il timore che l’attenzione di Bruxelles possa raffreddarsi. Con l’interesse crescente di fondi esteri verso l’area, la partita si fa politica: trasformare una zona industriale in sofferenza in un modello di transizione ecologica “giusta”, evitando che migliaia di lavoratori restino ostaggio di nodi irrisolti. Se il MFF è il motore, la volontà politica di considerarlo un dossier prioritario è il carburante che serve per non restare a secco.






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