L’aeroporto di Catania si prepara a cambiare padrone. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha dato il via libera allo schema per la procedura di selezione per la cessione del pacchetto azionario di maggioranza della SAC,  la società che gestisce gli scali di Catania e Comiso aprendo ufficialmente la strada alla privatizzazione. Tra i pretendenti, secondo quanto riferito dal commissario straordinario della Camera di Commercio del Sud-Est Antonino Belcuore, ci sarebbe anche ADQ, il fondo sovrano dell’Emirato di Dubai.

Una partita da centinaia di milioni di euro, giocata su tavoli nazionali e internazionali. Una partita a cui Siracusa, pur azionista con il 12,13% del capitale attraverso il Libero Consorzio Comunale, rischia di assistere da spettatrice.

Novembre 2025: il CdA che esclude Siracusa

Tutto comincia nell’assemblea dei soci del 21 novembre 2025, quando viene nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione della SAC. Alla presidenza va Anna Quattrone, commercialista indicata dal sindaco di Catania Enrico Trantino, esponente di primo piano di Fratelli d’Italia. Confermato amministratore delegato Nico Torrisi, figura gradita a Forza Italia e strenuo sostenitore della privatizzazione. Tra i consiglieri figurano Giuseppe Alfano, ex sindaco di Comiso nell’orbita del capogruppo FdI all’Ars Giorgio Assenza; Salvo Panebianco, imprenditore ed ex vicesindaco di Paternò — comune del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno — e Francesca Garigliano, penalista vicina al MPA-Grande Sicilia.

Il Libero Consorzio di Siracusa, nonostante la quota azionaria, non ottiene alcun seggio. Zero rappresentanza in un cda che avrà voce in capitolo sulle decisioni strategiche della società nei mesi cruciali della privatizzazione.

La lettera di Gianni a Schifani

A rompere il silenzio istituzionale è il sindaco di Priolo Gargallo, Giuseppe Gianni, con una lettera aperta indirizzata al presidente del Libero Consorzio Michelangelo Giansiracusa, ai sindaci della provincia, ai parlamentari nazionali e regionali e, per conoscenza, al presidente della Regione Renato Schifani.

“Nessun atto concreto per tutelare la provincia di Siracusa”, attacca Gianni. Il tono è duro, quasi di sfida. “Sta per compiersi un furto con destrezza”, scrive, riferendosi all’approvazione dello schema ministeriale per la cessione della maggioranza della SAC. E aggiunge: “Non è una questione tecnica, ma una questione di sovranità”.

Il sindaco di Priolo mette sul tavolo tre questioni precise. La prima riguarda ADQ: “L’ingresso del fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti non è un normale investimento privato. È l’acquisizione di un’infrastruttura strategica nazionale da parte di un governo estero. Chiedo pubblicamente se sia stata attivata la normativa sul Golden Power”. La seconda tocca lo Statuto SAC: gli articoli 8 e 11, ricorda Gianni, fissano una soglia minima del 20% di capitale pubblico, e il Libero Consorzio siracusano, con la sua quota, ne è “il garante strutturale”. La terza è economica e politica insieme: “Siracusa è la provincia con la maggiore crescita del PIL in Italia, +44,7%. Cedere lo scalo di Catania senza pretendere un seggio in CdA, impegni infrastrutturali vincolanti e una perizia della Corte dei Conti significa svendere il nostro futuro fino al 2049”.

Anche il sindaco di Siracusa aveva protestato

Quella di Gianni non è la prima voce critica che si leva dal territorio. Nei mesi scorsi anche il sindaco di Siracusa aveva pubblicamente lamentato l’esclusione della provincia dalla governance della SAC, denunciando un isolamento che rischia di consolidarsi proprio nel momento in cui si decide il futuro dell’infrastruttura per i prossimi decenni.

Gli scenari della privatizzazione: cosa cambia per Siracusa

Dal punto di vista dell’analisi economica, la privatizzazione della SAC apre scenari di segno opposto. In quello ottimistico, l’ingresso di un grande fondo internazionale, come ADQ, che gestisce asset strategici in tutto il mondo, potrebbe portare capitali freschi, know-how gestionale e una spinta al potenziamento dell’aeroporto di Catania come hub del Mediterraneo, con ricadute positive sull’intera area vasta, Siracusa inclusa.

In quello pessimistico – ed è ciò che temono a Siracusa con il sindaco di Priolo in testa – un azionista privato estero risponde a logiche di rendimento finanziario: i flussi turistici vengono orientati verso le destinazioni più redditizie, le rotte vengono negoziate con i grandi vettori sulla base di bacini di utenza quantificabili, e le province prive di rappresentanza istituzionale rischiano di restare fuori dalle trattative su nuovi collegamenti, infrastrutture di accesso e piani di sviluppo territoriale.

Per Siracusa, assente dal CdA, il rischio concreto è quello dell’irrilevanza negoziale: nessun interlocutore interno alla società che possa portare le istanze del territorio quando si tratterà di decidere rotte, investimenti e priorità strategiche. In una provincia che, come ricorda Gianni, ha registrato la crescita di PIL più alta d’Italia, e che ospita un polo industriale e turistico di primaria rilevanza, questa assenza non è un dettaglio amministrativo. È una scelta politica con conseguenze che potrebbero pesare, come avverte il sindaco di Priolo, “per i prossimi venticinque anni”.