Matilde Di Giovanni è la nuova segretaria del Pd di Siracusa. Ma il modo in cui è arrivata a guidare il partito cittadino racconta una storia che vale la pena approfondire. Perché dietro gli applausi e le strette di mano di venerdì sera si nasconde una procedura che fonti interne al Pd siracusano definiscono apertamente “anomala”.
L’avviso
Tutto comincia con un avviso. Nei giorni precedenti all’assemblea cittadina — quella che dispone di 80 delegati — sul sito del Pd sarebbe comparso un bando per ricoprire la carica di segretario. Un invito aperto, formalmente corretto. La curiosità è che all’appello ha risposto una sola persona: Matilde Di Giovanni, avvocato, nome di peso nella storia della sinistra siracusana. Candidatura unica, dunque. E assemblea con esito già scritto.
“Non è stata votata”
“Non è stata votata, è stata solo applaudita ed eletta per acclamazione”, riferisce la fonte a BlogSicilia. Una formula che ha il sapore dell’unanimità ma che, sul piano procedurale, solleva più di qualche interrogativo.
A rendere il quadro ancora più singolare è la partecipazione. Dei 80 delegati aventi diritto, all’assemblea di venerdì ne sarebbero arrivati meno di 30. Una platea dimezzata, e non per caso. Mancavano proprio i protagonisti dello scontro intestina che un anno fa aveva paralizzato il partito: da una parte i sostenitori di Alessandro Dierna, espressione dell’area Bonomo; dall’altra quelli di Maria Grazia Ficara, vicina all’area Marziano. Un braccio di ferro che aveva portato il congresso cittadino nel congelatore dopo l’annullamento del voto online.
Il passo indietro per trovare la pace
Per uscire dall’impasse, e soprattutto per evitare un lacerante ballottaggio, i due candidati avevano compiuto un passo inatteso: firmare una lettera di rinuncia congiunta, sacrificando le proprie ambizioni sull’altare della pace interna alla componente schleiniana. Un gesto che ha sbloccato la situazione ma che ha lasciato in sospeso i equilibri interni.
Le porte aperte a Spada
Quegli equilibri li ha ridisegnati, nei mesi successivi, un’intesa maturata lontano da Siracusa. Da un lato il senatore Antonio Nicita esponente principe della segretaria nazionale, dall’altro Tiziano Spada, deputato all’Ars e voce della minoranza bonacciniana, che aspettava solo che qualcuno gli riaprisse una porta. Quella porta Nicita gliel’ha aperta, e i due hanno trovato una convergenza che guarda già alle prossime scadenze: elezioni nazionali, regionali e amministrative alle porte.
In questo schema Di Giovanni e Gionfriddo, rispettivamente segretaria e presidente del circolo, occupano il posto che è stato loro assegnato. Non perché dividessero meno degli altri, ma perché convenivano a tutti, o quasi.






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